
L’avanzata cinese in Europa accelera, mentre BYD punta ai robot e al primato mondiale
I cinque maggiori gruppi cinesi toccano il 10,6% del mercato europeo dell’auto, mentre BYD annuncia robot umanoidi nelle concessionarie e punta a diventare il primo costruttore mondiale entro cinque anni.
Secondo i dati ACEA di maggio, i cinque maggiori gruppi cinesi — SAIC, BYD, Geely, Chery e Leapmotor — hanno raggiunto il 10,6% del mercato europeo allargato (UE, Regno Unito, EFTA). Le vendite sono cresciute del 65% su base annua a maggio e del 61% nei primi cinque mesi, secondo Citi. Geely, forte dei marchi Volvo e Polestar, si è piazzata all’ottavo posto, mentre molti costruttori europei, tranne BMW e Mercedes, hanno registrato cali. Bruxelles valuta nuovi dazi per frenare l’avanzata.
La spinta globale di BYD è stata ribadita dal presidente Wang Chuanfu durante l’assemblea degli azionisti a Shenzhen: l’obiettivo è diventare il primo fabbricante mondiale di automobili entro cinque anni, scalzando Toyota, che oggi vende più del doppio dei 4,6 milioni di unità consegnati da BYD nel 2025. Le esportazioni sono aumentate del 65% nei primi cinque mesi del 2026, con Brasile, Gran Bretagna e Australia in testa. Sul fronte domestico, la domanda cinese è in frenata: le consegne totali sono scese di oltre il 20% a causa di una guerra dei prezzi. Le azioni BYD hanno perso oltre il 45% a Hong Kong rispetto ai massimi dell’ultimo anno.
In parallelo, il gruppo di Shenzhen sta accelerando sulla robotica. Stella Li, vicepresidente esecutiva, ha annunciato al festival di Cannes Lions l’intenzione di inserire robot umanoidi nelle concessionarie entro uno o due anni per assistere i clienti, pur mantenendo il personale umano per la relazione emotiva. BYD sta sviluppando internamente il proprio androide, in concorrenza con Tesla, e investe in fabbriche sempre più automatizzate — Li ha parlato di stabilimenti «buio» senza operatori nell’arco di tre-cinque anni. Morgan Stanley ha alzato a 50.000 unità la stima delle spedizioni cinesi di robot umanoidi per il 2026, e a 446.000 per il 2030, spinte da Xpeng, Unitree e da un programma nazionale di addestramento. Le aziende cinesi rappresentano già oltre l’80% delle consegne globali.
Sul fronte dei robotaxi, Londra si prepara a diventare un banco di prova: la start-up britannica Wayve, in partnership con Uber, avvierà quest’estate le prime corse commerciali con un operatore di sicurezza a bordo, seguita da Waymo e da Baidu con Lyft. Le autorità britanniche puntano a creare 38.000 posti di lavoro e 42 miliardi di sterline di valore entro il 2035, ma il settore deve superare la diffidenza dell’opinione pubblica e la complessità delle strade londinesi, con cantieri venti volte più frequenti che a San Francisco. Il prossimo snodo regolatorio è atteso a Bruxelles, dove la Commissione europea dovrebbe pronunciarsi nelle prossime settimane sull’eventuale imposizione di dazi aggiuntivi alle auto elettriche cinesi, una decisione che potrebbe ridisegnare la geografia del mercato automobilistico continentale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le case automobilistiche cinesi proseguono la loro avanzata costante in Europa, con i cinque maggiori gruppi che detengono ormai una quota combinata del 10,6%. Bruxelles sta valutando nuovi dazi che potrebbero fungere da freno, ma lo slancio suggerisce che l'espansione è tutt'altro che finita.
BYD guarda oltre le automobili, con piani per inserire robot umanoidi nelle concessionarie e portare robot domestici sul mercato entro tre anni. L'espansione globale dell'azienda viene presentata come una storia di innovazione e fiducia, non di minacce tariffarie.
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