
L’inflazione nell’Eurozona resterà alta a lungo, anche con la pace in Medio Oriente
Il capo economista della BCE Philip Lane avverte che i prezzi potrebbero mantenersi sopra l’obiettivo del 2% fino al 2027, mentre all’interno del Consiglio direttivo si dividono le urgenze sui nuovi rialzi.
L’inflazione dell’Eurozona potrebbe restare al di sopra dell’obiettivo del 2% per un periodo prolungato, anche se la fragile tregua in Medio Oriente dovesse reggere. È il dato centrale emerso martedì a Bruxelles dalla testimonianza del capo economista della Banca centrale europea, Philip Lane, che ha proiettato il superamento della soglia almeno fino alla prima metà del 2027. A maggio l’indice generale ha toccato il 3,2%, spinto da un’inflazione energetica superiore al 10% e da un’inflazione di fondo in risalita al 2,6%, che già incorpora i primi effetti indiretti del caro-petrolio sui servizi e sui beni industriali.
Il meccanismo che alimenta questa persistenza è uno shock energetico di natura diversa rispetto alla crisi del 2021-2022. Non sono il gas o l’elettricità a dominare, ma i carburanti per trasporto, con un impatto a catena sui prezzi alimentari – scesi temporaneamente all’1,9% ma destinati, secondo le previsioni di Francoforte, a risalire per via dei costi logistici. Lane ha parlato di una risposta calibrata, non di una reazione massiccia: la BCE ha alzato i tassi di 25 punti base a giugno, portando il tasso sui depositi al 2,25%, ma i mercati scontano solo una probabilità su cinque di un nuovo rialzo a luglio e prezzano la prossima mossa interamente solo per dicembre.
All’interno del Consiglio direttivo le sensibilità restano divaricate. Da Bratislava, il governatore slovacco Peter Kazimir – una delle voci più intransigenti – ha dichiarato che «la direzione è chiara e il lavoro non è finito», perché la pace non cancella automaticamente i danni inflazionistici. Da Madrid, il governatore spagnolo José Luis Escrivá ha sottolineato come i rincari energetici stiano ormai permeando l’intera catena produttiva, dai trasporti ai beni alimentari. La presidente Christine Lagarde, intervenuta lunedì, aveva già messo in guardia contro il rischio di una nuova escalation, capace di riaccendere la fiammata dei prezzi.
L’impatto sulla crescita, tuttavia, appare attutito. Lane ha indicato che l’economia dell’area euro resta «ben al di sopra di una stagnazione», sostenuta da un mercato del lavoro solido, dagli investimenti nell’intelligenza artificiale e dalla spesa pubblica in difesa e infrastrutture. Il prossimo banco di prova sarà la riunione di politica monetaria di luglio, ma la recente discesa del prezzo del petrolio verso lo scenario «più mite» disegnato dai modelli della BCE riduce l’urgenza di un intervento immediato. A condizione, naturalmente, che la tregua in Medio Oriente non si incrini di nuovo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Bce lancia un allarme: l'inflazione alimentare nell'Eurozona è destinata a risalire, spinta dai rincari energetici causati dalla guerra in Iran, ora in una tregua fragile. Nonostante il recente calo, i prezzi dei generi alimentari aumenteranno, mantenendo alta l'inflazione complessiva. La situazione resta precaria.
La BCE riconosce che l'inflazione potrebbe restare sopra l'obiettivo per un po', ma un quadro più moderato riduce l'urgenza del rialzo dei tassi previsto per il mese prossimo. I mercati vedono meno necessità di un intervento immediato, dato che i prezzi dell'energia sono scesi. L'attenzione è sulle implicazioni politiche e sulla minore pressione sulla banca centrale.
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