
Teheran esclude i missili dall’intesa con Washington: «Senza di essi saremmo come Gaza»
Il presidente iraniano Pezeshkian dichiara non negoziabile il programma balistico, mentre il memorandum con gli Stati Uniti tace sull’arsenale convenzionale e Trump rivede la propria posizione.
In una conferenza congiunta a Islamabad con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha escluso in modo categorico che il programma missilistico balistico di Teheran possa essere oggetto di negoziato, ora o in futuro. «Se non avessimo i missili che usiamo per difenderci, Israele e gli Stati Uniti avrebbero devastato l’Iran come hanno fatto con Gaza, senza pietà per vecchi o giovani», ha dichiarato, secondo quanto ripreso dalle agenzie internazionali. Sharif ha confermato che il memorandum d’intesa (MoU) firmato il 18 giugno tra Iran e Stati Uniti non contiene alcun riferimento ai missili balistici, e ha denunciato «doppi standard» da parte di chi pretende di negare a Teheran armamenti che altri Paesi possiedono.
Il testo del MoU in 14 punti, reso pubblico da Washington la scorsa settimana, prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’allentamento di alcune restrizioni finanziarie contro l’Iran e un quadro per futuri colloqui tecnici sul programma nucleare. L’unico vincolo esplicito in materia di armamenti è l’impegno iraniano a non «procurarsi o sviluppare armi nucleari». Secondo fonti diplomatiche europee, colpisce la distanza tra questa formulazione e la retorica che aveva accompagnato l’intervento militare americano: prima del conflitto, l’amministrazione Trump indicava proprio la limitazione dei missili e il sostegno ai proxy regionali come condizioni irrinunciabili. Durante il vertice G7 in Francia, tuttavia, Trump ha dichiarato che «i missili non sono il problema» e che sarebbe ingiusto impedire all’Iran di possederne mentre altri Paesi ne dispongono.
Per l’Italia e l’Europa, la stabilizzazione dello Stretto di Hormuz rappresenta un interesse immediato: l’Organizzazione marittima internazionale ha comunicato che l’accordo ha già permesso l’evacuazione di oltre 11.000 marittimi bloccati nel Golfo, e il traffico commerciale attraverso il passaggio strategico per le forniture petrolifere globali è ripreso regolarmente. Resta tuttavia una tensione di fondo. Israele, che dista circa 1.500 chilometri dall’Iran, considera l’arsenale balistico una minaccia esistenziale; il suo ambasciatore a Washington ha messo in guardia da un possibile «disastro» nei colloqui paralleli con il Libano, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio, in tour nel Golfo, cerca di tenere separati i due dossier.
Il programma missilistico iraniano affonda le radici nella guerra con l’Iraq degli anni Ottanta, quando servì a compensare la debolezza della difesa aerea, e da allora ha costantemente guadagnato in gittata e precisione. Secondo analisti di Bruxelles, la scelta di escludere l’arsenale convenzionale dal MoU risponde a una logica di de-escalation immediata, ma lascia in sospeso un nodo strategico che Washington, in fasi precedenti, aveva tentato di legare al negoziato nucleare. I prossimi passi concreti sono attesi sul fronte del nucleare: il MoU prevede che la questione venga affrontata in un accordo separato entro sessanta giorni, con Pakistan e Qatar nel ruolo di mediatori.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media statali iraniani sottolineano che il primo ministro pakistano ha confermato che i missili balistici non sono mai stati sul tavolo dei colloqui USA-Iran. Il presidente Pezeshkian viene mostrato mentre ribadisce il legame indissolubile tra Teheran e Islamabad ed esclude qualsiasi negoziato sulle capacità di difesa nazionale.
I media del Levante arabo e del Maghreb mettono in primo piano il primo ministro pakistano che denuncia i doppi standard per cui alcuni stati possono possedere missili balistici mentre all'Iran viene negato. Riportano la sua conferma che il memorandum USA-Iran non contiene alcun riferimento ai missili iraniani, e presentano l'accordo come un possibile percorso verso la pace regionale, avvertendo che alcune parti stanno cercando di bloccarlo.
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