
Minab, Trump allontana le accuse: «Forse mai chiara la responsabilità»
Il presidente americano getta dubbi sul coinvolgimento degli Stati Uniti nel bombardamento della scuola femminile in Iran, mentre il Pentagono tace sui risultati preliminari dell’inchiesta interna.
A quasi quattro mesi dal bombardamento che il 28 febbraio rase al suolo la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh a Minab, nell’Iran meridionale, uccidendo oltre 175 tra bambine e insegnanti, il presidente Donald Trump ha dichiarato che «forse non sapremo mai» chi abbia lanciato il missile. Parlando ai giornalisti al termine dell’incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte, Trump ha evocato uno scenario di caos bellico — «i missili volavano dappertutto» — e ha escluso di aver visto prove che convincano della responsabilità americana: «Qualcuno ha detto che era un nostro missile, forse non lo era. Non credo siamo stati noi». La dichiarazione segna un ulteriore spostamento rispetto alla prima reazione, quando il presidente, senza fornire elementi, aveva attribuito la strage all’Iran, salvo poi ammettere di non saperne abbastanza e promettere di accettare l’esito dell’inchiesta.
Secondo fonti dell’amministrazione statunitense citate dalla Reuters già a marzo, un’indagine interna preliminare del Pentagono avrebbe invece indicato come «probabile» il coinvolgimento delle forze armate americane. L’errore sarebbe stato generato dall’uso di dati di intelligence non aggiornati: l’edificio, prima di diventare una scuola negli anni Dieci del Duemila, era stato utilizzato dai Guardiani della rivoluzione iraniani. Il missile che ha colpito l’istituto è stato identificato come un Tomahawk, armamento in dotazione esclusiva a Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Giappone e Paesi Bassi, e non all’Iran. Il Pentagono, pur avendo elevato il livello dell’inchiesta, non ha mai confermato ufficialmente queste conclusioni preliminari. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, presente all’incontro, si è limitato a dire che i risultati saranno resi noti «quando sarà il momento opportuno».
Per l’Unione Europea e per l’Italia, membro della Nato e tradizionale alleato di Washington, la vicenda solleva interrogativi delicati sul rispetto del diritto internazionale umanitario in operazioni condotte da coalizioni di cui si fa parte. L’attacco deliberato a una scuola configurerebbe un crimine di guerra, e l’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha definito l’accaduto «assolutamente orribile». Una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha chiesto che gli Stati Uniti rendano pubblici i risultati dell’indagine, mentre a Bruxelles diversi osservatori sottolineano come l’ambiguità mantenuta da Trump rischi di incrinare la credibilità dell’Alleanza atlantica in un momento in cui il conflitto con l’Iran ha già prodotto ripercussioni economiche globali, tra cui l’aumento dei prezzi dei carburanti.
Sul piano interno americano, la gestione della crisi ha innescato frizioni politiche: deputati democratici hanno avviato una procedura di impeachment contro Hegseth, e al Senato si minaccia di bloccare i fondi per i suoi spostamenti finché non saranno consegnate le relazioni complete sui danni civili, compresa quella su Minab. L’inchiesta del Pentagono, descritta come «complessa» dal comandante del Centcom, ammiraglio Brad Cooper, prosegue senza una scadenza pubblica. Nel frattempo, la comunità internazionale resta in attesa di risposte, mentre Teheran continua a denunciare l’accaduto come un «crimine flagrante» e la memoria delle vittime alimenta la pressione per un chiarimento che, a giudicare dalle parole di Trump, potrebbe non arrivare mai.
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La stampa russa inquadra la storia sottolineando la negazione di Trump, ma evidenziando che le prove puntano alla responsabilità degli Stati Uniti. Presentano le indagini statunitensi come inconcludenti e suggeriscono un insabbiamento. Il tono è scettico verso le dichiarazioni americane.
La stampa araba descrive l'attacco come un'atrocità orribile, con indignazione globale e condanna dell'ONU. Mettono in dubbio la negazione di Trump e implicano la colpa degli Stati Uniti. Il tono è accusatorio ed emotivo.
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