
Trump accusa gli alleati, l’Italia smentisce Rutte: «Solo voli tecnici»
Il presidente americano esprime delusione per il mancato sostegno nella guerra all’Iran, mentre il segretario Nato provoca un incidente diplomatico con Roma sulle basi italiane.
L’incontro nello Studio Ovale tra il presidente Donald Trump e il segretario generale della Nato Mark Rutte ha messo a nudo la frattura transatlantica sulla guerra all’Iran, trasformando un tentativo di ricucitura in un nuovo fronte di tensione. Trump ha ribadito di sentirsi «tradito» da Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Spagna, rei di non aver offerto sostegno – anche solo simbolico – all’operazione ‘Epic Fury’. «Non avevamo bisogno del loro aiuto, ma sarebbe stato bello se avessero detto “vogliamo aiutare”», ha dichiarato, aggiungendo che da Washington «vogliamo solo lealtà, non soldi». La risposta di Rutte, che pure ha esibito grafici sull’aumento delle spese militari europee – il cosiddetto “Trump Trillion” – e ha definito «casi isolati» i rifiuti, ha innescato un incidente diplomatico con l’Italia.
Secondo fonti della Nato, Rutte intendeva dimostrare la collaborazione degli alleati citando i «500 aerei statunitensi decollati da basi in Italia» e la riduzione dei voli civili a Bucarest per far posto ai tanker. Ma il ministero della Difesa italiano ha replicato con durezza, definendo «totalmente fallace» la ricostruzione: Roma ha autorizzato esclusivamente voli di natura tecnica e logistica, nel quadro degli accordi bilaterali, e ha negato il permesso ogni volta che la richiesta sconfinava in ambito cinetico. Il ministro Guido Crosetto si è detto pronto a riferire in Parlamento, mentre le opposizioni hanno chiesto un’informativa urgente. La portavoce di Rutte ha poi precisato che il segretario si riferiva a «supporto logistico o tecnico», ma la precisazione non ha spento le polemiche.
La prospettiva di Teheran, affidata al portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, legge le parole di Rutte come «un’ammissione chiara e schiacciante della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato sovrano membro dell’Onu». L’Iran ha chiesto all’Italia e alla Romania, esplicitamente nominate, di «spiegare al proprio popolo e al mondo» la loro collusione. Sul piano militare, l’amministrazione Trump ha chiesto al Congresso quasi 88 miliardi di dollari aggiuntivi, in gran parte per i costi operativi del conflitto e il rifornimento delle scorte di munizioni, mentre il Pentagono ha annunciato una revisione semestrale della presenza militare americana in Europa, legandola al rispetto degli impegni di spesa.
Il vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio si profila come un passaggio cruciale. Trump, che aveva minacciato di disertarlo, ha confermato la partecipazione «per rispetto» verso il presidente turco Erdoğan, lodato per essere rimasto fuori dal conflitto. Secondo analisti di Bruxelles, la partita si gioca su due tavoli: la richiesta americana di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil – obiettivo che molti alleati giudicano irrealistico nel breve periodo – e la gestione delle conseguenze della guerra, a partire dalla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, su cui Trump ha avvertito che «il gioco cambierà» se l’Iran imponesse pedaggi. In questo quadro, la dichiarazione congiunta dei leader riuniti a Berlino nel formato E5, che impegna l’Europa a «rafforzare il proprio ruolo nella Nato assumendo maggiori responsabilità per la sicurezza transatlantica», segnala la volontà di evitare una rottura, ma anche la consapevolezza che il rapporto con Washington è entrato in una fase di rinegoziazione profonda.
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Incontrando Rutte, Trump ha nuovamente lamentato la mancata partecipazione europea all'aggressione contro l'Iran, segnalando frustrazione per il sostegno insufficiente. L'Iran osserva con soddisfazione le divisioni transatlantiche che indeboliscono il fronte bellico.
Trump ha elogiato Rutte ma ha criticato gli alleati NATO per il loro sostegno insufficiente nella guerra in Iran, mentre emergono divisioni europee sull'uso delle basi. L'Italia avrebbe concesso basi per l'offensiva, ma Roma smentisce, e la Spagna si rifiuta, evidenziando la distanza crescente tra Washington e l'alleanza.
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