
Trump annuncia acquisti di grano per l’Iran, ma Teheran frena: «Decidiamo noi»
Il presidente americano promette ai farmers un nuovo mercato usando fondi iraniani scongelati, mentre un attacco a una nave nel Golfo di Oman sospende il piano di evacuazione e mette alla prova la tregua sullo Stretto di Hormuz.
Davanti a una platea di agricoltori nel Rose Garden della Casa Bianca, Donald Trump ha dipinto l’Iran come il prossimo grande mercato per grano, soia e mais americani, annunciando che Washington utilizzerà parte dei fondi iraniani non più congelati per acquistare i raccolti dai produttori statunitensi. L’operazione, ha detto, inizierà «molto presto» e sarà «enorme». Ma da Teheran la risposta è stata immediata e gelida: il portavoce del ministero degli Esteri ha ribadito che l’Iran deciderà in piena autonomia come impiegare le proprie risorse sbloccate, mentre il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha esplicitamente escluso di voler spendere quei fondi in prodotti americani.
L’annuncio si inserisce nel quadro della tregua raggiunta a metà giugno tra Stati Uniti e Iran, che ha interrotto la fase più acuta dello scontro militare e ha previsto, accanto allo scongelamento di asset per circa 12 miliardi di dollari in due tranche, un impegno di Teheran a garantire per sessanta giorni il passaggio sicuro delle navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz. Proprio quel pilastro dell’intesa è stato scosso nelle stesse ore da un attacco contro una nave cargo con bandiera di Singapore nel Golfo di Oman, attribuito da fonti americane ai Guardiani della rivoluzione. L’Organizzazione marittima internazionale ha sospeso il piano di evacuazione degli oltre 11mila marittimi bloccati nell’area, in attesa di garanzie di sicurezza che al momento mancano.
Per l’Europa e l’Italia, che dipendono in misura significativa dal transito di petrolio e gas naturale liquefatto attraverso Hormuz, l’incidente riaccende i timori di una nuova fiammata dei prezzi energetici, dopo che nelle ultime settimane le quotazioni del greggio avevano registrato un calo marcato e il volume di greggio transitato aveva toccato il record storico di 19 milioni di barili al giorno. Sul fronte agricolo, l’ipotesi di un dirottamento forzoso di fondi iraniani verso i produttori americani – che Washington vorrebbe vincolare a beni umanitari e alimentari acquistati direttamente da aziende statunitensi – incontra la resistenza di Teheran, che rivendica la libertà di scegliere fornitori in base a prezzo e qualità, aprendo potenzialmente spazi per esportatori europei e del Mar Nero.
La prossima verifica arriverà dalla tenuta del cessate il fuoco navale. Trump ha avvertito che qualsiasi pedaggio imposto dall’Iran alle navi in transito farebbe saltare immediatamente il negoziato. Con il meccanismo di scongelamento ancora da definire nei dettagli e la reciproca sfiducia che frena ogni passo, il fragile equilibrio resta appeso alla capacità delle due capitali di trasformare gli annunci unilaterali in impegni verificabili.
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Il presidente americano, alle prese con le conseguenze economiche della sua guerra commerciale, cerca disperatamente un accordo con Teheran. Le sue affermazioni sulla distruzione militare vengono ridimensionate, mentre si sottolinea come l'Iran venga ora corteggiato quale nuovo e ambito mercato per gli agricoltori statunitensi.
L'azione militare decisiva di Trump ha neutralizzato la minaccia iraniana, salvando Israele e l'intera regione dall'annientamento. Ora, da una posizione di forza assoluta, offre generosamente di usare beni iraniani per acquistare raccolti americani, dimostrando potenza e magnanimità.
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