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Lumumba Vea, la statua vivente del Congo, incanta il Mondiale ma non basta: Colombia vince 1-0

Michel Kuka Mboladinga, noto come Lumumba Vea, ha fatto il suo esordio iridato a Guadalajara restando immobile per 90 minuti in omaggio a Patrice Lumumba, mentre i Leopardi cedevano alla Colombia.

La notte di Guadalajara ha consegnato al Mondiale 2026 una doppia immagine: la Colombia che si qualifica ai sedicesimi di finale battendo 1-0 la Repubblica Democratica del Congo, e un uomo immobile sugli spalti, vestito di rosso, giallo e blu, con il braccio destro levato verso il cielo. Michel Kuka Mboladinga, 49 anni, ex panettiere e oggi animatore, è comparso per la prima volta in questa Coppa del Mondo dopo aver saltato l’esordio contro il Portogallo a causa della quarantena obbligatoria per l’ebola. Soprannominato “Lumumba Vea” – Lumumba vive –, Mboladinga ha trasformato la tribuna dell’Estadio Akron in un palcoscenico di memoria: per tutti i 90 minuti regolamentari è rimasto immobile su un piedistallo, replicando la posa della statua di Patrice Lumumba che si erge a Kinshasa.

La partita, valida per il Gruppo K, ha visto i Leopardi resistere a lungo all’assalto colombiano, orchestrato da James Rodríguez e Luis Díaz. Il portiere Lionel Mpasi ha compiuto una serie di interventi decisivi, illudendo i congolesi di poter strappare un altro risultato di prestigio dopo l’1-1 con il Portogallo. Al 76’, però, un filtrante di Juan Quintero ha liberato Daniel Muñoz, il cui tiro deviato ha infranto la resistenza africana. La Colombia sale così a 6 punti e stacca il biglietto per la fase a eliminazione diretta; il Congo, fermo a 1, dovrà battere l’Uzbekistan nell’ultimo turno per sperare nella qualificazione.

La figura di Mboladinga, divenuta virale durante la Coppa d’Africa 2025, affonda le radici nella storia congolese. Patrice Lumumba, primo capo di governo dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1960, fu assassinato nel 1961 in un complotto che coinvolse separatisti katanghesi, ufficiali belgi e, secondo ricostruzioni storiografiche, i servizi occidentali. La sua eredità è ancora oggetto di contese giudiziarie: a marzo un tribunale belga ha ordinato il processo a un ex diplomatico novantatreenne per crimini di guerra legati alla detenzione e al trasferimento illegale di Lumumba. Mboladinga, che si allena quotidianamente per mantenere la posa per 50 minuti, ha dichiarato al Wall Street Journal di voler trasmettere «resistenza emotiva» alla squadra, un sacrificio minimo rispetto a quello del leader anticoloniale. Dopo l’eliminazione in Coppa d’Africa, il presidente Félix Tshisekedi gli regalò un’auto di lusso; oggi è testimonial di Orange e viene scortato dai tifosi per proteggerlo dalla folla di selfie.

La sua presenza in Messico è stata resa possibile dall’intervento della federazione congolese e del capitano Chancel Mbemba, che hanno perorato la causa con le autorità statunitensi e messicane, superando le restrizioni legate all’epidemia di ebola. Secondo osservatori africani, “Lumumba Vea” incarna un nazionalismo culturale che trascende il tifo: è un monumento vivente che trasforma lo stadio in uno spazio di rivendicazione identitaria. Non a caso, prima del fischio d’inizio, tifosi colombiani e messicani gli hanno chiesto fotografie, riconoscendolo come una delle icone trasversali di questo Mondiale.

La sconfitta contro la Colombia non ha scalfito la sua posa, né il significato del suo gesto. Il Congo si giocherà tutto contro l’Uzbekistan, e Mboladinga sarà di nuovo lì, statua fra la folla, a ricordare che il calcio è anche un palcoscenico della memoria. Intanto, la sua immagine ha già fatto il giro del mondo, consegnando a questo Mondiale un protagonista silenzioso ma eloquente.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 6 lingue

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Stampa latinoamericana
TrionfoIronia

Il tifoso più famoso della RD Congo, Michel Kuka Mboladinga detto 'Lumumba Vea', ha finalmente debuttato al Mondiale a Guadalajara dopo aver saltato la prima partita per la quarantena da Ebola. La sua posa immobile con il braccio destro alzato, omaggio all'eroe nazionale Patrice Lumumba, ha infiammato gli spalti e i social network. È considerato un portafortuna per la squadra.

Stampa europea continentale/ Mediterranea
DistaccoPragmatismo

Il 'tifoso-statua' della Repubblica Democratica del Congo è apparso sugli spalti contro la Colombia dopo aver saltato l'esordio a causa dell'isolamento preventivo legato all'epidemia di Ebola imposto dalle autorità statunitensi. La sua posa immobile con il braccio destro alzato rende omaggio a Patrice Lumumba, primo ministro e eroe dell'indipendenza assassinato nel 1961. Il ritorno della nazionale congolese ai Mondiali dopo 52 anni acquista così una dimensione simbolica.

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martedì 23 giugno 2026

Lumumba Vea, la statua vivente del Congo, incanta il Mondiale ma non basta: Colombia vince 1-0

Michel Kuka Mboladinga, noto come Lumumba Vea, ha fatto il suo esordio iridato a Guadalajara restando immobile per 90 minuti in omaggio a Patrice Lumumba, mentre i Leopardi cedevano alla Colombia.

La notte di Guadalajara ha consegnato al Mondiale 2026 una doppia immagine: la Colombia che si qualifica ai sedicesimi di finale battendo 1-0 la Repubblica Democratica del Congo, e un uomo immobile sugli spalti, vestito di rosso, giallo e blu, con il braccio destro levato verso il cielo. Michel Kuka Mboladinga, 49 anni, ex panettiere e oggi animatore, è comparso per la prima volta in questa Coppa del Mondo dopo aver saltato l’esordio contro il Portogallo a causa della quarantena obbligatoria per l’ebola. Soprannominato “Lumumba Vea” – Lumumba vive –, Mboladinga ha trasformato la tribuna dell’Estadio Akron in un palcoscenico di memoria: per tutti i 90 minuti regolamentari è rimasto immobile su un piedistallo, replicando la posa della statua di Patrice Lumumba che si erge a Kinshasa.

La partita, valida per il Gruppo K, ha visto i Leopardi resistere a lungo all’assalto colombiano, orchestrato da James Rodríguez e Luis Díaz. Il portiere Lionel Mpasi ha compiuto una serie di interventi decisivi, illudendo i congolesi di poter strappare un altro risultato di prestigio dopo l’1-1 con il Portogallo. Al 76’, però, un filtrante di Juan Quintero ha liberato Daniel Muñoz, il cui tiro deviato ha infranto la resistenza africana. La Colombia sale così a 6 punti e stacca il biglietto per la fase a eliminazione diretta; il Congo, fermo a 1, dovrà battere l’Uzbekistan nell’ultimo turno per sperare nella qualificazione.

La figura di Mboladinga, divenuta virale durante la Coppa d’Africa 2025, affonda le radici nella storia congolese. Patrice Lumumba, primo capo di governo dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1960, fu assassinato nel 1961 in un complotto che coinvolse separatisti katanghesi, ufficiali belgi e, secondo ricostruzioni storiografiche, i servizi occidentali. La sua eredità è ancora oggetto di contese giudiziarie: a marzo un tribunale belga ha ordinato il processo a un ex diplomatico novantatreenne per crimini di guerra legati alla detenzione e al trasferimento illegale di Lumumba. Mboladinga, che si allena quotidianamente per mantenere la posa per 50 minuti, ha dichiarato al Wall Street Journal di voler trasmettere «resistenza emotiva» alla squadra, un sacrificio minimo rispetto a quello del leader anticoloniale. Dopo l’eliminazione in Coppa d’Africa, il presidente Félix Tshisekedi gli regalò un’auto di lusso; oggi è testimonial di Orange e viene scortato dai tifosi per proteggerlo dalla folla di selfie.

La sua presenza in Messico è stata resa possibile dall’intervento della federazione congolese e del capitano Chancel Mbemba, che hanno perorato la causa con le autorità statunitensi e messicane, superando le restrizioni legate all’epidemia di ebola. Secondo osservatori africani, “Lumumba Vea” incarna un nazionalismo culturale che trascende il tifo: è un monumento vivente che trasforma lo stadio in uno spazio di rivendicazione identitaria. Non a caso, prima del fischio d’inizio, tifosi colombiani e messicani gli hanno chiesto fotografie, riconoscendolo come una delle icone trasversali di questo Mondiale.

La sconfitta contro la Colombia non ha scalfito la sua posa, né il significato del suo gesto. Il Congo si giocherà tutto contro l’Uzbekistan, e Mboladinga sarà di nuovo lì, statua fra la folla, a ricordare che il calcio è anche un palcoscenico della memoria. Intanto, la sua immagine ha già fatto il giro del mondo, consegnando a questo Mondiale un protagonista silenzioso ma eloquente.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il tifoso più famoso della RD Congo, Michel Kuka Mboladinga detto 'Lumumba Vea', ha finalmente debuttato al Mondiale a Guadalajara dopo aver saltato la prima partita per la quarantena da Ebola. La sua posa immobile con il braccio destro alzato, omaggio all'eroe nazionale Patrice Lumumba, ha infiammato gli spalti e i social network. È considerato un portafortuna per la squadra.

Stampa europea continentale/ Mediterranea
DistaccoPragmatismo

Il 'tifoso-statua' della Repubblica Democratica del Congo è apparso sugli spalti contro la Colombia dopo aver saltato l'esordio a causa dell'isolamento preventivo legato all'epidemia di Ebola imposto dalle autorità statunitensi. La sua posa immobile con il braccio destro alzato rende omaggio a Patrice Lumumba, primo ministro e eroe dell'indipendenza assassinato nel 1961. Il ritorno della nazionale congolese ai Mondiali dopo 52 anni acquista così una dimensione simbolica.

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