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Geopolitica e Politicadomenica 21 giugno 2026

Etiopia, plebiscito per Abiy Ahmed tra conflitti e repressione

Il Partito della Prosperità del premier premio Nobel consolida il potere con il 90% dei seggi, in un voto escluso il Tigray e funestato da insicurezza e denunce di intimidazioni.

Il partito del primo ministro etiope Abiy Ahmed, Partito della Prosperità, ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle elezioni legislative del primo giugno, assicurandosi 438 dei seggi dichiarati — quasi il 90% del totale — secondo la commissione elettorale nazionale. L’annuncio, giunto a scrutinio ultimato, conferma la salda presa del premier sul secondo Paese più popoloso dell’Africa, nonostante il voto sia stato organizzato in un clima segnato da conflitti armati, esclusioni territoriali e severe restrizioni alla partecipazione politica.

Le operazioni di voto si sono svolte in 501 delle 547 circoscrizioni, con l’intera regione settentrionale del Tigray esclusa per il persistere delle tensioni successive alla guerra civile del 2020-2022. In Amhara e Oromia, 143 seggi non hanno potuto aprire per motivi di sicurezza legati agli scontri tra forze federali e milizie locali — i Fano in Amhara e l’Esercito di liberazione Oromo in Oromia — che hanno boicottato il processo elettorale. La commissione ha dichiarato di aver operato “in modo istituzionalmente neutrale”, ma gli osservatori dell’Unione Africana e dell’Autorità per lo sviluppo hanno sottolineato le difficoltà operative e la limitata presenza sul terreno, mentre a Bruxelles e in altre capitali occidentali si parla di elezioni prive di reale competitività.

Le opposizioni, già marginalizzate negli anni, denunciano un clima di intimidazione e paura: molti candidati hanno disertato le urne, diverse personalità di spicco sono in carcere o in esilio, e in 64 circoscrizioni il partito di governo non ha avuto sfidanti. Di fatto, osservano fonti diplomatiche africane, il voto ha rappresentato più un meccanismo di legittimazione ex post del potere di Abiy che un esercizio democratico. Il premio Nobel per la pace 2019, ottenuto per la riconciliazione con l’Eritrea, è oggi accusato di derive autoritarie e di aver represso il dissenso, specie contro giornalisti e società civile.

Sul fronte della sicurezza, la situazione resta precaria. Il Tigray, teatro di un conflitto che secondo stime dell’Unione Africana ha causato circa 600.000 morti, è ancora fuori dal perimetro istituzionale federale e le accuse reciproche di violazioni dell’accordo di pace del 2022 alimentano il rischio di una ripresa delle ostilità. Il deterioramento delle relazioni con l’Eritrea, che secondo analisti del Corno d’Africa si è riavvicinata alle forze tigrine, e le mire di Addis Abeba su uno sbocco al Mar Rosso, accrescono la possibilità di un contagio regionale. Per l’Italia e l’Europa, l’instabilità nel Corno genera preoccupazioni dirette sia sul fronte dei flussi migratori sia per l’efficacia dei programmi di cooperazione e sviluppo.

Il nuovo Parlamento si insedierà a ottobre e conferirà ad Abiy un secondo mandato di cinque anni. La prova immediata sarà la capacità di governare le profonde fratture interne senza ricorrere a un’ulteriore stretta securitaria. Partner internazionali, tra cui l’Unione Europea, hanno annunciato un monitoraggio rafforzato, ma il margine per condizionare la traiettoria politica del governo etiope resta assai ristretto.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

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Stampa atlantica / anglosferaStampa europea continentale
Stampa atlantica / anglosfera
AllarmeScetticismo

Il notiziario mette in luce che, nonostante la schiacciante vittoria del partito di Abiy Ahmed, le elezioni sono state segnate da conflitti e repressione, con scarsa partecipazione dell'opposizione, alimentando timori di ulteriore instabilità.

Stampa europea continentale
ScetticismoDistacco

La stampa europea varia, con alcuni organi che descrivono le elezioni come previste e senza sorprese, mentre altri sottolineano criticamente la trasformazione di Abiy da riformatore a capo di guerra, evidenziando il conflitto in corso nel Tigray.

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domenica 21 giugno 2026

Etiopia, plebiscito per Abiy Ahmed tra conflitti e repressione

Il Partito della Prosperità del premier premio Nobel consolida il potere con il 90% dei seggi, in un voto escluso il Tigray e funestato da insicurezza e denunce di intimidazioni.

Il partito del primo ministro etiope Abiy Ahmed, Partito della Prosperità, ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle elezioni legislative del primo giugno, assicurandosi 438 dei seggi dichiarati — quasi il 90% del totale — secondo la commissione elettorale nazionale. L’annuncio, giunto a scrutinio ultimato, conferma la salda presa del premier sul secondo Paese più popoloso dell’Africa, nonostante il voto sia stato organizzato in un clima segnato da conflitti armati, esclusioni territoriali e severe restrizioni alla partecipazione politica.

Le operazioni di voto si sono svolte in 501 delle 547 circoscrizioni, con l’intera regione settentrionale del Tigray esclusa per il persistere delle tensioni successive alla guerra civile del 2020-2022. In Amhara e Oromia, 143 seggi non hanno potuto aprire per motivi di sicurezza legati agli scontri tra forze federali e milizie locali — i Fano in Amhara e l’Esercito di liberazione Oromo in Oromia — che hanno boicottato il processo elettorale. La commissione ha dichiarato di aver operato “in modo istituzionalmente neutrale”, ma gli osservatori dell’Unione Africana e dell’Autorità per lo sviluppo hanno sottolineato le difficoltà operative e la limitata presenza sul terreno, mentre a Bruxelles e in altre capitali occidentali si parla di elezioni prive di reale competitività.

Le opposizioni, già marginalizzate negli anni, denunciano un clima di intimidazione e paura: molti candidati hanno disertato le urne, diverse personalità di spicco sono in carcere o in esilio, e in 64 circoscrizioni il partito di governo non ha avuto sfidanti. Di fatto, osservano fonti diplomatiche africane, il voto ha rappresentato più un meccanismo di legittimazione ex post del potere di Abiy che un esercizio democratico. Il premio Nobel per la pace 2019, ottenuto per la riconciliazione con l’Eritrea, è oggi accusato di derive autoritarie e di aver represso il dissenso, specie contro giornalisti e società civile.

Sul fronte della sicurezza, la situazione resta precaria. Il Tigray, teatro di un conflitto che secondo stime dell’Unione Africana ha causato circa 600.000 morti, è ancora fuori dal perimetro istituzionale federale e le accuse reciproche di violazioni dell’accordo di pace del 2022 alimentano il rischio di una ripresa delle ostilità. Il deterioramento delle relazioni con l’Eritrea, che secondo analisti del Corno d’Africa si è riavvicinata alle forze tigrine, e le mire di Addis Abeba su uno sbocco al Mar Rosso, accrescono la possibilità di un contagio regionale. Per l’Italia e l’Europa, l’instabilità nel Corno genera preoccupazioni dirette sia sul fronte dei flussi migratori sia per l’efficacia dei programmi di cooperazione e sviluppo.

Il nuovo Parlamento si insedierà a ottobre e conferirà ad Abiy un secondo mandato di cinque anni. La prova immediata sarà la capacità di governare le profonde fratture interne senza ricorrere a un’ulteriore stretta securitaria. Partner internazionali, tra cui l’Unione Europea, hanno annunciato un monitoraggio rafforzato, ma il margine per condizionare la traiettoria politica del governo etiope resta assai ristretto.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il notiziario mette in luce che, nonostante la schiacciante vittoria del partito di Abiy Ahmed, le elezioni sono state segnate da conflitti e repressione, con scarsa partecipazione dell'opposizione, alimentando timori di ulteriore instabilità.

Stampa europea continentale
ScetticismoDistacco

La stampa europea varia, con alcuni organi che descrivono le elezioni come previste e senza sorprese, mentre altri sottolineano criticamente la trasformazione di Abiy da riformatore a capo di guerra, evidenziando il conflitto in corso nel Tigray.

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