
Texas, condanne esemplari per l’assalto al centro ICE: fino a 100 anni di carcere
Otto attivisti condannati a pene tra 30 e 100 anni per l’attacco del 4 luglio 2025 a un centro di detenzione per migranti: l’amministrazione Trump rivendica il giro di vite contro l’Antifa, mentre la difesa denuncia un processo politico.
Un tribunale federale di Fort Worth, in Texas, ha inflitto martedì pene detentive comprese tra trenta e cento anni a otto imputati per l’assalto armato del 4 luglio 2025 al Prairieland ICE Detention Center, una struttura per migranti gestita dall’agenzia federale Immigration and Customs Enforcement. L’ex riservista dei Marine Benjamin Song, riconosciuto colpevole di tentato omicidio per aver sparato a un agente di polizia intervenuto sul posto, ha ricevuto la pena massima di cento anni. Gli altri sette coimputati – tra cui Autumn Hill e Savanna Batten, condannate a cinquant’anni – sono stati giudicati responsabili a vario titolo di sostegno materiale a terroristi, sommossa, cospirazione per l’uso di esplosivi e ostacolo alla giustizia. Un nono imputato attende la sentenza a luglio.
Secondo la ricostruzione dell’accusa federale, il gruppo – descritto dal Dipartimento di Giustizia come una cellula nord-texana dell’Antifa – aveva pianificato un’azione violenta con armi da fuoco, fuochi d’artificio e danneggiamenti, culminata nel ferimento del tenente Thomas Gross. L’amministrazione Trump ha fatto di questo processo un banco di prova della propria offensiva contro i movimenti di estrema sinistra: nel settembre 2025 il presidente aveva firmato un ordine esecutivo che designa l’Antifa come organizzazione terroristica interna, e dopo le prime condanne il procuratore generale Pam Bondi aveva promesso di «smantellare sistematicamente» la rete. In aula, il procuratore Frank Gatto ha insistito sulla necessità di pene esemplari perché gli imputati «credono che la violenza sia giustificata».
Di segno opposto la lettura offerta dalla difesa e dai familiari, che negano qualsiasi affiliazione all’Antifa e descrivono l’accaduto come una protesta a sostegno dei migranti detenuti degenerata in modo imprevisto. L’avvocato di Song, Phillip Hayes, ha parlato di «fuoco di copertura» e di un proiettile di rimbalzo che avrebbe colpito l’agente dopo che questi aveva estratto l’arma «in modo aggressivo». Per gli attivisti e i gruppi per i diritti civili, le pene – superiori a quelle comminate a molti assalitori di Capitol Hill del 6 gennaio 2021 – segnalano l’uso politico della giustizia e il rischio che il caso diventi un modello per criminalizzare il dissenso antifascista. Daniel Sanchez Estrada, che non era presente alla protesta ma è stato condannato a trent’anni per aver spostato una scatola di pubblicazioni, è divenuto il simbolo di questa sproporzione.
Osservatori europei e analisti di Bruxelles seguono con attenzione la vicenda, che tocca nervi scoperti nel dibattito transatlantico su immigrazione e antiterrorismo. La designazione dell’Antifa come gruppo terroristico interno – priva di equivalenti nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere – solleva interrogativi sulla possibile esportazione di categorie giuridiche simili nei quadri di cooperazione con l’Unione Europea, mentre i movimenti antifascisti del continente leggono nelle sentenze texane un precedente allarmante. Il dossier giudiziario resta aperto: Song ha annunciato ricorso in appello, e la sentenza per Ines Soto è attesa nelle prossime settimane. Parallelamente, le autorità dello Stato di Washington indagano su un’aggressione a un anziano veterano durante una contro-manifestazione pro-ICE, a conferma di un clima di tensione che continua a produrre strascichi legali su entrambi i fronti.
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In Texas, otto manifestanti legati ad antifa sono stati condannati a decenni di carcere, con un ex marine che ha ricevuto 100 anni per aver sparato a un agente fuori da un centro ICE. Le sentenze, molto più severe di quelle per i rivoltosi del 6 gennaio, lanciano un segnale chiaro: gli attacchi alle forze dell'ordine saranno puniti con il massimo rigore. Intanto la Svezia inasprisce le pene per i funzionari corrotti, rafforzando la responsabilità pubblica.
La Svezia ha approvato un inasprimento delle pene per i funzionari pubblici che abusano del proprio ruolo, introducendo il nuovo reato di 'abuso di posizione pubblica'. La riforma, accolta con favore, alza fino a un anno e mezzo di carcere le sanzioni per gravi violazioni del dovere d'ufficio. La misura contrasta con la sproporzione osservata in Texas, dove un manifestante ha ricevuto 100 anni in un caso che solleva interrogativi sulla proporzionalità della giustizia.
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