
Francia conferma il primo caso di Ebola sul proprio territorio: un medico rientrato dal Congo
Il paziente, in condizioni stabili e con carica virale molto bassa, era quasi asintomatico durante il volo; le autorità europee rassicurano sul rischio contenuto, mentre nella RDC l’epidemia da ceppo Bundibugyo continua a crescere.
La Francia ha annunciato mercoledì l’identificazione del primo caso di malattia da virus Ebola sul proprio territorio continentale. Il paziente, un medico rientrato da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo con l’organizzazione ALIMA, è stato isolato immediatamente all’arrivo all’aeroporto di Parigi e trasferito in un centro specializzato dotato di camera a pressione negativa. Secondo il ministero della Salute francese, l’uomo aveva viaggiato su un volo commerciale Air France da Kinshasa presentando soltanto cefalea; le sue condizioni sono lievemente peggiorate durante il tragitto, ma al momento del ricovero la carica virale risultava «molto debole» e lo stato clinico stabile. Le autorità hanno avviato il tracciamento dei contatti: cinque passeggeri del volo sono stati posti in isolamento precauzionale, mentre l’indagine epidemiologica prosegue per individuare tutte le persone potenzialmente esposte, alle quali sarà richiesto un isolamento domiciliare di 21 giorni.
Il caso francese è il primo a essere diagnosticato al di fuori del continente africano durante l’attuale epidemia, la diciassettesima registrata nella RDC, dichiarata il 15 maggio dopo una serie di decessi inspiegabili nella provincia orientale dell’Ituri. Il focolaio è causato dal raro ceppo Bundibugyo del virus, per il quale non esistono al momento vaccini approvati né terapie specifiche: i vaccini anti-Ebola sviluppati tra il 2018 e il 2019 sono efficaci esclusivamente contro il ceppo Zaire. Secondo i dati ufficiali congolesi, i casi confermati hanno superato quota mille, con 267 decessi e un tasso di letalità intorno al 25 per cento; in Uganda sono stati registrati 20 contagi e due morti. Molti esperti di sanità pubblica africani e internazionali ritengono che la portata reale dell’epidemia sia sottostimata, poiché il virus circola in aree remote e in campi per sfollati, mentre i conflitti armati nelle province del Nord e Sud Kivu ostacolano la risposta sanitaria.
L’Organizzazione mondiale della sanità, che il 17 maggio ha dichiarato l’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, valuta il rischio a livello globale come «basso», ma lo considera «molto alto» per la RDC e «alto» per l’Uganda e i paesi confinanti. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha invitato a non cedere al panico, ricordando che in cinquant’anni i casi di Ebola rilevati fuori dall’Africa sono stati meno di trenta, e ha sottolineato come l’episodio francese ricordi i pericoli corsi dagli operatori in prima linea: quasi ottanta operatori sanitari sono stati contagiati nella RDC. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) giudica basso il rischio di infezione per i residenti europei e per i viaggiatori diretti nelle zone di circolazione attiva, e molto basso per la popolazione generale europea. Le autorità francesi hanno ribadito che il sistema sanitario dispone di capacità specialistiche per la gestione di malattie infettive ad alta trasmissibilità.
Sul fronte terapeutico, l’OMS ha annunciato che la prossima settimana prenderà il via nella RDC una sperimentazione clinica su due trattamenti – l’anticorpo monoclonale MBP134 e l’antivirale remdesivir – che potrà coinvolgere tra le cinquecento e le mille persone, a seconda dell’efficacia osservata. Lo studio, condotto da un consorzio che include l’Istituto nazionale di ricerca biomedica congolese, valuterà se i due farmaci, somministrati da soli o in combinazione, siano in grado di ridurre la mortalità nei pazienti affetti dal virus Bundibugyo. Nel frattempo, il monitoraggio dei contatti del caso francese e il rispetto dei protocolli di sorveglianza per i cooperanti in rientro dalle zone a rischio rappresentano i prossimi passi operativi per le autorità sanitarie europee.
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La Francia ha confermato il primo caso di Ebola sul proprio territorio, un medico rientrato da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. Il paziente è isolato e le autorità rassicurano che il rischio per la popolazione europea è basso. Intanto, in Congo l'epidemia avanza più rapidamente della risposta, e organizzazioni come MSF avvertono che il picco deve ancora arrivare e potrebbe durare un anno.
L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha registrato il più alto numero di casi confermati nel primo mese di qualsiasi focolaio mai documentato, con oltre 1.000 infezioni e 267 decessi. Il virus ha raggiunto centri urbani come Bunia e la tardiva individuazione ha favorito la diffusione. La Francia ha segnalato il primo caso al di fuori dell'Africa, un medico di ritorno dalla zona colpita.
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