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Società e Culturamercoledì 24 giugno 2026

Quando gli esami si fermano per un funerale: la scuola mondiale in bilico tra politica e tradizione

Dall'Iran alla Russia, passando per gli Emirati e il Brasile, i sistemi educativi ridisegnano calendari e programmi sotto la spinta di eventi nazionali, svolte ideologiche e nuove ambizioni linguistiche.

All’Università Shahid Beheshti di Teheran, gli esami di fine semestre sono stati rinviati di due settimane. La notifica è arrivata improvvisa: la sessione, prevista per il 13 del mese di Tir, slitta al 27. Il motivo ufficiale è duplice: la concomitanza con il test nazionale per i master e, soprattutto, «la cerimonia di commiato e il funerale del leader mujahid martire della Rivoluzione Islamica». Le aule si svuotano, i campus si preparano a un lutto nazionale che ridisegna il calendario accademico. Non è un semplice aggiustamento logistico: è il segno di come, in molti angoli del pianeta, l’istruzione sia oggi chiamata a fermarsi, riorientarsi o cambiare pelle sotto la spinta di eventi politici, svolte ideologiche e nuove ambizioni culturali.

A San Pietroburgo, pochi giorni prima, il Forum giuridico internazionale ha ospitato la presentazione dei nuovi manuali di scienze sociali per le scuole superiori russe. Il ministro dell’Istruzione Sergej Kravtsov e il consigliere presidenziale Vladimir Medinskij hanno mostrato i volumi destinati agli studenti dai 15 ai 17 anni, in vigore dal primo settembre 2026. «Prima la materia era astratta, poco interessante – ha detto Kravtsov – ora è un corso applicato, molto calibrato». Dietro la formula si cela una riscrittura profonda: i cinque capitoli (Uomo e società, Stato e diritto, Cultura, Economia, Russia verso il futuro) includono paragrafi sui valori tradizionali russi – vita, patriottismo, famiglia, memoria storica – e una critica esplicita alle élite occidentali, accusate di minare quegli stessi valori per mantenere il potere. Il curatore è Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza, definito da Medinskij «un brillante giurista». Il corso di scienze sociali, già ridotto da sei a tre anni di studio, vedrà anche una riforma dell’esame di Stato unificato (EGE) entro due anni, mentre in nona classe debutterà un orale obbligatorio di storia.

La svolta russa non è isolata. Lo stesso ministero ha annunciato che dall’anno scolastico 2026-2027 l’arabo potrà essere insegnato come lingua straniera, con un possibile esame di maturità dedicato non prima del 2033. La spinta arriva dalle comunità musulmane, ma anche da ragioni economiche: gli Emirati Arabi Uniti sono un partner commerciale in crescita. Secondo osservatori del Golfo, l’iniziativa risponde a una domanda reale di competenze linguistiche e potrebbe sottrarre spazio a forme di insegnamento religioso informale, retaggio degli anni Novanta. Nel frattempo, proprio negli Emirati, gli studenti delle scuole pubbliche e private affrontano in questi giorni gli esami di fine anno interamente su piattaforma elettronica, tra rigidi protocolli anti-frode e appelli alle famiglie perché garantiscano sonno e alimentazione adeguata. In Bangladesh, le prove semestrali sono state riprogrammate dal 28 giugno al primo luglio per «cause inevitabili» – un eufemismo che, secondo analisti locali, rimanda a un clima di instabilità politica. In Brasile, il ministero dell’Educazione ha appena pubblicato i risultati dell’Enem 2025 scuola per scuola, in nome della trasparenza, offrendo a tutti i cittadini la possibilità di consultare le performance medie per quartiere e istituto.

Agli occhi europei, questo mosaico di riforme e rinvii racconta una fase di ripensamento globale del ruolo della scuola. In Italia e nel continente, il dibattito su storia, educazione civica e digitalizzazione degli esami è altrettanto vivo, ma raramente assume i toni di una rifondazione ideologica esplicita come nel caso russo. La critica ai «valori occidentali» inserita in un manuale scolastico, e l’enfasi su una «sovranità educativa», rappresentano per molti analisti di Bruxelles un tentativo di blindare le giovani generazioni contro l’influenza culturale esterna. L’introduzione dell’arabo, invece, è letta come una mossa di avvicinamento al mondo islamico non allineato, che potrebbe avere riflessi anche sulle politiche migratorie e universitarie europee, in un momento in cui diversi atenei del Vecchio Continente potenziano i corsi di lingua e cultura araba per rispondere a flussi studenteschi e diplomatici.

Mentre a Teheran gli studenti attendono, sospesi tra lutto e calendari ricalcolati, i nuovi manuali russi sono già in tipografia. Sulla copertina, forse, campeggia il titolo del quinto capitolo: «La Russia sulla via del futuro». Un futuro che, da San Pietroburgo a Dubai, da Dacca a Brasilia, si scrive anche sui banchi di scuola, tra un esame rinviato e un programma riscritto.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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24%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa russa e CSI
Stampa iraniana e affini/ Regime
PragmatismoDistacco

In Iran, gli esami universitari sono stati posticipati per consentire la partecipazione al funerale di un leader rivoluzionario, intrecciando obbligo politico e tradizione. L'annuncio ufficiale dell'ateneo motiva il rinvio con eventi nazionali e logistici, senza toni polemici.

Stampa russa e CSI/ Statale
TrionfoPragmatismo

In Russia, il ministero dell'Istruzione ha presentato nuovi libri di testo di scienze sociali come un trionfo di contenuti pratici e allineati allo Stato, annunciando al contempo future modifiche all'esame nazionale. La narrazione enfatizza modernizzazione e radicamento patriottico, ignorando qualsiasi interruzione globale dovuta a funerali politici.

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mercoledì 24 giugno 2026

Quando gli esami si fermano per un funerale: la scuola mondiale in bilico tra politica e tradizione

Dall'Iran alla Russia, passando per gli Emirati e il Brasile, i sistemi educativi ridisegnano calendari e programmi sotto la spinta di eventi nazionali, svolte ideologiche e nuove ambizioni linguistiche.

All’Università Shahid Beheshti di Teheran, gli esami di fine semestre sono stati rinviati di due settimane. La notifica è arrivata improvvisa: la sessione, prevista per il 13 del mese di Tir, slitta al 27. Il motivo ufficiale è duplice: la concomitanza con il test nazionale per i master e, soprattutto, «la cerimonia di commiato e il funerale del leader mujahid martire della Rivoluzione Islamica». Le aule si svuotano, i campus si preparano a un lutto nazionale che ridisegna il calendario accademico. Non è un semplice aggiustamento logistico: è il segno di come, in molti angoli del pianeta, l’istruzione sia oggi chiamata a fermarsi, riorientarsi o cambiare pelle sotto la spinta di eventi politici, svolte ideologiche e nuove ambizioni culturali.

A San Pietroburgo, pochi giorni prima, il Forum giuridico internazionale ha ospitato la presentazione dei nuovi manuali di scienze sociali per le scuole superiori russe. Il ministro dell’Istruzione Sergej Kravtsov e il consigliere presidenziale Vladimir Medinskij hanno mostrato i volumi destinati agli studenti dai 15 ai 17 anni, in vigore dal primo settembre 2026. «Prima la materia era astratta, poco interessante – ha detto Kravtsov – ora è un corso applicato, molto calibrato». Dietro la formula si cela una riscrittura profonda: i cinque capitoli (Uomo e società, Stato e diritto, Cultura, Economia, Russia verso il futuro) includono paragrafi sui valori tradizionali russi – vita, patriottismo, famiglia, memoria storica – e una critica esplicita alle élite occidentali, accusate di minare quegli stessi valori per mantenere il potere. Il curatore è Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza, definito da Medinskij «un brillante giurista». Il corso di scienze sociali, già ridotto da sei a tre anni di studio, vedrà anche una riforma dell’esame di Stato unificato (EGE) entro due anni, mentre in nona classe debutterà un orale obbligatorio di storia.

La svolta russa non è isolata. Lo stesso ministero ha annunciato che dall’anno scolastico 2026-2027 l’arabo potrà essere insegnato come lingua straniera, con un possibile esame di maturità dedicato non prima del 2033. La spinta arriva dalle comunità musulmane, ma anche da ragioni economiche: gli Emirati Arabi Uniti sono un partner commerciale in crescita. Secondo osservatori del Golfo, l’iniziativa risponde a una domanda reale di competenze linguistiche e potrebbe sottrarre spazio a forme di insegnamento religioso informale, retaggio degli anni Novanta. Nel frattempo, proprio negli Emirati, gli studenti delle scuole pubbliche e private affrontano in questi giorni gli esami di fine anno interamente su piattaforma elettronica, tra rigidi protocolli anti-frode e appelli alle famiglie perché garantiscano sonno e alimentazione adeguata. In Bangladesh, le prove semestrali sono state riprogrammate dal 28 giugno al primo luglio per «cause inevitabili» – un eufemismo che, secondo analisti locali, rimanda a un clima di instabilità politica. In Brasile, il ministero dell’Educazione ha appena pubblicato i risultati dell’Enem 2025 scuola per scuola, in nome della trasparenza, offrendo a tutti i cittadini la possibilità di consultare le performance medie per quartiere e istituto.

Agli occhi europei, questo mosaico di riforme e rinvii racconta una fase di ripensamento globale del ruolo della scuola. In Italia e nel continente, il dibattito su storia, educazione civica e digitalizzazione degli esami è altrettanto vivo, ma raramente assume i toni di una rifondazione ideologica esplicita come nel caso russo. La critica ai «valori occidentali» inserita in un manuale scolastico, e l’enfasi su una «sovranità educativa», rappresentano per molti analisti di Bruxelles un tentativo di blindare le giovani generazioni contro l’influenza culturale esterna. L’introduzione dell’arabo, invece, è letta come una mossa di avvicinamento al mondo islamico non allineato, che potrebbe avere riflessi anche sulle politiche migratorie e universitarie europee, in un momento in cui diversi atenei del Vecchio Continente potenziano i corsi di lingua e cultura araba per rispondere a flussi studenteschi e diplomatici.

Mentre a Teheran gli studenti attendono, sospesi tra lutto e calendari ricalcolati, i nuovi manuali russi sono già in tipografia. Sulla copertina, forse, campeggia il titolo del quinto capitolo: «La Russia sulla via del futuro». Un futuro che, da San Pietroburgo a Dubai, da Dacca a Brasilia, si scrive anche sui banchi di scuola, tra un esame rinviato e un programma riscritto.

Divergenza delle fonti

Società e Cultura · 3 testate · 1 lingua

24%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole86%
Neutrale14%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa russa e CSI
Stampa iraniana e affini/ Regime
PragmatismoDistacco

In Iran, gli esami universitari sono stati posticipati per consentire la partecipazione al funerale di un leader rivoluzionario, intrecciando obbligo politico e tradizione. L'annuncio ufficiale dell'ateneo motiva il rinvio con eventi nazionali e logistici, senza toni polemici.

Stampa russa e CSI/ Statale
TrionfoPragmatismo

In Russia, il ministero dell'Istruzione ha presentato nuovi libri di testo di scienze sociali come un trionfo di contenuti pratici e allineati allo Stato, annunciando al contempo future modifiche all'esame nazionale. La narrazione enfatizza modernizzazione e radicamento patriottico, ignorando qualsiasi interruzione globale dovuta a funerali politici.

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