
Ispezioni nucleari in Iran: lo scontro tra Grossi e Teheran sul dopo-guerra
Il direttore dell’Agenzia atomica rivendica accesso immediato ai siti colpiti, ma per la Repubblica islamica ogni verifica resta vincolata alla fine delle sanzioni e a un’intesa definitiva con Washington.
La disponibilità immediata dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica a riprendere le ispezioni in tutti i siti nucleari iraniani, annunciata venerdì dal direttore generale Rafael Grossi durante una conferenza a Tokyo, ha innescato un confronto aperto con Teheran. Secondo Grossi, il memorandum d’intesa che ha sospeso le ostilità tra Stati Uniti e Iran affida esplicitamente all’Agenzia la supervisione della componente nucleare, rendendo indispensabile l’accesso dei tecnici anche agli impianti danneggiati dai bombardamenti. Fonti vicine al dossier, citate dalla stampa iraniana, precisano tuttavia che il testo dell’intesa – in particolare l’articolo 9 – congela lo status quo del programma atomico per l’intera finestra negoziale di sessanta giorni, senza prevedere nuove modalità di verifica prima di un accordo complessivo.
La posizione di Teheran, ribadita dal viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi e dal portavoce della diplomazia Esmail Baghaei, esclude qualsiasi ispezione nei siti di Natanz, Fordow e Isfahan, colpiti durante l’offensiva militare condotta da Israele e Stati Uniti. L’Iran considera quegli impianti fuori dalla portata dei verificatori fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni preliminari previste dall’articolo 13 del memorandum: revoca completa delle sanzioni, definizione di un piano di ricostruzione economica e chiusura definitiva del dossier nucleare. Nel frattempo, proseguono soltanto i controlli ordinari sugli impianti non danneggiati, come la centrale di Bushehr e il reattore di ricerca di Teheran, mentre il Parlamento di Teheran ha già approvato una legge che subordina ogni cooperazione con l’Agenzia all’autorizzazione del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale.
Da Vienna, il direttore Grossi insiste sulla necessità di un sistema di verifica «molto robusto» – definito in alcune versioni «molto avanzato» – per garantire che l’Iran non sviluppi un’arma nucleare, pur riconoscendo che il governo iraniano nega tale intenzione. L’Agenzia stima che oltre quattrocento chilogrammi di uranio ad alto arricchimento si trovino ancora nei luoghi ispezionati l’ultima volta nel giugno 2025, in prevalenza a Esfahan e in parte a Natanz, e ritiene che non siano stati spostati. Sul tavolo tecnico, Grossi ha evocato due opzioni per la gestione delle scorte: la diluizione in loco o il trasferimento all’estero, soluzioni che però, ha precisato, saranno decise dal negoziato bilaterale e non dall’Agenzia. Analisti mediorientali osservano che la divergenza riflette una tensione più ampia: Washington e le capitali europee, tra cui Roma, premono per garanzie immediate sulla non proliferazione, mentre Teheran usa l’accesso ai siti come leva per ottenere la rimozione delle sanzioni e il disimpegno militare americano dalla regione.
Per l’Italia e l’Europa, la partita ha ricadute dirette sulla sicurezza energetica e sulla stabilità del Mediterraneo allargato. Bruxelles segue con attenzione l’evoluzione del negoziato, consapevole che un fallimento riaprirebbe la crisi nucleare iraniana proprio mentre il continente cerca di diversificare le fonti di approvvigionamento. Al momento, i contatti tecnici tra l’Agenzia e Teheran sono limitati a scambi preliminari sulle modalità attuative, e la composizione del comitato di coordinamento previsto dall’intesa sarà definita solo dal tavolo Iran-Usa. La scadenza dei sessanta giorni, con il nodo delle ispezioni ancora irrisolto, resta il prossimo banco di prova per la tenuta del fragile cessate il fuoco.
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Il direttore dell'AIEA insiste per accedere ai siti iraniani, ma Teheran respinge quella che considera una pretesa infondata, subordinando ogni ispezione a un accordo finale. L'agenzia viene accusata di cercare pretesti per mantenere la pressione sul paese, mentre l'Iran ribadisce che il materiale nucleare non è mai stato spostato dal 2025.
Il direttore dell'AIEA si dice pronto a tornare in Iran e afferma di avere soluzioni per la questione delle scorte di uranio, ma il processo dipende dai negoziati tra Stati Uniti e Iran. L'agenzia rivendica un memorandum d'intesa per supervisionare le ispezioni, mentre resta un certo scetticismo sulla reale portata delle sue proposte.
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