
L’Italia hub per 500 aerei Usa contro l’Iran: la rivelazione di Rutte scuote il governo
Il segretario Nato quantifica il supporto logistico dalle basi italiane, mentre l’opposizione accusa Meloni di aver taciuto e si prepara il vertice E5 a Berlino.
Il segretario generale della Nato Mark Rutte, in un’intervista a Fox News alla vigilia dell’incontro con Donald Trump alla Casa Bianca, ha quantificato per la prima volta il contributo logistico europeo all’operazione americana Epic Fury contro l’Iran: circa 500 aerei statunitensi sono decollati da basi in Italia, mentre nel complesso del continente le missioni di volo sono state tra le 4.000 e le 5.000. Rutte ha citato anche la Romania, dove l’aeroporto di Bucarest ha dovuto ridurre il traffico commerciale per fare spazio alle aerocisterne. La dichiarazione, intesa a smorzare le accuse di scarso sostegno alleato rivolte da Trump, ha immediatamente innescato una reazione politica in Italia.
Per i partiti di opposizione italiani – dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, passando per Alleanza Verdi e Sinistra – le cifre fornite da Rutte smentiscono la narrazione del governo Meloni, che aveva assicurato il non coinvolgimento dell’Italia in azioni offensive e aveva rivendicato il diniego all’uso della base di Sigonella per i bombardieri. Secondo gli esponenti dell’opposizione, la premier avrebbe omesso al Parlamento la reale portata del supporto garantito, configurando una partecipazione indiretta ma sostanziale a una guerra giudicata illegittima e dannosa per gli interessi economici italiani. Da Washington, invece, l’amministrazione Trump continua a esprimere insoddisfazione per l’atteggiamento degli alleati, con il segretario alla Difesa Pete Hegseth che ha annunciato una revisione semestrale del dispiegamento di truppe americane in Europa e ha bollato i partner come “scrocconi”. In questo quadro, Rutte ha descritto i casi di mancata cooperazione come “isolati”, cercando di ricucire lo strappo in vista del vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio.
La distinzione tecnica, ricordata da fonti governative italiane e da analisti della difesa, è tra voli logistici e missioni cinetiche. In base agli accordi bilaterali che regolano l’uso delle basi – l’Air Technical Agreement e il Bilateral Infrastructure Agreement – per i voli di supporto (rifornimento, trasporto, intelligence) è sufficiente una comunicazione da parte statunitense, mentre le operazioni direttamente offensive richiedono un’autorizzazione formale del governo ospitante. Resta da chiarire, dunque, se i 500 decolli citati da Rutte rientrino nella prima categoria, come sostenuto implicitamente dall’esecutivo, o se abbiano incluso missioni di combattimento, come sospettano le opposizioni. Sul piano diplomatico, la giornata di oggi vede Rutte incontrare Trump alla Casa Bianca e, in videoconferenza, partecipare al vertice del formato E5 a Berlino, che riunisce i leader di Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia sotto la regia del cancelliere Friedrich Merz. L’obiettivo dichiarato è coordinare una linea comune europea sulla difesa e sulla ripartizione degli oneri prima del summit di Ankara, dove si discuterà il target di spesa del 5% del Pil entro il 2035.
La partita si inserisce in una fase di tensione strutturale nella relazione transatlantica. Secondo analisti di Bruxelles, la pressione americana per un riequilibrio del burden-sharing e la minaccia di un ridimensionamento della presenza militare in Europa stanno accelerando il dibattito sull’autonomia strategica del continente. L’Italia, che per il 2026 prevede una spesa per la difesa al 2,8% del Pil, si presenta al negoziato con una posizione cauta: ha confermato il no all’acquisto di armi per l’Ucraina tramite il programma Purl della Nato e mantiene riserve sull’uso di prestiti europei del fondo Safe per non gravare sui conti pubblici. Il vertice di Berlino e l’incontro Rutte-Trump rappresentano quindi passaggi preparatori decisivi. La premier Meloni, attesa a Berlino e poi ad Antibes per un bilaterale con Macron, dovrà gestire su più tavoli la richiesta di chiarimenti parlamentari e la necessità di preservare la credibilità italiana nell’Alleanza, mentre il segretario generale tenta di trasformare i numeri della cooperazione militare in un argine contro le spinte disgregatrici.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 3 lingue
Gli alleati europei si affrettano a mostrare un fronte unito in vista del vertice di Ankara. Mentre Rutte cerca di placare Trump sottolineando il massiccio supporto logistico dalle basi italiane—500 sortite statunitensi per la campagna in Iran—Berlino ospita un vertice E5 per forgiare una posizione comune sulla difesa. L'atmosfera è di pragmatismo ansioso, nel timore di una frattura transatlantica su condivisione degli oneri e guerra in Iran.
La NATO è sotto pressione crescente mentre Trump bolla l'alleanza come 'tigre di carta' e il Pentagono rivede i livelli di truppe in Europa. La visita di Rutte alla Casa Bianca è vista come una missione di contenimento dei danni, tra frustrazioni per il sostegno limitato degli alleati alle operazioni USA in Iran e nello Stretto di Hormuz. La narrazione sottolinea un crescente divario di credibilità all'interno dell'alleanza.
Articoli correlati
GTA VI, preordini a mezzanotte: l’azienda che chiude per andare a Vice City
10 lingue · 17 testate
Geopolitica e PoliticaTrump rivendica l’assicurazione iraniana su Hormuz, ma lo scontro sui pedaggi resta aperto
7 lingue · 21 testate
SportBrasile-Scozia, la notte dei conti: Neymar torna, ma il primato è in bilico
6 lingue · 21 testate