
Putin: la NATO prepara una guerra contro la Russia, Mosca pronta a rispondere
Il presidente russo accusa l'Alleanza atlantica di usare pretesti falsi per aumentare le spese militari, mentre il rischio di uno scontro diretto continua a crescere.
Durante un incontro con i diplomati delle accademie militari al Cremlino, il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che i paesi della NATO «parlano apertamente di prepararsi a una guerra contro di noi» e stanno aumentando i bilanci militari offensivi. Secondo Mosca, l’Alleanza sarebbe passata dal semplice sostegno a Kiev a una fase di preparazione bellica diretta, costringendo la Russia a rafforzare le proprie capacità di difesa e a modernizzare la triade nucleare, le forze terrestri e aerospaziali. Il capo del Cremlino ha assicurato che la Russia è «pronta a rispondere in modo tempestivo e adeguato a qualsiasi minaccia».
Nella ricostruzione offerta da Mosca, l’Occidente segue uno schema preciso: prima crea minacce alla sicurezza russa, poi obbliga il paese a reagire per autodifesa e infine lo accusa di aggressione per giustificare la propria militarizzazione. Putin ha evocato un parallelo storico con l’attacco nazista del 1941 all’Unione Sovietica, sostenendo che già allora la Germania hitleriana tentò di attribuire a Stalin la responsabilità dell’offensiva. Il viceministro degli Esteri Aleksandr Grushko ha rincarato la dose, affermando che il rischio di un confronto militare diretto con la NATO è in aumento e che l’Alleanza lavora con un orizzonte di preparazione operativa fissato al 2030.
Dalle capitali occidentali e dagli ambienti della NATO, la lettura è opposta. L’incremento delle spese per la difesa viene presentato come una risposta all’invasione russa dell’Ucraina e alla percepita volontà espansionista del Cremlino. Valutazioni dei servizi di intelligence europei indicano la necessità di prepararsi a un possibile attacco russo contro il territorio dell’Alleanza entro la fine del decennio. Bruxelles e Washington considerano la retorica di Mosca come parte di una strategia per legittimare il proprio riarmo e distogliere l’attenzione dalla guerra in corso. Da Kiev, nel frattempo, si rivendicano gli attacchi con droni contro infrastrutture civili e raffinerie russe come un mezzo per erodere le capacità finanziarie e logistiche di Mosca e per dimostrare che la popolazione russa non è al riparo dal conflitto.
Sul terreno, le forze russe continuano ad avanzare nella regione di Donetsk, mentre Putin ha escluso qualsiasi base per negoziati con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, accusando Kiev di colpire obiettivi civili per destabilizzare la società russa. Per l’Italia e l’Europa, l’inasprimento della retorica e l’aumento del rischio percepito di scontro diretto alimentano il dibattito sui livelli di spesa militare e sull’architettura di sicurezza del continente. Il governo italiano, impegnato a rispettare gli impegni NATO di spesa, si trova a dover conciliare le pressioni atlantiche con un’opinione pubblica in parte riluttante verso un ulteriore riarmo. Il dossier diplomatico resta congelato: non sono in programma colloqui di pace e entrambe le parti segnalano la volontà di prepararsi a un confronto prolungato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il Cremlino sostiene che i paesi NATO sono passati dal sostegno all'Ucraina a una preparazione aperta alla guerra, gonfiando i bilanci militari. I leader occidentali, afferma, diffondono storie inventate di una minaccia russa per giustificare una militarizzazione radicale. Mosca, evocando il precedente del 1941, si dice pronta a una risposta rapida e proporzionata a qualsiasi minaccia.
Il presidente Putin ha accusato i membri della NATO di prepararsi apertamente a una guerra contro la Russia, sostenendo che usano una presunta minaccia russa come pretesto per aumentare la spesa militare. Le dichiarazioni sono state rilasciate durante un incontro con i diplomati delle accademie militari.
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