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Energia e Climamartedì 23 giugno 2026

L’ONU pretende verità sui costi ambientali dell’IA

I centri dati consumano già più elettricità della maggior parte dei Paesi: l’ONU lancia un’iniziativa per obbligare le aziende a rendere pubblici gli impatti su acqua, suolo e carbonio.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha chiesto alle grandi aziende dell’intelligenza artificiale di «dire tutta la verità» sul costo ecologico dei loro centri dati, annunciando il lancio di una Iniziativa per la trasparenza ambientale nel settore. La mossa arriva mentre un rapporto dell’ONU quantifica per la prima volta con precisione il peso energetico di queste infrastrutture: nel 2025 i centri dati hanno assorbito 448 terawattora di elettricità, un valore che, se fossero un Paese, li collocherebbe all’undicesimo posto mondiale, subito dietro la Francia (468 TWh) e davanti a nazioni come l’Italia. L’intervento, pronunciato durante la London Climate Action Week, si inserisce in un’Europa occidentale stretta da un’ondata di calore record, con allerta rossa in quindici città italiane e temperature mai registrate in Francia.

La richiesta dell’ONU punta a smantellare i «costi nascosti» di un’espansione che, secondo le proiezioni, entro il 2030 potrebbe portare i centri dati a consumare più energia di tutti i Paesi tranne cinque, e a utilizzare acqua sufficiente a soddisfare per un anno intero i bisogni primari di 1,3 miliardi di persone nell’Africa subsahariana. Guterres ha sollecitato le imprese a misurare e divulgare pubblicamente l’impronta di carbonio, il consumo idrico e l’uso del suolo, e a impegnarsi ad alimentare ogni struttura esclusivamente con energia rinnovabile entro la fine del decennio. Attualmente il settore si affida a impegni volontari di zero emissioni nette e a obiettivi di elettricità verde, ma molte aziende stanno anche virando verso il gas o promuovendo il nucleare per i nuovi progetti.

Nel discorso, il capo dell’ONU ha collegato la voracità dell’IA alla più ampia dipendenza dai combustibili fossili, indicata come «origine distruttrice» delle crisi climatica ed energetica aggravata dalla guerra in Medio Oriente. Ha inoltre lanciato un appello globale sul metano, chiedendo all’industria petrolifera di riparare le fughe, cessare il flaring di routine e adottare uno standard scientifico. Ha esortato i governi a tassare gli extraprofitti delle major dei fossili – 6,5 miliardi di dollari solo nel primo trimestre dell’anno per le otto maggiori – e a dirottare quei fondi verso le comunità vulnerabili e la transizione energetica. La prospettiva europea, e italiana in particolare, incrocia qui tanto la vulnerabilità alle ondate di calore quanto il dibattito su una tassonomia verde che includa il nucleare e il gas.

La prossima tappa concreta sarà la convocazione dei leader mondiali a settembre, prima della COP31 in Turchia, per imprimere slancio a una «transizione giusta» che abbandoni i fossili. L’iniziativa sulla trasparenza dell’IA, intanto, fissa un parametro di rendicontazione che potrebbe ridefinire le condizioni per gli investitori e i regolatori, in un momento in cui la domanda globale di elettricità legata all’IA è già vicina all’1,5% del totale e si avvia a raddoppiare in quattro anni.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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L'ONU lancia l'allarme: i data center dell'IA consumano più elettricità della maggior parte dei paesi e sollecita le aziende a rivelare l'intero costo ambientale, abbandonando i costi nascosti. È giunto il momento di dire tutta la verità e di passare alle energie rinnovabili entro il 2030, mentre l'Europa è colpita da ondate di calore.

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Il capo dell'ONU esige che i giganti dell'IA rivelino il vero costo climatico dei loro data center, accusando i combustibili fossili di essere all'origine delle crisi energetiche e climatiche. Insiste che il peso non deve più ricadere sui più vulnerabili e che l'era dei costi nascosti è finita, mentre l'Europa è nella morsa di un'ondata di calore.

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martedì 23 giugno 2026

L’ONU pretende verità sui costi ambientali dell’IA

I centri dati consumano già più elettricità della maggior parte dei Paesi: l’ONU lancia un’iniziativa per obbligare le aziende a rendere pubblici gli impatti su acqua, suolo e carbonio.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha chiesto alle grandi aziende dell’intelligenza artificiale di «dire tutta la verità» sul costo ecologico dei loro centri dati, annunciando il lancio di una Iniziativa per la trasparenza ambientale nel settore. La mossa arriva mentre un rapporto dell’ONU quantifica per la prima volta con precisione il peso energetico di queste infrastrutture: nel 2025 i centri dati hanno assorbito 448 terawattora di elettricità, un valore che, se fossero un Paese, li collocherebbe all’undicesimo posto mondiale, subito dietro la Francia (468 TWh) e davanti a nazioni come l’Italia. L’intervento, pronunciato durante la London Climate Action Week, si inserisce in un’Europa occidentale stretta da un’ondata di calore record, con allerta rossa in quindici città italiane e temperature mai registrate in Francia.

La richiesta dell’ONU punta a smantellare i «costi nascosti» di un’espansione che, secondo le proiezioni, entro il 2030 potrebbe portare i centri dati a consumare più energia di tutti i Paesi tranne cinque, e a utilizzare acqua sufficiente a soddisfare per un anno intero i bisogni primari di 1,3 miliardi di persone nell’Africa subsahariana. Guterres ha sollecitato le imprese a misurare e divulgare pubblicamente l’impronta di carbonio, il consumo idrico e l’uso del suolo, e a impegnarsi ad alimentare ogni struttura esclusivamente con energia rinnovabile entro la fine del decennio. Attualmente il settore si affida a impegni volontari di zero emissioni nette e a obiettivi di elettricità verde, ma molte aziende stanno anche virando verso il gas o promuovendo il nucleare per i nuovi progetti.

Nel discorso, il capo dell’ONU ha collegato la voracità dell’IA alla più ampia dipendenza dai combustibili fossili, indicata come «origine distruttrice» delle crisi climatica ed energetica aggravata dalla guerra in Medio Oriente. Ha inoltre lanciato un appello globale sul metano, chiedendo all’industria petrolifera di riparare le fughe, cessare il flaring di routine e adottare uno standard scientifico. Ha esortato i governi a tassare gli extraprofitti delle major dei fossili – 6,5 miliardi di dollari solo nel primo trimestre dell’anno per le otto maggiori – e a dirottare quei fondi verso le comunità vulnerabili e la transizione energetica. La prospettiva europea, e italiana in particolare, incrocia qui tanto la vulnerabilità alle ondate di calore quanto il dibattito su una tassonomia verde che includa il nucleare e il gas.

La prossima tappa concreta sarà la convocazione dei leader mondiali a settembre, prima della COP31 in Turchia, per imprimere slancio a una «transizione giusta» che abbandoni i fossili. L’iniziativa sulla trasparenza dell’IA, intanto, fissa un parametro di rendicontazione che potrebbe ridefinire le condizioni per gli investitori e i regolatori, in un momento in cui la domanda globale di elettricità legata all’IA è già vicina all’1,5% del totale e si avvia a raddoppiare in quattro anni.

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L'ONU lancia l'allarme: i data center dell'IA consumano più elettricità della maggior parte dei paesi e sollecita le aziende a rivelare l'intero costo ambientale, abbandonando i costi nascosti. È giunto il momento di dire tutta la verità e di passare alle energie rinnovabili entro il 2030, mentre l'Europa è colpita da ondate di calore.

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Il capo dell'ONU esige che i giganti dell'IA rivelino il vero costo climatico dei loro data center, accusando i combustibili fossili di essere all'origine delle crisi energetiche e climatiche. Insiste che il peso non deve più ricadere sui più vulnerabili e che l'era dei costi nascosti è finita, mentre l'Europa è nella morsa di un'ondata di calore.

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