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Geopolitica e Politicagiovedì 18 giugno 2026

Accordo USA-Iran, revocato il blocco navale: il petrolio torna a scorrere da Hormuz

Washington smantella l’assedio ai porti iraniani e iniziano i sessanta giorni di negoziato per l’intesa definitiva, mentre Trump attacca i critici e Vance mette in guardia Israele.

A poche ore dalla firma del memorandum d’intesa tra Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, le acque del Golfo Persico hanno ricominciato a respirare. Il Comando centrale delle forze armate statunitensi ha annunciato la revoca immediata del blocco navale su tutti i traffici in entrata e in uscita dai porti e dalle zone costiere dell’Iran, precisando che le navi da guerra americane resteranno in zona per vigilare sul rispetto dell’accordo. Il vicepresidente J.D. Vance, in una conferenza stampa convocata d’urgenza alla Casa Bianca, ha quantificato il primo dividendo della tregua: nella sola notte di mercoledì oltre dodici milioni e mezzo di barili di greggio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, il volume più alto dall’inizio del conflitto. Teheran, ha aggiunto, non spara sulle imbarcazioni da due notti consecutive, un segnale che per Washington dimostra la tenuta iniziale dell’intesa.

Il testo siglato in forma elettronica – e poi messo nero su bianco da Trump con una penna a inchiostro spesso durante una cena a lume di candela con Emmanuel Macron alla Reggia di Versailles, a margine del G7 – è uno scheletro di quattordici punti che coniuga gesti immediati e promesse dilazionate. Prevede il cessate il fuoco permanente su tutti i fronti, incluso il Libano, la riapertura del corridoio petrolifero di Hormuz, lo scongelamento di asset iraniani e un alleggerimento progressivo delle sanzioni, mentre le forze americane si ritireranno entro trenta giorni. Il resto è rinviato a un negoziato lampo di sessanta giorni, che dovrebbe aprirsi in Svizzera già questo fine settimana e affrontare il nodo più spinoso: il programma nucleare della Repubblica islamica. La regia diplomatica, secondo fonti mediorientali, ha visto un ruolo decisivo del mediatore pakistano Shehbaz Sharif, tanto che l’intesa è già stata ribattezzata “memorandum di Islamabad”.

L’accoglienza politica è stata tutt’altro che unanime. Da Washington, Trump ha reagito con veemenza alle accuse di aver concesso troppo a Teheran, bollando i detrattori come «folli, invidiosi o malvagi» e rivendicando il record storico di Wall Street e il crollo del prezzo del petrolio. Vance ha rincarato la dose con un avvertimento inusuale a Israele: «Devono rispettare il processo di pace e smettere di attaccare l’unico alleato potente che gli è rimasto». Le capitali europee, pur accogliendo con sollievo la fine delle ostilità che hanno sconvolto i mercati energetici globali, osservano con cautela la fragilità dell’architettura. Da Bruxelles si teme che la finestra di sessanta giorni sia troppo stretta per sciogliere nodi tecnici come la diluizione dell’uranio arricchito e il calendario esatto della revoca delle sanzioni, mentre da Gerusalemme filtrano segnali di una possibile azione unilaterale che potrebbe far deragliare l’intero percorso.

Per l’Italia e l’Europa meridionale, la riapertura di Hormuz rappresenta un sollievo immediato: la strozzatura del canale aveva compresso le forniture di greggio e gas, aggravando la volatilità dei prezzi in un continente già provato dalla crisi energetica. Tuttavia, il vero banco di prova sarà la trasformazione di questa tregua armata in un accordo finale giuridicamente vincolante. I negoziati in Svizzera dovranno colmare le ambiguità di un testo che, per ammissione degli stessi analisti americani, pende a favore dell’Iran. La partita si gioca sul filo della fiducia tra due Paesi che non intrattengono relazioni diplomatiche dal 1979, con la Marina statunitense che resta in assetto di sorveglianza e un attore regionale, Israele, che potrebbe decidere di forzare la mano. Il mondo osserva, consapevole che la pace vera è ancora tutta da scrivere.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosferaStampa russa e CSI
Stampa atlantica / anglosfera/ Sicurezza
ScetticismoPragmatismo

Gli Stati Uniti hanno revocato il blocco navale contro l'Iran, consentendo il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, come primo passo verso negoziati dall'esito incerto. Il vicepresidente Vance potrebbe recarsi in Svizzera nel fine settimana per far avanzare i colloqui, ma permangono dubbi sul successo dell'intesa.

Stampa russa e CSI/ Statale
DistaccoPragmatismo

Il Comando Centrale USA ha annunciato la revoca del blocco navale ai porti iraniani su ordine del presidente Trump. Le navi da guerra americane resteranno nella regione per monitorare il rispetto del memorandum d'intesa firmato tra Washington e Teheran.

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giovedì 18 giugno 2026

Accordo USA-Iran, revocato il blocco navale: il petrolio torna a scorrere da Hormuz

Washington smantella l’assedio ai porti iraniani e iniziano i sessanta giorni di negoziato per l’intesa definitiva, mentre Trump attacca i critici e Vance mette in guardia Israele.

A poche ore dalla firma del memorandum d’intesa tra Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, le acque del Golfo Persico hanno ricominciato a respirare. Il Comando centrale delle forze armate statunitensi ha annunciato la revoca immediata del blocco navale su tutti i traffici in entrata e in uscita dai porti e dalle zone costiere dell’Iran, precisando che le navi da guerra americane resteranno in zona per vigilare sul rispetto dell’accordo. Il vicepresidente J.D. Vance, in una conferenza stampa convocata d’urgenza alla Casa Bianca, ha quantificato il primo dividendo della tregua: nella sola notte di mercoledì oltre dodici milioni e mezzo di barili di greggio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, il volume più alto dall’inizio del conflitto. Teheran, ha aggiunto, non spara sulle imbarcazioni da due notti consecutive, un segnale che per Washington dimostra la tenuta iniziale dell’intesa.

Il testo siglato in forma elettronica – e poi messo nero su bianco da Trump con una penna a inchiostro spesso durante una cena a lume di candela con Emmanuel Macron alla Reggia di Versailles, a margine del G7 – è uno scheletro di quattordici punti che coniuga gesti immediati e promesse dilazionate. Prevede il cessate il fuoco permanente su tutti i fronti, incluso il Libano, la riapertura del corridoio petrolifero di Hormuz, lo scongelamento di asset iraniani e un alleggerimento progressivo delle sanzioni, mentre le forze americane si ritireranno entro trenta giorni. Il resto è rinviato a un negoziato lampo di sessanta giorni, che dovrebbe aprirsi in Svizzera già questo fine settimana e affrontare il nodo più spinoso: il programma nucleare della Repubblica islamica. La regia diplomatica, secondo fonti mediorientali, ha visto un ruolo decisivo del mediatore pakistano Shehbaz Sharif, tanto che l’intesa è già stata ribattezzata “memorandum di Islamabad”.

L’accoglienza politica è stata tutt’altro che unanime. Da Washington, Trump ha reagito con veemenza alle accuse di aver concesso troppo a Teheran, bollando i detrattori come «folli, invidiosi o malvagi» e rivendicando il record storico di Wall Street e il crollo del prezzo del petrolio. Vance ha rincarato la dose con un avvertimento inusuale a Israele: «Devono rispettare il processo di pace e smettere di attaccare l’unico alleato potente che gli è rimasto». Le capitali europee, pur accogliendo con sollievo la fine delle ostilità che hanno sconvolto i mercati energetici globali, osservano con cautela la fragilità dell’architettura. Da Bruxelles si teme che la finestra di sessanta giorni sia troppo stretta per sciogliere nodi tecnici come la diluizione dell’uranio arricchito e il calendario esatto della revoca delle sanzioni, mentre da Gerusalemme filtrano segnali di una possibile azione unilaterale che potrebbe far deragliare l’intero percorso.

Per l’Italia e l’Europa meridionale, la riapertura di Hormuz rappresenta un sollievo immediato: la strozzatura del canale aveva compresso le forniture di greggio e gas, aggravando la volatilità dei prezzi in un continente già provato dalla crisi energetica. Tuttavia, il vero banco di prova sarà la trasformazione di questa tregua armata in un accordo finale giuridicamente vincolante. I negoziati in Svizzera dovranno colmare le ambiguità di un testo che, per ammissione degli stessi analisti americani, pende a favore dell’Iran. La partita si gioca sul filo della fiducia tra due Paesi che non intrattengono relazioni diplomatiche dal 1979, con la Marina statunitense che resta in assetto di sorveglianza e un attore regionale, Israele, che potrebbe decidere di forzare la mano. Il mondo osserva, consapevole che la pace vera è ancora tutta da scrivere.

Divergenza delle fonti

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Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosferaStampa russa e CSI
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ScetticismoPragmatismo

Gli Stati Uniti hanno revocato il blocco navale contro l'Iran, consentendo il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, come primo passo verso negoziati dall'esito incerto. Il vicepresidente Vance potrebbe recarsi in Svizzera nel fine settimana per far avanzare i colloqui, ma permangono dubbi sul successo dell'intesa.

Stampa russa e CSI/ Statale
DistaccoPragmatismo

Il Comando Centrale USA ha annunciato la revoca del blocco navale ai porti iraniani su ordine del presidente Trump. Le navi da guerra americane resteranno nella regione per monitorare il rispetto del memorandum d'intesa firmato tra Washington e Teheran.

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