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Geopolitica e Politicadomenica 21 giugno 2026

Al via in Svizzera i negoziati Usa-Iran, Hormuz e Libano subito banco di prova

Mentre delegazioni americane e iraniane discutono a Bürgenstock la pace permanente, Teheran blocca lo Stretto e chiede la fine immediata dei raid israeliani in Libano.

Ha preso avvio domenica mattina presso il resort di Bürgenstock, sulle sponde del lago di Lucerna, il primo round di colloqui tecnici diretti tra Stati Uniti e Iran dalla firma, mercoledì scorso, del memorandum d’intesa di Islamabad. Guidata dal vicepresidente americano JD Vance – affiancato dal suocero del presidente Donald Trump, Jared Kushner, e dall'inviato speciale Steve Witkoff – la delegazione di Washington siede allo stesso tavolo dei negoziatori di Teheran, capeggiati dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, con la mediazione del premier pakistano Shehbaz Sharif e dell’emirato del Qatar. L’avvio del negoziato coincide con l’annuncio, da parte del comando militare iraniano, della nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, la via d'acqua attraverso cui transita un quinto degli approvvigionamenti energetici globali, e con il persistere di scontri letali tra forze israeliane e Hezbollah nel Libano meridionale.

Secondo fonti della delegazione americana, l’obiettivo immediato dei colloqui è definire l’architettura di un accordo definitivo che sciolga i nodi del programma nucleare iraniano e consolidi la tregua in Libano. Vance ha parlato di «grandi progressi» attesi già nelle prossime ore, mentre Donald Trump ha alzato la posta minacciando di imporre un pedaggio per il passaggio dallo Stretto di Hormuz se entro i sessanta giorni previsti dal memorandum non si raggiungerà un’intesa. Nel quadro tracciato dalla Casa Bianca, il disarmo nucleare – con l’accesso a ispezioni internazionali e la diluizione delle scorte di uranio arricchito – resta il pilastro di un nuovo assetto regionale, cui l’amministrazione lega possibili allentamenti sanzionatori e la liberazione di asset iraniani congelati, stimati in miliardi di dollari.

Per Teheran, il banco di prova dell’intesa è la fine delle ostilità sul fronte libanese. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha avvertito che l’intero impianto del memorandum «sarà a rischio» senza l’immediata attuazione dell’impegno al cessate il fuoco «su tutti i fronti». La chiusura dello Stretto di Hormuz, annunciata sabato e giustificata da un presunto «inadempimento» degli Stati Uniti, rappresenta da Teheran un test di credibilità dell’accordo: il blocco navale e aereo americano è stato formalmente rimosso, ma la ripresa della navigazione – raccolta dal Comando centrale Usa senza interruzioni per 55 mercantili sabato – resta l’indicatore più sensibile per i mercati energetici globali, e per un’Europa già alle prese con il rincaro del greggio e la volatilità delle sue rotte di approvvigionamento.

La tregua in Libano, siglata venerdì dopo che i raid israeliani avevano ucciso decine di persone in risposta al lancio di razzi da parte di Hezbollah, continua a mostrare crepe profonde. L’esercito israeliano ha ricevuto ordine dall’esecutivo di Netanyahu di interrompere le operazioni offensive e di agire soltanto in autodifesa all’interno della fascia di sicurezza, ma gli scambi di fuoco non sono cessati, con cinque soldati israeliani uccisi dalla firma del memorandum e oltre 4.000 vittime libanesi dall'inizio della guerra, il 2 marzo scorso. Hezbollah, non firmatario dell’intesa, rivendica il diritto di rispondere a quelli che considera movimenti ostili, gettando un’ombra sulla possibilità che il negoziato in corso possa tradursi in una pacificazione durevole. I mediatori pakistani e qatarioti stanno lavorando per scongiurare che l’escalation libanese pregiudichi l’intero processo.

Il memorandum d’intesa, in vigore da mercoledì, concede un periodo negoziale di sessanta giorni, prorogabile, per sciogliere i capitoli più spinosi. Oltre alla questione nucleare – con l’Iran che rivendica il diritto all’arricchimento pur dichiarandosi pronto a garanzie scritte contro la bomba – restano sul tavolo la piena riapertura dello Stretto, lo sblocco effettivo dei beni congelati e la fine permanente delle sanzioni. I colloqui, aperti in una cornice di fragilità acuta, valgono per l’Italia e per l’Europa un banco di prova immediato: dalla tenuta dell’accordo dipendono non solo la stabilità energetica, ma anche la possibilità di evitare una nuova ondata migratoria dal Libano e il rischio di un conflitto regionale allargato, che coinvolgerebbe direttamente le missioni e gli interessi strategici europei nel Mediterraneo orientale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericanaStampa russa e CSI
Stampa latinoamericana
PragmatismoDistacco

La stampa latinoamericana riporta l'inizio dei negoziati USA-Iran in Svizzera come un passo diplomatico cruciale, sottolineando l'arrivo delle delegazioni e i temi sul tavolo: programma nucleare, cessate il fuoco in Libano e lo Stretto di Hormuz. La copertura è fattuale, con dettagli sul memorandum di 14 punti e la tempistica di 60 giorni, senza prese di posizione forti. L'enfasi è sulle delegazioni di alto livello e sullo sforzo di mediazione multilaterale.

Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoDistacco

La stampa russa inquadra i colloqui come una negoziazione tecnica facilitata da Pakistan e Qatar, con focus sul processo di mediazione e la formazione di gruppi tecnici. La copertura è calma e procedurale, sottolineando i ruoli dei mediatori e l'arrivo della delegazione iraniana. Non c'è un forte orientamento, ma la narrazione sottolinea l'importanza del memorandum di Islamabad e la necessità di un accordo globale.

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domenica 21 giugno 2026

Al via in Svizzera i negoziati Usa-Iran, Hormuz e Libano subito banco di prova

Mentre delegazioni americane e iraniane discutono a Bürgenstock la pace permanente, Teheran blocca lo Stretto e chiede la fine immediata dei raid israeliani in Libano.

Ha preso avvio domenica mattina presso il resort di Bürgenstock, sulle sponde del lago di Lucerna, il primo round di colloqui tecnici diretti tra Stati Uniti e Iran dalla firma, mercoledì scorso, del memorandum d’intesa di Islamabad. Guidata dal vicepresidente americano JD Vance – affiancato dal suocero del presidente Donald Trump, Jared Kushner, e dall'inviato speciale Steve Witkoff – la delegazione di Washington siede allo stesso tavolo dei negoziatori di Teheran, capeggiati dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, con la mediazione del premier pakistano Shehbaz Sharif e dell’emirato del Qatar. L’avvio del negoziato coincide con l’annuncio, da parte del comando militare iraniano, della nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, la via d'acqua attraverso cui transita un quinto degli approvvigionamenti energetici globali, e con il persistere di scontri letali tra forze israeliane e Hezbollah nel Libano meridionale.

Secondo fonti della delegazione americana, l’obiettivo immediato dei colloqui è definire l’architettura di un accordo definitivo che sciolga i nodi del programma nucleare iraniano e consolidi la tregua in Libano. Vance ha parlato di «grandi progressi» attesi già nelle prossime ore, mentre Donald Trump ha alzato la posta minacciando di imporre un pedaggio per il passaggio dallo Stretto di Hormuz se entro i sessanta giorni previsti dal memorandum non si raggiungerà un’intesa. Nel quadro tracciato dalla Casa Bianca, il disarmo nucleare – con l’accesso a ispezioni internazionali e la diluizione delle scorte di uranio arricchito – resta il pilastro di un nuovo assetto regionale, cui l’amministrazione lega possibili allentamenti sanzionatori e la liberazione di asset iraniani congelati, stimati in miliardi di dollari.

Per Teheran, il banco di prova dell’intesa è la fine delle ostilità sul fronte libanese. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha avvertito che l’intero impianto del memorandum «sarà a rischio» senza l’immediata attuazione dell’impegno al cessate il fuoco «su tutti i fronti». La chiusura dello Stretto di Hormuz, annunciata sabato e giustificata da un presunto «inadempimento» degli Stati Uniti, rappresenta da Teheran un test di credibilità dell’accordo: il blocco navale e aereo americano è stato formalmente rimosso, ma la ripresa della navigazione – raccolta dal Comando centrale Usa senza interruzioni per 55 mercantili sabato – resta l’indicatore più sensibile per i mercati energetici globali, e per un’Europa già alle prese con il rincaro del greggio e la volatilità delle sue rotte di approvvigionamento.

La tregua in Libano, siglata venerdì dopo che i raid israeliani avevano ucciso decine di persone in risposta al lancio di razzi da parte di Hezbollah, continua a mostrare crepe profonde. L’esercito israeliano ha ricevuto ordine dall’esecutivo di Netanyahu di interrompere le operazioni offensive e di agire soltanto in autodifesa all’interno della fascia di sicurezza, ma gli scambi di fuoco non sono cessati, con cinque soldati israeliani uccisi dalla firma del memorandum e oltre 4.000 vittime libanesi dall'inizio della guerra, il 2 marzo scorso. Hezbollah, non firmatario dell’intesa, rivendica il diritto di rispondere a quelli che considera movimenti ostili, gettando un’ombra sulla possibilità che il negoziato in corso possa tradursi in una pacificazione durevole. I mediatori pakistani e qatarioti stanno lavorando per scongiurare che l’escalation libanese pregiudichi l’intero processo.

Il memorandum d’intesa, in vigore da mercoledì, concede un periodo negoziale di sessanta giorni, prorogabile, per sciogliere i capitoli più spinosi. Oltre alla questione nucleare – con l’Iran che rivendica il diritto all’arricchimento pur dichiarandosi pronto a garanzie scritte contro la bomba – restano sul tavolo la piena riapertura dello Stretto, lo sblocco effettivo dei beni congelati e la fine permanente delle sanzioni. I colloqui, aperti in una cornice di fragilità acuta, valgono per l’Italia e per l’Europa un banco di prova immediato: dalla tenuta dell’accordo dipendono non solo la stabilità energetica, ma anche la possibilità di evitare una nuova ondata migratoria dal Libano e il rischio di un conflitto regionale allargato, che coinvolgerebbe direttamente le missioni e gli interessi strategici europei nel Mediterraneo orientale.

Divergenza delle fonti

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15%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 5 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa russa e CSI
Stampa latinoamericana
PragmatismoDistacco

La stampa latinoamericana riporta l'inizio dei negoziati USA-Iran in Svizzera come un passo diplomatico cruciale, sottolineando l'arrivo delle delegazioni e i temi sul tavolo: programma nucleare, cessate il fuoco in Libano e lo Stretto di Hormuz. La copertura è fattuale, con dettagli sul memorandum di 14 punti e la tempistica di 60 giorni, senza prese di posizione forti. L'enfasi è sulle delegazioni di alto livello e sullo sforzo di mediazione multilaterale.

Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoDistacco

La stampa russa inquadra i colloqui come una negoziazione tecnica facilitata da Pakistan e Qatar, con focus sul processo di mediazione e la formazione di gruppi tecnici. La copertura è calma e procedurale, sottolineando i ruoli dei mediatori e l'arrivo della delegazione iraniana. Non c'è un forte orientamento, ma la narrazione sottolinea l'importanza del memorandum di Islamabad e la necessità di un accordo globale.

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