
Taiwan in trincea, Pechino e Teheran sfidano la deterrenza americana
Cinque giorni di esercitazioni lampo a Taipei dopo incursioni aeree cinesi, mentre l’Iran svela attacchi con jet d’epoca alle basi USA nel Golfo.
Taiwan ha annunciato l’avvio immediato di un’esercitazione di prontezza operativa di cinque giorni, la «Immediate Combat Readiness Exercise», dopo che ventuno velivoli militari cinesi – tra cui caccia J-16, aerei radar KJ-500 e aerocisterne Y-20 – hanno sorvolato lo spazio aereo a sud-ovest dell’isola in direzione del Pacifico occidentale. Secondo il ministero della Difesa di Taipei, le manovre, che coinvolgono truppe reali su terreno reale e con equipaggiamenti veri, mirano ad addestrare le unità a passare in poche ore dalla condizione di pace a quella di guerra, simulando uno scenario in cui le periodiche incursioni di Pechino si trasformino in un attacco effettivo. Pechino, dal canto suo, considera l’isola parte integrante del proprio territorio e descrive le operazioni come addestramenti di routine in alto mare.
La novità sta nell’approccio: Taiwan ha progressivamente abbandonato le coreografie dimostrative per esercitazioni realistiche, come già mostrato con il recente lancio di razzi HIMARS di fabbricazione statunitense nello Stretto. In parallelo, la televisione di Stato cinese ha trasmesso per la prima volta il filmato del lancio di un missile ipersonico Dongfeng-17, un’arma capace di manovre evasive che, nell’ottica di Pechino, rafforza la credibilità del proprio deterrente convenzionale e complica l’intervento di forze esterne nella regione. Il gesto, giunto alla vigilia del sessantesimo anniversario della Forza missilistica dell’Esercito popolare, viene letto a Taipei e nelle capitali alleate come un segnale di capacità e determinazione.
Il teatro taiwanese si allarga al contenzioso marittimo. Negli ultimi giorni missioni navali cinesi a est di Taiwan hanno incrociato le trattative tra Giappone e Filippine sulla delimitazione delle zone economiche esclusive in acque che Pechino rivendica come proprie. Secondo i media statali cinesi, le due nazioni aspirano a «creare fatti compiuti in acque cinesi», mentre Tokyo e Manila parlano di negoziati bilaterali resi urgenti anche dalla loro cooperazione crescente in campo militare, con la prima storica vendita di cacciatorpediniere giapponesi alle Filippine.
Intanto in Medio Oriente, i piloti iraniani hanno rivelato come vecchi caccia F-4 e F-5 siano riusciti a penetrare le difese aeree statunitensi e a colpire una base logistica americana, provocando incendi e la distruzione di almeno un elicottero. La stampa di Teheran cita rapporti non ufficiali secondo cui la confusione generata dall’attacco avrebbe potuto innescare il fuoco amico da parte di caccia kuwaitiani, con l’abbattimento di tre F-15E statunitensi. Operazioni di questo tipo, condotte con velivoli degli anni Settanta in volo radente e silenzio radio, metterebbero a nudo vulnerabilità nei sistemi di sorveglianza occidentali proprio mentre l’Iran si prepara a ricevere i moderni Sukhoi Su-35 e Su-30.
Il dossier resta fluido. L’esercitazione taiwanese si concluderà venerdì, mentre le grandi manovre Han Kuang sono attese ad agosto. Nel Golfo, il Pentagono non ha confermato le dimensioni dei danni, ma secondo reti come NBC News le distruzioni sarebbero state più pesanti di quanto ammesso ufficialmente, in un contesto in cui le garanzie di difesa statunitensi si misurano su fronti sempre più simultanei.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media di stato cinesi mostrano con orgoglio il missile ipersonico DF-17 come simbolo di progresso militare e deterrenza, inquadrandolo come una risposta giustificata alle sfide regionali. Il rapporto enfatizza la potenza tecnologica e l'impegno della nazione a salvaguardare la sovranità, senza menzionare le esercitazioni di Taiwan.
I resoconti del sud-est asiatico evidenziano le esercitazioni di prontezza al combattimento di Taiwan come una precauzione necessaria contro una potenziale aggressione cinese, notando che gli esercizi di routine della Cina potrebbero degenerare in attacchi reali. Il tono è difensivo e allarmato, sottolineando la tensione nella regione.
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