
Mosca denuncia i preparativi bellici della Nato e si dice pronta a riaprire i negoziati con Kiev
Putin accusa l’Alleanza di usare una falsa minaccia russa per giustificare la militarizzazione, mentre Lavrov lascia intendere una disponibilità al dialogo senza concessioni territoriali.
Il presidente russo Vladimir Putin, intervenendo a una cerimonia con i diplomati delle accademie militari, ha affermato che i paesi della Nato «parlano apertamente in Occidente di prepararsi a una guerra contro di noi», aumentando i bilanci della difesa e la produzione di armamenti. Secondo la ricostruzione offerta dal Cremlino, l’Alleanza atlantica sarebbe passata dal sostegno a Kiev a una fase di preparazione diretta al conflitto, utilizzando «dichiarazioni menzognere su una presunta minaccia militare russa» per legittimare la propria militarizzazione. Putin ha tracciato un parallelo storico con l’invasione nazista del 1941, sostenendo che anche allora la Germania hitleriana tentò di accusare l’Unione Sovietica di aggressione contro quello che oggi si chiamerebbe «Occidente collettivo». Il leader russo ha aggiunto che i paesi occidentali non hanno ancora lanciato attacchi diretti dal proprio territorio perché «capiscono che ci sarà una risposta».
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha dichiarato che la Russia è pronta a riprendere i colloqui di pace con l’Ucraina «dal punto in cui si sono interrotti», riferendosi ai negoziati di Istanbul dell’aprile 2022 e ai successivi contatti mediati dagli Stati Uniti, l’ultimo dei quali risale allo scorso febbraio a Ginevra, prima dell’intervento militare americano e israeliano contro l’Iran. Lavrov non ha tuttavia segnalato alcun ammorbidimento sulla richiesta che Kiev ceda le porzioni ancora sotto suo controllo delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, condizione che l’Ucraina continua a respingere. Fonti diplomatiche occidentali osservano che la disponibilità al dialogo viene ribadita in parallelo all’avanzata delle forze russe lungo tutta la linea del fronte, in un quadro in cui Mosca non riconosce la legittimità del governo di Volodymyr Zelensky e accusa Kiev di colpire obiettivi civili.
Il vice ministro degli Esteri russo Aleksandr Grushko ha inquadrato l’attuale tensione in una prospettiva di medio termine, affermando che la Nato lavora con un orizzonte di preparazione fino al 2030 e che il rischio di un confronto militare diretto con l’Alleanza è in aumento. Grushko ha citato le esercitazioni trilaterali Gallant Boar 2026 in corso nel corridoio di Suwałki, che vedono impegnati circa seimila cinquecento militari polacchi insieme a reparti lituani e francesi. Si tratta di manovre pianificate fin dal 2022 su uno dei segmenti più esposti del fianco orientale della Nato, la sottile striscia di territorio che separa la Bielorussia dall’exclave russa di Kaliningrad e la cui vulnerabilità è da anni al centro dell’attenzione dei comandi alleati. Per l’Italia, che partecipa al rafforzamento del battaglione multinazionale in Lettonia e contribuisce alla sorveglianza aerea dei Paesi baltici, l’addensarsi di esercitazioni e retorica bellica in quell’area rappresenta un fattore di rischio diretto per la stabilità del continente.
Nell’ottica di Mosca, la sequenza è chiara: l’Occidente crea minacce alla sicurezza russa, costringe il paese a reagire per autodifesa e poi utilizza quella reazione per alimentare una narrazione di aggressione, giustificando così il riarmo e l’allargamento dell’Alleanza. In questo schema, il conflitto in Ucraina viene descritto come una operazione resa necessaria dalla difesa delle popolazioni del Donbass e dal mancato rispetto degli accordi di Minsk. Sul versante opposto, le capitali europee e Washington attribuiscono l’origine della crisi all’invasione russa del febbraio 2022 e considerano le rivendicazioni territoriali di Mosca come il principale ostacolo a una soluzione negoziata. Il comunicato congiunto di Francia, Regno Unito e Germania dopo l’incontro di Londra con Zelensky, che poneva come condizioni un cessate il fuoco sulla linea attuale senza riconoscimento delle annessioni e garanzie di sicurezza per Kiev, è stato bollato da Lavrov come «una richiesta di capitolazione» della Russia.
Allo stato attuale, non sono in programma nuovi round negoziali. La posizione russa combina la minaccia di una risposta militare a qualsiasi attacco lanciato da territori Nato con l’apertura condizionata al dialogo, mentre i paesi dell’Alleanza proseguono nel rafforzamento della postura difensiva sul fianco orientale e nella pianificazione a lungo termine. Il dossier resta così sospeso tra una mobilitazione retorica e militare che evoca lo spettro di uno scontro diretto e la consapevolezza, ribadita da entrambe le parti, che un’escalation avrebbe costi difficilmente calcolabili per l’intera architettura di sicurezza europea.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Russia accusa la NATO di prepararsi apertamente alla guerra, abbandonando il semplice sostegno al regime illegittimo di Kiev. I leader occidentali utilizzano la falsa narrativa della 'minaccia russa' per giustificare l'aumento vertiginoso delle spese militari. Mosca è pronta a rispondere in modo rapido e proporzionato a qualsiasi aggressione.
Putin ha avvertito che le potenze occidentali, incluso Israele, si stanno apertamente preparando alla guerra contro la Russia. Fonti militari iraniane hanno segnalato la disponibilità a operazioni preventive, inquadrando il momento come parte di un ordine globale instabile che richiede un riallineamento multipolare.
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