
Primo impiego in combattimento di droni di superficie USA contro l’Iran: colpita la base navale di Bandar Abbas
L’attacco con tre unità Corsair segna un salto tecnologico mentre Trump annuncia il blocco navale e una tassa del 20% sullo Stretto di Ormuz, con Teheran che minaccia ritorsioni regionali.
Le forze armate statunitensi hanno impiegato per la prima volta in un’operazione di combattimento droni marittimi d’attacco unidirezionali, colpendo domenica 12 luglio un’installazione di manutenzione per sommergibili e navi nel porto iraniano di Bandar Abbas. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), tre unità di superficie autonome del modello Corsair hanno centrato la base navale, degradando – nelle parole del comunicato – «la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il trasporto marittimo commerciale». Il video diffuso dal CENTCOM mostra le esplosioni in prossimità dei moli, mentre fiamme e fumo si levano dallo scalo. L’operazione si inserisce in una più ampia ondata di raid che, sempre secondo fonti militari americane, ha colpito nel fine settimana circa 140 obiettivi iraniani, inclusi sistemi di difesa aerea, radar costieri, postazioni missilistiche e piccole imbarcazioni.
Sul piano politico, il presidente Donald Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale ai porti iraniani e l’introduzione di una tassa del 20% su tutto il carico trasportato dalle navi che attraversano lo Stretto di Ormuz, presentando gli Stati Uniti come «il Guardiano dello Stretto» e definendo la misura una questione di giustizia per coprire i costi della sicurezza. Washington insiste sul fatto che il corridoio marittimo resta aperto al traffico internazionale e che le proprie forze continueranno a garantire la libertà di navigazione. Nella prospettiva americana, l’azione militare e la pressione economica sono strumenti per ripristinare la normalità dei transiti in una via d’acqua da cui, prima del conflitto, passava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali.
Teheran ha risposto su più livelli. Il portavoce del Quartier generale congiunto iraniano, citato dai media statali, ha dichiarato che qualsiasi cooperazione o sostegno logistico agli Stati Uniti «sarà considerato un atto di guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell’Iran», avvertendo che «se la guerra si diffonderà, le fiamme consumeranno tutti i Paesi della regione». La Repubblica Islamica rivendica lo Stretto di Ormuz come proprio territorio e ha già chiuso il passaggio dal 28 febbraio, imponendo un sistema di autorizzazioni e pedaggi. Sul terreno, le Guardie della Rivoluzione hanno lanciato attacchi di ritorsione contro installazioni militari in Kuwait, Bahrein, Giordania, Oman ed Emirati Arabi Uniti – tutti Paesi che ospitano basi americane – colpendo, secondo fonti iraniane, depositi di carburante, sistemi Patriot e piste aeree.
Le conseguenze per il commercio marittimo sono immediate. Secondo i dati del tracciatore Kpler, domenica hanno attraversato lo Stretto soltanto 14 navi, di cui 7 mercantili, con un calo del 52% rispetto alla settimana precedente. L’Organizzazione Marittima Internazionale ha segnalato il pericolo di mine navali e quattro attacchi a imbarcazioni nel mese in corso. I prezzi del petrolio hanno superato i 79 dollari al barile, alimentando i timori per la sicurezza energetica europea e italiana, fortemente dipendenti dai flussi che transitano per Hormuz. Analisti di Bruxelles osservano che un’interruzione prolungata potrebbe innescare rincari significativi per le economie mediterranee, già esposte alle turbolenze del mercato globale.
L’escalation segna il collasso dell’accordo quadro di cessate il fuoco firmato il 17 giugno, che prevedeva la riapertura della navigazione e sessanta giorni di negoziati. Trump ha dichiarato conclusa l’intesa, pur lasciando aperta la porta a nuovi colloqui. Il ministero degli Esteri iraniano accusa i bombardamenti americani di aver vanificato gli sforzi diplomatici degli ultimi mesi. Al momento non sono in programma incontri, mentre entrambe le parti annunciano ulteriori operazioni militari. Il dossier resta in una fase di stallo ad alta intensità, con il rischio concreto di un allargamento del conflitto all’intera regione del Golfo.
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Gli Stati Uniti hanno agito per proteggere la navigazione nello Stretto di Ormuz, mentre l'Iran minaccia ritorsioni contro qualsiasi paese che sostenga gli USA.
Includendo le minacce iraniane e la tariffa di Trump, il blocco presenta l'attacco statunitense come una risposta necessaria a un pericolo imminente e a una pressione economica.
Gli attacchi statunitensi hanno preso di mira le capacità navali iraniane per garantire la libertà di navigazione nella regione.
Il blocco presenta l'evento come una semplice operazione militare, omettendo qualsiasi contesto politico più ampio o la prospettiva iraniana.
Gli Stati Uniti hanno lanciato il primo attacco con droni marini unidirezionali contro un porto iraniano, danneggiando la capacità iraniana di colpire il traffico commerciale.
Il blocco si concentra sulla novità tecnica e sull'obiettivo militare dichiarato, evitando qualsiasi giudizio o linguaggio emotivo.
I militari statunitensi hanno utilizzato droni marini in combattimento per la prima volta, colpendo una struttura portuale iraniana.
Il blocco riporta l'evento come una pietra miliare fattuale, senza aggiungere contesto o commento.
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