
Acque contese: dagli Stati Uniti al Messico, la gestione idrica mobilita miliardi e nuova cooperazione
Mentre il lago Mead riceve 65 milioni di dollari federali per evitare il collasso idroelettrico, il Messico vara un piano da 20 miliardi di pesos per risanare tre fiumi e rinsalda l’asse con Panama sul Canale.
Il Bureau of Reclamation statunitense verserà fino a 65 milioni di dollari al Metropolitan Water District della California meridionale perché lasci nel lago Mead 200.000 acre-feet di acqua, equivalenti al fabbisogno annuo di circa 600.000 famiglie. L’intesa, approvata nei giorni scorsi, si inserisce in un pacchetto di accordi con California, Arizona e Nevada che dovrebbe conservare complessivamente quasi 700.000 acre-feet e innalzare il bacino di circa tre metri entro dicembre. Il lago, il più grande serbatoio artificiale degli Stati Uniti, si trova a soli due piedi sopra il minimo storico del 2022 e un ulteriore calo ridurrebbe del 70% la produzione idroelettrica della diga di Hoover, con ripercussioni sulla fornitura elettrica per l’intero Sudovest. I fondi provengono dall’Inflation Reduction Act e, secondo i gestori, rappresentano un argine temporaneo in attesa che un possibile El Niño porti precipitazioni o che i sette Stati del bacino del Colorado trovino un’intesa di lungo periodo dopo la scadenza delle attuali linee guida.
Sul versante messicano, il governo federale ha annunciato un investimento di oltre 20 miliardi di pesos nell’arco del sessennio per il risanamento dei fiumi Atoyac, Lerma-Santiago e Tula, tra i corpi idrici più contaminati del Paese. La segretaria all’Ambiente Alicia Bárcena ha parlato di “debito storico” verso 25 milioni di cittadini e ha illustrato un programma di 93 progetti in dieci Stati. Le prime fasi di bonifica hanno già rimosso 110.000 metri cubi di giacinto acquatico dalla diga di Tula e individuato 479 discariche clandestine e 460 industrie potenzialmente inquinanti, con alcune sanzioni e chiusure già comminate. L’avanzamento dei lavori tocca il 90% sul Lerma-Santiago, l’85% sull’Atoyac e il 62% sul Tula, mentre la strategia adottata punta a intervenire sull’intero bacino idrografico e non solo sugli alvei, combinando infrastrutture, riforestazione e vigilanza.
La cooperazione idrica e ambientale assume anche una dimensione diplomatica. Durante la visita del presidente panamense José Raúl Mulino, la presidente Claudia Sheinbaum ha ribadito il sostegno messicano alla neutralità del Canale di Panama e al rispetto dei trattati Torrijos-Carter, in un contesto in cui la via interoceanica resta un nodo strategico per il commercio globale. I due governi hanno inoltre rafforzato la collaborazione contro il verme parassita del bestiame: Panama fornisce le pupe di mosca sterile al nuovo impianto messicano in Chiapas, gettando le basi per una futura autosufficienza produttiva di Città del Messico.
Sullo sfondo resta la fragilità dei programmi di monitoraggio ambientale. Il laboratorio sugli squali della California State University di Long Beach, che dal 2018 fornisce ai bagnini dati in tempo reale sulla presenza di grandi squali bianchi lungo 500 miglia di costa, esaurirà i finanziamenti a settembre. I 380 esemplari marcati e le boe acustiche rischiano di essere ritirati, lasciando i comuni costieri senza uno strumento che, secondo il direttore Christopher Lowe, ha evitato chiusure ingiustificate delle spiagge e relativi danni economici. La ricerca di nuovi fondi privati o aziendali è in corso, mentre le temperature oceaniche insolitamente miti continuano ad attrarre un numero crescente di squali verso le coste della California meridionale.
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Un osservatore pragmatico nota che la misura federale è solo un palliativo che non risolve la crisi idrica di fondo.
L'articolo inquadra l'accordo come 'comprare tempo', creando un senso di urgenza senza allarmismo, e legittima l'intervento come necessario ma insufficiente.
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Il governo messicano si presenta come protagonista di un'azione ambientale storica, sottolineando la leadership presidenziale e i risultati concreti.
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