
Teheran chiede agli Houthi di preparare la chiusura di Bab el-Mandeb
La richiesta iraniana, rivelata da fonti anonime, minaccia di interrompere anche la seconda rotta petrolifera del Medio Oriente dopo lo Stretto di Hormuz, con conseguenze dirette per l'approvvigionamento energetico europeo.
La leadership iraniana ha chiesto al movimento yemenita degli Houthi di tenersi pronto a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb nel caso in cui gli Stati Uniti colpiscano le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica. Secondo due fonti iraniane di alto livello e una fonte regionale citate dall'agenzia Reuters, il messaggio è stato trasmesso di recente, mentre una fonte vicina agli Houthi conferma che missili e droni sono già stati dispiegati sulle alture che dominano Hodeida e il Golfo di Aden, in attesa dell'ordine operativo. La tempistica dell'eventuale blocco sarebbe decisa dai rappresentanti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica già presenti in Yemen, segnalando un coordinamento diretto che, nell'ottica di Teheran, trasforma Bab el-Mandeb in una leva strategica analoga allo Stretto di Hormuz.
La mossa si inserisce in una spirale di minacce e ritorsioni avviata il 28 febbraio con gli attacchi israeliani e statunitensi contro l'Iran, cui Teheran ha risposto chiudendo Hormuz, via di transito per circa un quinto dei flussi energetici globali. Da allora, secondo analisti mediorientali, l'Iran ha più volte segnalato la volontà di estendere l'instabilità ai corridoi marittimi alternativi, come dimostrano le dichiarazioni del consigliere della Guida Suprema Ali Akbar Velayati, che ad aprile aveva equiparato Bab el-Mandeb a Hormuz. Fonti vicine a Riad indicano che l'Arabia Saudita prende «molto sul serio» queste minacce, consapevole che il gruppo yemenita sta coordinandosi strettamente con Teheran, mentre Washington prosegue i raid aerei e il blocco navale contro i porti iraniani, giustificati come risposta agli attacchi al traffico mercantile.
La chiusura simultanea dei due stretti avrebbe ripercussioni immediate sull'economia globale e in particolare sull'Europa. Con Hormuz già bloccato, circa il 70% delle esportazioni energetiche saudite viene dirottato via oleodotto verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, per poi transitare proprio attraverso Bab el-Mandeb. Secondo l'Energy Information Administration statunitense, nel primo semestre del 2025 sono transitati dallo stretto circa 4,2 milioni di barili al giorno di petrolio e derivati, pari a circa il 7% dei rifornimenti mondiali. Per l'Italia, che importa via mare la quasi totalità del proprio fabbisogno energetico, un'interruzione prolungata comporterebbe un aumento dei costi di trasporto e dei premi assicurativi, con effetti a cascata sui prezzi di carburanti e materie prime, in uno scenario che gli analisti di Bruxelles paragonano a uno shock di offerta di proporzioni paragonabili solo alle crisi petrolifere del passato.
La minaccia si innesta su un conflitto regionale in rapida escalation. Dopo la tregua fragile di giugno tra Teheran e Washington, gli Houthi hanno rotto il cessate il fuoco con l'Arabia Saudita, colpendo con missili il regno e accusandolo di un raid sull'aeroporto di Sana'a. Il gruppo, che già nel 2023-2024 aveva condotto decine di attacchi contro navi commerciali nel Mar Rosso in nome della causa palestinese, dispone di capacità missilistiche e di mine navali sufficienti, secondo esperti di sicurezza, a rendere la navigazione proibitiva anche senza un controllo fisico dello stretto. Al momento, l'ordine di attacco non è stato impartito, ma la presenza di ufficiali iraniani sul terreno e la retorica incendiaria da entrambe le parti lasciano presagire che la decisione possa maturare in tempi brevi, con il rischio concreto di un'interruzione simultanea delle due principali arterie energetiche del Medio Oriente.
| Stampa israeliana | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.10 | neutral |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
Israel condemns Iran for arming Houthi terrorists and threatening to block the Red Sea.
By labeling the Houthis as a terrorist organization, the Israeli press delegitimizes both the group and Iran, and presents the threat as imminent and concrete, creating a sense of urgency.
The Israeli press omits any mention of Iran's defensive rationale or the context of US threats against Iran, presenting Iran's action as unprovoked aggression.
The West observes with concern the possibility that Iran may use the Houthis to close another vital strait, expanding the energy crisis.
The Atlantic press adopts a tone of measured alert, relying on anonymous sources and strategic analysis, to present the news as a credible but not imminent threat.
The Atlantic press omits the characterization of Houthis as terrorists and does not emphasize Iran's defensive posture, focusing instead on the potential economic impact.
India and South Asia analyze the Iranian move as a regional deterrence strategy, focusing on implications for global energy trade.
The Indo-South Asian press takes an analytical approach, citing sources and analysts, to frame the news as a calculated strategic move, not an immediate threat.
The Indo-South Asian press omits any moral judgment on the Houthis or Iran, and does not highlight the potential for immediate disruption.
Latin America reports the fact without taking sides, merely describing the potential threat.
The Latin American press uses a direct translation of Reuters, maintaining a descriptive tone without adding commentary or analysis.
The Latin American press omits any strategic analysis or context about the Strait of Hormuz or broader Iran-US tensions, presenting a bare-bones report.
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