
Singapore guida la classifica passaporti 2026, Emirati Arabi secondi: il divario globale tocca le 170 destinazioni
L'indice Henley 2026 mostra Singapore in vetta con 192 mete e un balzo degli EAU al secondo posto, mentre il divario di mobilità globale raggiunge un massimo storico.
Singapore conserva il passaporto più potente del mondo, con accesso senza visto a 192 destinazioni, secondo l'edizione di luglio 2026 dell'Henley Passport Index. Per la prima volta gli Emirati Arabi Uniti salgono al secondo posto, a pari merito con Giappone e Corea del Sud (188 mete), dopo aver aggiunto 153 destinazioni in vent'anni. L'Italia si colloca al quarto posto insieme ad altri dieci paesi europei, con 186 destinazioni accessibili.
Secondo gli analisti di Henley & Partners, la forza del passaporto riflette il capitale geopolitico di un paese: le nazioni con cui altri Stati desiderano stringere partnership commerciali, di investimento o di sicurezza. In quest'ottica, la performance degli Emirati Arabi Uniti viene letta come il frutto di una diplomazia attiva e di accordi bilaterali che hanno moltiplicato l'accesso ai visti. Al contrario, il declino relativo di Stati Uniti e Regno Unito – scesi rispettivamente al decimo e al sesto posto – è interpretato da Bruxelles e da osservatori asiatici come un segnale di un'influenza globale in trasformazione, nonostante entrambi i paesi abbiano comunque ampliato il numero di mete accessibili.
L'indice evidenzia una correlazione tra mobilità e stabilità nazionale: paesi come Singapore, Giappone, Svizzera e Irlanda figurano ai vertici sia della classifica passaporti sia del Global Peace Index. Tuttavia, emergono eccezioni significative: Israele, al 18° posto per forza del passaporto, occupa il 159° posto nell'indice di pace; gli Stati Uniti sono 10° per mobilità ma 134° per pace. Secondo l'Istituto per l'Economia e la Pace, il numero di conflitti tra Stati ha raggiunto il livello più alto dalla Seconda guerra mondiale, eppure la libertà di viaggio media è cresciuta: il passaporto medio oggi dà accesso a 108 destinazioni, contro le 58 del 2006. Questa apparente contraddizione è spiegata dagli esperti con il fatto che la diplomazia e gli interessi economici possono prevalere sull'instabilità regionale nel determinare le politiche dei visti.
La forbice tra il passaporto più forte e quello più debole ha raggiunto le 170 destinazioni: Singapore 192, Afghanistan 22. In Africa, il Sudafrica resta il passaporto più forte (49° posto, 101 mete), mentre la Nigeria scende al 90° posto con 44 destinazioni. Per i cittadini italiani e dell'Unione Europea, il passaporto continua a garantire un'ampia libertà di movimento, ma il quadro globale mostra una crescente disuguaglianza nella mobilità. L'Henley Passport Index viene aggiornato due volte l'anno; la prossima edizione è attesa per il gennaio 2027, e gli osservatori guardano con attenzione all'evoluzione delle politiche di visto di paesi come l'India, scesa all'81° posto, e alla possibile ulteriore ascesa degli Emirati Arabi Uniti.
| Stampa israeliana | +0.70 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.40 | critical |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
Il passaporto israeliano scala la classifica mondiale, dimostrando che la mobilità non si misura solo con la pace. Si prende atto delle tensioni, ma si rivendica un successo concreto.
Si contrappongono due classifiche – Henley e Global Peace – per sostenere che il valore del passaporto prescinde dalla sicurezza percepita, smontando un potenziale contro-argomento.
Non si menziona che il numero di destinazioni visa-free non riflette la facilità effettiva di viaggio per i cittadini israeliani in molti paesi a causa di relazioni politiche tese.
Il passaporto indiano perde terreno: il dato storico dei 20 anni mostra un deterioramento strutturale della mobilità. La narrazione si concentra sulla flessione e sulle sue implicazioni diplomatiche.
Si costruisce una curva temporale (2006–2026) per naturalizzare il declino come tendenza oggettiva, senza attribuire colpe esplicite ma lasciando emergere una critica implicita.
Non si considera che il calo potrebbe essere compensato da migliori relazioni bilaterali in altre aree o da nuovi accordi di esenzione dal visto non ancora riflessi nell'indice.
Singapore celebra il primato, l'Indonesia registra la perdita di posizioni: ogni paese rilegge la classifica secondo il proprio tornaconto nazionale.
La frammentazione interna del blocco viene utilizzata come risorsa: ogni testata seleziona i dati che esaltano o penalizzano il proprio paese, creando due narrazioni opposte ma conviventi.
Manca una prospettiva regionale che confronti i diversi andamenti e spieghi le cause comuni delle divergenze (es. politiche di visto, relazioni diplomatiche).
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