
Canada annulla la cerimonia congiunta per il ponte Gordie Howe dopo le nuove tariffe statunitensi
La decisione di Ottawa segue l’annuncio di dazi del 50% su molti prodotti canadesi e mette in luce le contraddizioni dell’accordo sulla spartizione dei pedaggi.
Il governo canadese ha cancellato la cerimonia bilaterale prevista per venerdì 25 luglio per l’inaugurazione del ponte internazionale Gordie Howe, che collega Windsor, in Ontario, a Detroit, nel Michigan. La decisione, comunicata dall’ufficio del ministro delle Infrastrutture Gregor Robertson, è una reazione diretta alle minacce commerciali formulate all’inizio della settimana dall’amministrazione Trump, che ha imposto dazi aggiuntivi del 50% su un’ampia gamma di beni canadesi. L’apertura al traffico veicolare resta confermata per il 27 luglio, ma Ottawa celebrerà l’infrastruttura con una cerimonia riservata ai soli canadesi il 24 luglio, segnando una rottura simbolica in un progetto che pure era nato come emblema della cooperazione transfrontaliera.
Secondo fonti governative canadesi, procedere con un evento congiunto sarebbe stato «inappropriato» dopo l’attivazione della Sezione 338 del Tariff Act del 1930 da parte di Washington, uno strumento legislativo usato raramente che consente di colpire beni ritenuti oggetto di trattamenti discriminatori. La Casa Bianca, per bocca del portavoce Kush Desai, ha ribadito che il presidente Trump ha rinegoziato «un accordo incredibile per gli Stati Uniti» e che nulla impedirà di concluderne di migliori per lavoratori e contribuenti americani. Al centro della tensione c’è l’intesa di principio sulla ripartizione dei ricavi del ponte, finanziato interamente dal Canada per 6,4 miliardi di dollari canadesi. Il testo, pubblicato in serata dalla Windsor-Detroit Bridge Authority, prevede che Ottawa versi per quindici anni il 50% dei ricavi netti da pedaggio – al netto dei soli costi operativi – a un Fondo di sviluppo economico Stati Uniti-Canada controllato unilateralmente da Washington, senza alcun riferimento al recupero del debito canadese.
La formulazione contraddice le dichiarazioni pubbliche del primo ministro Mark Carney, il quale aveva assicurato che la condivisione dei proventi sarebbe scattata solo dopo il rimborso integrale del finanziamento. Il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick ha invece precisato che la quota americana viene calcolata «prima di interessi e capitale», e l’intesa riconosce a Washington un potere di veto sugli aumenti dei pedaggi superiori al 10% annuo. Nell’ottica di Ottawa, l’accordo rappresenta una concessione strappata sotto la minaccia di blocchi all’apertura – Trump aveva minacciato di fermare il ponte a febbraio, sostenendo che il Canada ne avrebbe posseduto entrambi i lati e che fosse stato costruito con «praticamente nessun contenuto americano» – e rischia di prolungare i tempi di rientro dell’investimento pubblico canadese.
Il ponte, intitolato alla leggenda dell’hockey Gordie Howe, è un’opera strategica per i flussi commerciali nordamericani: Detroit è il primo porto per traffico di camion lungo il confine, e oltre il 70% delle esportazioni canadesi è diretto verso gli Stati Uniti. La sua costruzione, avviata nel 2018, mirava a decongestionare il vicino Ambassador Bridge, di proprietà privata, che da decenni gestisce in regime di monopolio una quota rilevante degli scambi. L’annullamento della cerimonia congiunta e le frizioni sulla spartizione dei pedaggi si inseriscono in una guerra commerciale più ampia, che ha già visto la Corte Suprema statunitense annullare la maggior parte dei dazi globali imposti da Trump all’inizio del 2025. I nuovi dazi del 50% entreranno in vigore il 19 agosto, ma Carney ha annunciato l’avvio di negoziati intensificati con Washington e Città del Messico nelle prossime settimane. Per l’Europa e l’Italia, l’evoluzione del contenzioso rappresenta un banco di prova della tenuta delle regole commerciali multilaterali e della capacità dell’amministrazione statunitense di ridisegnare gli equilibri anche con i partner storici.
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Il Canada afferma la propria sovranità annullando l'evento congiunto e organizzando una cerimonia nazionale esclusiva.
La notizia viene ridotta a una scelta di dignità nazionale, senza approfondire le reciproche accuse o il contesto economico più ampio, presentando la cancellazione come una reazione semplice e legittima.
Viene omesso il fatto che il ponte è stato interamente finanziato dal Canada e che l'accordo sulla condivisione dei ricavi è fortemente contestato, elementi che complessificano la narrazione della tensione commerciale.
Il Canada reagisce alle tariffe di Trump annullando la cerimonia, ma Washington si difende sottolineando il proprio successo negoziale.
La notizia viene strutturata come uno scontro tra due attori, dando voce a entrambe le parti ma con un tono che sottintende una critica alla politica tariffaria statunitense, attraverso la scelta di citare la reazione canadese per prima.
Viene omessa la controversia interna canadese sull'accordo di condivisione dei ricavi del ponte, che potrebbe indebolire la narrazione di una reazione unitaria e legittima del Canada.
Il Canada annulla la cerimonia, ma emergono contraddizioni interne sull'accordo finanziario del ponte, gettando ombre sulla gestione del progetto e sulla credibilità del governo.
Accostando la notizia della cancellazione a quella delle discrepanze contrattuali, si crea una narrazione di sfiducia sia verso la reazione canadese che verso l'amministrazione statunitense, spostando il focus dalle tariffe ai problemi interni del Canada.
Viene omessa la prospettiva di una difesa delle tariffe statunitensi come risposta a pratiche commerciali discriminatorie canadesi, che bilancerebbe la critica implicita alla politica di Trump.
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