
Guerra del Golfo: 29 miliardi di costi energetici aggiuntivi per le famiglie italiane nel 2026
L'aumento di petrolio e carburanti, conseguenza del conflitto e della tensione nello Stretto di Hormuz, si traduce in rincari su elettricità, gas e trasporti, con impatti diseguali tra regioni e paesi.
A cinque mesi dall'inizio del conflitto, il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare i prezzi energetici globali. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, il greggio WTI dagli iniziali 65 dollari è salito fino a 114 in aprile per poi assestarsi attorno a 79, mentre il costo della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto 4,02 dollari al gallone, con un incremento del 35% rispetto a fine febbraio. In Europa, l'impatto è altrettanto diretto: in Italia, l'Ufficio studi della Cgia di Mestre stima per il 2026 costi aggiuntivi per 29 miliardi di euro, spinti da carburanti (+13,6 miliardi, +20,4%), elettricità (+10,2 miliardi) e gas (+5 miliardi). A livello territoriale, la Lombardia subisce l'aggravio maggiore in valore assoluto (5,4 miliardi), ma le regioni meridionali registrano gli aumenti percentuali più alti, con la Basilicata al +21,6%.
Negli Stati Uniti, le ricadute si estendono oltre il pieno di carburante: secondo Moody's Analytics, il conflitto costa alle famiglie americane oltre 1.200 dollari l'anno tra spese per energia, trasporti, cibo e interessi più alti sui mutui, in un contesto di rinnovati timori inflazionistici che hanno spinto i rendimenti del decennale ai massimi dal 2025. Anche in Europa, la bolletta energetica frena la ripresa: i governi hanno già stanziato aiuti, ma la copertura è parziale. In Italia, i 7 miliardi mobilitati dall'esecutivo compensano solo un quarto degli aggravi previsti, e il governo sta valutando altri 7 miliardi per l'autunno, subordinati a una clausola di salvaguardia comunitaria che consenta uno scostamento temporaneo del deficit.
Le riserve strategiche, cui diversi paesi hanno attinto – compresi gli Stati Uniti, con il loro stock ai minimi da quarant'anni – offrono un cuscinetto ormai limitato, mentre fattori aggiuntivi come i tagli alla raffinazione russa e la bassa stagionalità delle scorte americane mantengono i prezzi alla pompa elevati anche nei momenti di calo del greggio.
Con la stagione degli uragani alle porte e il traffico mercantile nello Stretto ridotto a poche unità al giorno, il mercato resta in tensione: la prossima mossa attesa è una decisione di Bruxelles sulla flessibilità dei vincoli di bilancio, che condizionerà gli interventi dei governi nella seconda metà dell'anno.
Allarga lo sguardo
Fine del digiuno di Wangchuk, ma la protesta degli ‘scarafaggi’ sfida ancora Modi
11 lingue · 28 testate
Da TechnologyMusk ammette l'eccesso politico con il Doge, mentre coltiva visioni di abbondanza robotica
3 lingue · 5 testate
Da Science & HealthDalla Cina al Regno Unito, le terapie geniche avanzano contro le malattie rare
4 lingue · 6 testate