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Economia e Mercatisabato 25 luglio 2026

Guerra del Golfo: 29 miliardi di costi energetici aggiuntivi per le famiglie italiane nel 2026

L'aumento di petrolio e carburanti, conseguenza del conflitto e della tensione nello Stretto di Hormuz, si traduce in rincari su elettricità, gas e trasporti, con impatti diseguali tra regioni e paesi.

A cinque mesi dall'inizio del conflitto, il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare i prezzi energetici globali. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, il greggio WTI dagli iniziali 65 dollari è salito fino a 114 in aprile per poi assestarsi attorno a 79, mentre il costo della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto 4,02 dollari al gallone, con un incremento del 35% rispetto a fine febbraio. In Europa, l'impatto è altrettanto diretto: in Italia, l'Ufficio studi della Cgia di Mestre stima per il 2026 costi aggiuntivi per 29 miliardi di euro, spinti da carburanti (+13,6 miliardi, +20,4%), elettricità (+10,2 miliardi) e gas (+5 miliardi). A livello territoriale, la Lombardia subisce l'aggravio maggiore in valore assoluto (5,4 miliardi), ma le regioni meridionali registrano gli aumenti percentuali più alti, con la Basilicata al +21,6%.

Negli Stati Uniti, le ricadute si estendono oltre il pieno di carburante: secondo Moody's Analytics, il conflitto costa alle famiglie americane oltre 1.200 dollari l'anno tra spese per energia, trasporti, cibo e interessi più alti sui mutui, in un contesto di rinnovati timori inflazionistici che hanno spinto i rendimenti del decennale ai massimi dal 2025. Anche in Europa, la bolletta energetica frena la ripresa: i governi hanno già stanziato aiuti, ma la copertura è parziale. In Italia, i 7 miliardi mobilitati dall'esecutivo compensano solo un quarto degli aggravi previsti, e il governo sta valutando altri 7 miliardi per l'autunno, subordinati a una clausola di salvaguardia comunitaria che consenta uno scostamento temporaneo del deficit.

Le riserve strategiche, cui diversi paesi hanno attinto – compresi gli Stati Uniti, con il loro stock ai minimi da quarant'anni – offrono un cuscinetto ormai limitato, mentre fattori aggiuntivi come i tagli alla raffinazione russa e la bassa stagionalità delle scorte americane mantengono i prezzi alla pompa elevati anche nei momenti di calo del greggio.

Con la stagione degli uragani alle porte e il traffico mercantile nello Stretto ridotto a poche unità al giorno, il mercato resta in tensione: la prossima mossa attesa è una decisione di Bruxelles sulla flessibilità dei vincoli di bilancio, che condizionerà gli interventi dei governi nella seconda metà dell'anno.

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sabato 25 luglio 2026

Guerra del Golfo: 29 miliardi di costi energetici aggiuntivi per le famiglie italiane nel 2026

L'aumento di petrolio e carburanti, conseguenza del conflitto e della tensione nello Stretto di Hormuz, si traduce in rincari su elettricità, gas e trasporti, con impatti diseguali tra regioni e paesi.

A cinque mesi dall'inizio del conflitto, il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare i prezzi energetici globali. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, il greggio WTI dagli iniziali 65 dollari è salito fino a 114 in aprile per poi assestarsi attorno a 79, mentre il costo della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto 4,02 dollari al gallone, con un incremento del 35% rispetto a fine febbraio. In Europa, l'impatto è altrettanto diretto: in Italia, l'Ufficio studi della Cgia di Mestre stima per il 2026 costi aggiuntivi per 29 miliardi di euro, spinti da carburanti (+13,6 miliardi, +20,4%), elettricità (+10,2 miliardi) e gas (+5 miliardi). A livello territoriale, la Lombardia subisce l'aggravio maggiore in valore assoluto (5,4 miliardi), ma le regioni meridionali registrano gli aumenti percentuali più alti, con la Basilicata al +21,6%.

Negli Stati Uniti, le ricadute si estendono oltre il pieno di carburante: secondo Moody's Analytics, il conflitto costa alle famiglie americane oltre 1.200 dollari l'anno tra spese per energia, trasporti, cibo e interessi più alti sui mutui, in un contesto di rinnovati timori inflazionistici che hanno spinto i rendimenti del decennale ai massimi dal 2025. Anche in Europa, la bolletta energetica frena la ripresa: i governi hanno già stanziato aiuti, ma la copertura è parziale. In Italia, i 7 miliardi mobilitati dall'esecutivo compensano solo un quarto degli aggravi previsti, e il governo sta valutando altri 7 miliardi per l'autunno, subordinati a una clausola di salvaguardia comunitaria che consenta uno scostamento temporaneo del deficit.

Le riserve strategiche, cui diversi paesi hanno attinto – compresi gli Stati Uniti, con il loro stock ai minimi da quarant'anni – offrono un cuscinetto ormai limitato, mentre fattori aggiuntivi come i tagli alla raffinazione russa e la bassa stagionalità delle scorte americane mantengono i prezzi alla pompa elevati anche nei momenti di calo del greggio.

Con la stagione degli uragani alle porte e il traffico mercantile nello Stretto ridotto a poche unità al giorno, il mercato resta in tensione: la prossima mossa attesa è una decisione di Bruxelles sulla flessibilità dei vincoli di bilancio, che condizionerà gli interventi dei governi nella seconda metà dell'anno.

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