
ChatGPT down in tutto il mondo: un’ora di blackout globale
Un’interruzione dei server ha reso inaccessibile il chatbot di OpenAI su scala planetaria il 25 luglio, mentre la concorrente Anthropic lanciava Claude Opus 5.
Nella mattinata di sabato 25 luglio 2026, ChatGPT ha subito un’interruzione globale che ha reso inaccessibili le sue funzionalità web, app e API per quasi un’ora. Le segnalazioni su Downdetector hanno raggiunto picchi di oltre 3.000 reclami negli Stati Uniti, 1.500 in India, numeri simili nel Regno Unito e in Europa, compresa l’Italia, dove i primi disservizi sono stati registrati intorno alle 12:00 ora locale. L’incidente ha colpito sia gli utenti generici sia gli sviluppatori che utilizzano le interfacce di programmazione, bloccando conversazioni e processi automatizzati in corso.
OpenAI ha confermato “tassi di errore elevati” sulla sua pagina di stato e ha comunicato di aver applicato misure di mitigazione, monitorando il progressivo ripristino. I dati di Downdetector hanno indicato che il 79% delle segnalazioni riguardava il chatbot principale, il 9% l’app mobile e l’8% Codex, la piattaforma di codifica. A differenza di un precedente guasto di settimane prima, che aveva compromesso solo la generazione di immagini e Codex, questo blackout è stato totale, suggerendo un problema lato server di ampia portata, ma senza evidenze di attacchi informatici.
L’impatto si è fatto sentire su scala planetaria, ma con ripercussioni particolarmente visibili nei mercati dove l’uso di ChatGPT è ormai pervasivo: sviluppatori indiani e statunitensi hanno lamentato perdita di produttività, mentre in Europa la dipendenza da strumenti di intelligenza artificiale per il lavoro intellettuale e l’istruzione ha reso l’interruzione un richiamo alla fragilità delle infrastrutture centralizzate. La concorrenza non ha perso l’occasione: proprio durante il disservizio, la rivale Anthropic ha lanciato il suo quarto modello in due mesi, Claude Opus 5, vantando prestazioni avanzate nella programmazione a metà del costo del predecessore.
Al momento non è stata comunicata una causa tecnica né un calendario per la definitiva risoluzione. Analisti di settore osservano che episodi simili potrebbero accelerare la richiesta di architetture distribuite e di una maggiore regolamentazione della resilienza digitale, tema già caro alle istituzioni europee. Il prossimo passo sarà attendere un eventuale rapporto post-mortem da parte di OpenAI e monitorare se l’incidente influirà sulla distribuzione delle quote di mercato tra i giganti dell’AI.
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