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Milei porta la 'marea azzurra' in Brasile: Flávio Bolsonaro candidato in una destra fratturata

La visita del presidente argentino alla convention che ufficializza il figlio di Jair Bolsonaro sottolinea le divisioni interne e l’isolamento politico del candidato, mentre Lula denuncia un’ingerenza.

A San Paolo, il senatore Flávio Bolsonaro è stato ufficialmente nominato candidato alla presidenza dal Partito Liberale, ereditando la guida del fronte conservatore in un evento che ha visto la partecipazione di Javier Milei. Il presidente argentino, protagonista della convention svoltasi nell’arena Pacaembu, ha attaccato duramente Luiz Inácio Lula da Silva e il socialismo, proponendosi come garante di un’ondata di destra continentale. Tuttavia, dietro la coreografia politica, la candidatura nasce segnata da assenze significative: Flávio non ha ancora scelto un vice, non ha ottenuto il sostegno dei principali partiti del cosiddetto Centrão, e la matrigna Michelle Bolsonaro – figura cruciale per l’elettorato femminile ed evangelico – si è limitata a un videomessaggio dopo settimane di lacerazioni familiari rese pubbliche.

La presenza di Milei, accolta con un tappeto azzurro dal governatore di San Paolo Tarcísio de Freitas e premiata con l’Ordine dell’Ipiranga, ha configurato, per la diplomazia di Buenos Aires, un gesto di sostegno al candidato che meglio rappresenterebbe la svolta liberale e anticomunista nell’America Latina. Dalla prospettiva del governo argentino, il viaggio lampo rientra in un tour regionale volto a consolidare un blocco di leader affini a Donald Trump in vista di un possibile riassetto strategico emisferico. Per il Partito dei Lavoratori e gli analisti vicini al governo Lula, invece, l’ingerenza è palese e rischia di aggravarsi qualora lo scontro verbale superi la «linea rossa» dell’insulto diretto sul suolo brasiliano – come in parte è accaduto quando Milei ha definito il giudice Alexandre de Moraes «spazzatura calva». Fonti diplomatiche europee osservano con preoccupazione un simile logoramento nei rapporti tra i due principali soci del Mercosur, proprio mentre l’accordo commerciale con l’UE attende una ratifica che richiederebbe stabilità e cooperazione.

Sul piano elettorale, la sfida di Flávio si presenta in salita. Secondo le rilevazioni di Datafolha, il presidente uscente Lula mantiene un vantaggio in entrambi i turni, forte di una riattivazione del voto moderato e della capacità di sfruttare le tensioni commerciali con Washington per accusare l’avversario di complicità. La campagna bolsonarista tenta di serrare le fila proponendo una comunicazione più sobria, incentrata su sicurezza e costo della vita, e spera che la riconciliazione con Michelle e la definizione di una vicepresidenza femminile possano ridurre il divario di genere. L’evento di lancio, tuttavia, ha mostrato una base che ancora acclama Jair Bolsonaro – non il figlio – e un partito che rischia di presentarsi alle urne con una coalizione puramente interna, ipotesi che gli stessi dirigenti valutano come sfavorevole.

Parallelamente, nell’entroterra dello stesso Stato, il Partito dei Lavoratori ha lanciato la candidatura di Fernando Haddad a governatore con una convention a Campinas, alla presenza di Lula. La scelta di portare la macchina elettorale nel cuore di un territorio tradizionalmente ostile per la sinistra rivela la volontà di contendere a Tarcísio il consenso del potente settore agro-industriale e di offrire al presidente un solido palcoscenico nel più grande collegio elettorale del paese. Mentre le convenzioni partitiche si moltiplicano in tutto il Brasile, con il PSD che il giorno successivo candiderà Ronaldo Caiado, la corsa presidenziale entra nella fase cruciale: il registro delle candidature va completato entro il 15 agosto e la propaganda potrà ufficialmente partire il giorno seguente. La partita per la presidenza, e per l’orientamento politico della regione, è ormai aperta.

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Milei porta la 'marea azzurra' in Brasile: Flávio Bolsonaro candidato in una destra fratturata

La visita del presidente argentino alla convention che ufficializza il figlio di Jair Bolsonaro sottolinea le divisioni interne e l’isolamento politico del candidato, mentre Lula denuncia un’ingerenza.

A San Paolo, il senatore Flávio Bolsonaro è stato ufficialmente nominato candidato alla presidenza dal Partito Liberale, ereditando la guida del fronte conservatore in un evento che ha visto la partecipazione di Javier Milei. Il presidente argentino, protagonista della convention svoltasi nell’arena Pacaembu, ha attaccato duramente Luiz Inácio Lula da Silva e il socialismo, proponendosi come garante di un’ondata di destra continentale. Tuttavia, dietro la coreografia politica, la candidatura nasce segnata da assenze significative: Flávio non ha ancora scelto un vice, non ha ottenuto il sostegno dei principali partiti del cosiddetto Centrão, e la matrigna Michelle Bolsonaro – figura cruciale per l’elettorato femminile ed evangelico – si è limitata a un videomessaggio dopo settimane di lacerazioni familiari rese pubbliche.\n\nLa presenza di Milei, accolta con un tappeto azzurro dal governatore di San Paolo Tarcísio de Freitas e premiata con l’Ordine dell’Ipiranga, ha configurato, per la diplomazia di Buenos Aires, un gesto di sostegno al candidato che meglio rappresenterebbe la svolta liberale e anticomunista nell’America Latina. Dalla prospettiva del governo argentino, il viaggio lampo rientra in un tour regionale volto a consolidare un blocco di leader affini a Donald Trump in vista di un possibile riassetto strategico emisferico. Per il Partito dei Lavoratori e gli analisti vicini al governo Lula, invece, l’ingerenza è palese e rischia di aggravarsi qualora lo scontro verbale superi la «linea rossa» dell’insulto diretto sul suolo brasiliano – come in parte è accaduto quando Milei ha definito il giudice Alexandre de Moraes «spazzatura calva». Fonti diplomatiche europee osservano con preoccupazione un simile logoramento nei rapporti tra i due principali soci del Mercosur, proprio mentre l’accordo commerciale con l’UE attende una ratifica che richiederebbe stabilità e cooperazione.\n\nSul piano elettorale, la sfida di Flávio si presenta in salita. Secondo le rilevazioni di Datafolha, il presidente uscente Lula mantiene un vantaggio in entrambi i turni, forte di una riattivazione del voto moderato e della capacità di sfruttare le tensioni commerciali con Washington per accusare l’avversario di complicità. La campagna bolsonarista tenta di serrare le fila proponendo una comunicazione più sobria, incentrata su sicurezza e costo della vita, e spera che la riconciliazione con Michelle e la definizione di una vicepresidenza femminile possano ridurre il divario di genere. L’evento di lancio, tuttavia, ha mostrato una base che ancora acclama Jair Bolsonaro – non il figlio – e un partito che rischia di presentarsi alle urne con una coalizione puramente interna, ipotesi che gli stessi dirigenti valutano come sfavorevole.\n\nParallelamente, nell’entroterra dello stesso Stato, il Partito dei Lavoratori ha lanciato la candidatura di Fernando Haddad a governatore con una convention a Campinas, alla presenza di Lula. La scelta di portare la macchina elettorale nel cuore di un territorio tradizionalmente ostile per la sinistra rivela la volontà di contendere a Tarcísio il consenso del potente settore agro-industriale e di offrire al presidente un solido palcoscenico nel più grande collegio elettorale del paese. Mentre le convenzioni partitiche si moltiplicano in tutto il Brasile, con il PSD che il giorno successivo candiderà Ronaldo Caiado, la corsa presidenziale entra nella fase cruciale: il registro delle candidature va completato entro il 15 agosto e la propaganda potrà ufficialmente partire il giorno seguente. La partita per la presidenza, e per l’orientamento politico della regione, è ormai aperta.

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