
Escalation nel Mar Rosso: attacchi Houthi alle raffinerie saudite e il nodo energetico globale
I ribelli yemeniti colpiscono Aramco a Jazan e Yanbu, mentre si allarga il conflitto con l’Iran e cresce la pressione sulle rotte petrolifere.
Sabato, le forze Houthi hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro gli impianti petroliferi di Saudi Aramco a Jazan e Yanbu, porti strategici sauditi sul Mar Rosso. Gli allarmi della protezione civile a Jazan e Yanbu, poi rientrati, e le immagini satellitari di incendi nella raffineria di Jazan hanno segnato una giornata di tensione. Secondo fonti commerciali asiatiche, si registrano danni ai depositi di carburante, sebbene Riyadh non abbia confermato. L’azione segue i raid della coalizione a guida saudita su postazioni Houthi a Hodeidah, in risposta all’attacco a una petroliera saudita nei giorni precedenti.
Dal punto di vista degli Houthi, sostenuti dall’Iran, si tratta di una rappresaglia proporzionata alla “guerra economica” condotta da Riad contro lo Yemen. Il movimento ha dichiarato un “blocco navale” contro l’Arabia Saudita, minacciando di estendere gli attacchi a tutte le infrastrutture petrolifere saudite se la coalizione non interromperà le operazioni. Per Riad, invece, i raid sono una risposta legittima alle violazioni della tregua e alla messa a rischio della navigazione commerciale. Washington, da parte sua, ha attribuito la responsabilità degli attacchi all’Iran, minacciando “punizioni militari” qualora proseguissero, in un contesto di tredici notti consecutive di bombardamenti americani su obiettivi iraniani.
L’impatto sul mercato energetico globale è immediato: il prezzo del Brent ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, per poi scendere leggermente dopo il passaggio di due superpetroliere cinesi dallo stretto di Bab el-Mandeb. La rotta del Mar Rosso è diventata vitale per le esportazioni petrolifere saudite da quando lo stretto di Hormuz è a rischio a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran. Secondo analisti europei, un’interruzione prolungata minaccerebbe la sicurezza energetica dell’Europa, che già paga caro il conflitto. L’Italia, in particolare, dipendente per oltre il 40% dal greggio mediorientale, potrebbe subire un nuovo shock sui prezzi di carburanti e materie prime.
La crisi si inserisce in un quadro regionale incandescente. Gli Houthi negano di voler chiudere il Bab el-Mandeb, ma le loro azioni stanno già dirottando le rotte mercantili: almeno nove navi hanno modificato la rotta dall’inizio della settimana. Il porto di Yanbu, terminal di un oleodotto che collega i giacimenti orientali sauditi al Mar Rosso, è un asset strategico per Riad, che cerca di diminuire la dipendenza da Hormuz. La presenza di batterie Patriot gestite da personale greco nella difesa aerea saudita sottolinea la dimensione multinazionale dello schieramento, con implicazioni per la Nato e per gli equilibri del Mediterraneo allargato.
Sul piano politico, mentre Trump alterna minacce e aperture alla trattativa con Teheran, l’Oman si è fatto avanti come mediatore e Londra ospiterà a giorni una conferma sullo stretto di Hormuz. Gli Houthi promettono “sorprese” e una risposta senza precedenti. La situazione resta fluida: si attendono le prossime mosse della coalizione saudita e l’esito dei canali diplomatici, in un intreccio di conflitti sempre più difficile da districare.
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