
Stretto di Hormuz, gli USA riattivano il blocco navale: Teheran minaccia ritorsioni globali
Mentre proseguono per il quarto giorno gli attacchi reciproci, Trump avverte che colpirà centrali elettriche e ponti se l'Iran non tornerà al tavolo, facendo crollare la tregua di giugno e mettendo a rischio le forniture energetiche mondiali.
Gli Stati Uniti hanno reimposto il blocco navale contro i porti iraniani e condotto una nuova ondata di attacchi aerei e missilistici, il quarto giorno consecutivo di operazioni militari. Il Comando centrale americano (Centcom) ha confermato che oltre venti navi da guerra e centinaia di velivoli sono dispiegati in Medio Oriente, mentre l’Iran ha risposto colpendo con droni e missili basi statunitensi in Bahrein, Kuwait e Giordania. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz «resterà chiuso fino alla fine delle azioni malvagie americane», minacciando di estendere il blocco ad altre rotte energetiche regionali.
Secondo fonti della Casa Bianca, l’obiettivo dichiarato è «degradare le capacità iraniane utilizzate per attaccare il naviglio commerciale» nella via d’acqua da cui transita circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas. Teheran, da parte sua, accusa Washington di aver violato per prima il memorandum d’intesa firmato a Islamabad il 17 giugno, che prevedeva un cessate il fuoco immediato e l’avvio di negoziati sul nucleare. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha affermato che «non esiste più alcun obbligo» derivante da quell’intesa, mentre il presidente Donald Trump, in un’intervista a Fox News, ha minacciato di colpire dalla prossima settimana «tutte le centrali elettriche e tutti i ponti» se Teheran non tornerà al tavolo.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che dipende per oltre il novanta per cento dalle importazioni di idrocarburi, l’escalation si traduce in un immediato contraccolpo sui mercati energetici. Il prezzo del Brent ha già superato gli 85 dollari al barile, il livello più alto da metà giugno, e gli analisti di Bruxelles avvertono che un’interruzione prolungata del traffico attraverso Hormuz potrebbe innescare una nuova fiammata inflazionistica, con ripercussioni dirette sui costi di benzina, gas e trasporti. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha ricordato che attacchi deliberati contro infrastrutture civili come ponti e centrali elettriche costituiscono crimini di guerra ai sensi delle Convenzioni di Ginevra.
La crisi affonda le radici nell’offensiva congiunta americano-israeliana avviata a fine febbraio, che spinse l’Iran a chiudere di fatto lo Stretto attaccando le navi in transito. Un primo blocco navale statunitense, in vigore da aprile a giugno, aveva contribuito a portare le parti al tavolo, ma il fragile accordo è naufragato dopo che Teheran ha ripreso a colpire mercantili su rotte non autorizzate. Al momento, non sono in programma nuovi colloqui: Trump ha fatto sapere che i raid proseguiranno «finché non dirò basta», mentre l’Iran esclude di chiedere negoziati sotto pressione militare. L’Organizzazione marittima internazionale ha denunciato nuovi attacchi a petroliere con vittime tra gli equipaggi, e il Consiglio di sicurezza dell’Onu potrebbe essere convocato d’urgenza nei prossimi giorni.
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
Gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra ingiusta contro l'Iran, e gli attacchi di rappresaglia iraniani sono una difesa legittima. Il blocco navale è un atto di aggressione che viola il diritto internazionale.
Riportando in parallelo gli attacchi statunitensi e le rappresaglie iraniane, il blocco crea una cornice di escalation simmetrica, implicando che gli Stati Uniti siano l'aggressore e l'Iran si stia solo difendendo. Questo equalizza il peso morale e giustifica le azioni iraniane.
Il blocco omette gli attacchi iniziali iraniani contro navi commerciali che hanno provocato la risposta statunitense, così come il precedente cessate il fuoco e il suo collasso. Questa omissione rimuove il contesto della provocazione iraniana.
Gli Stati Uniti stanno agendo con decisione per proteggere la navigazione internazionale e dissuadere l'aggressione iraniana. Gli attacchi e il blocco sono calibrati per degradare le minacce e garantire il libero flusso del commercio.
Il blocco utilizza una cornice 'sicurezza prima di tutto', enfatizzando il ruolo delle forze armate statunitensi come guardiani delle rotte commerciali globali. Citando le dichiarazioni del CENTCOM e concentrandosi sui dettagli tecnici degli attacchi, presenta l'azione come un'operazione razionale e professionale piuttosto che un atto di guerra.
Il blocco omette qualsiasi menzione delle rappresaglie iraniane o di vittime civili, e non discute la legalità del blocco secondo il diritto internazionale. Omette anche il contesto della precedente minaccia tariffaria di Trump e il suo ritiro.
Gli Stati Uniti agiscono in modo incoerente, prima minacciando tariffe e poi imponendo un blocco, mentre la regione affronta un pericolo rinnovato. L'escalation è preoccupante e potrebbe sfuggire al controllo.
Il blocco utilizza una cornice di 'incoerenza politica', evidenziando il dietrofront degli Stati Uniti sulle tariffe per minare la credibilità dell'azione statunitense. Notando che il blocco è un 'ritorno' a una misura precedente, implica una mancanza di coerenza strategica.
Il blocco omette gli specifici attacchi iraniani contro il traffico commerciale che hanno innescato la risposta statunitense, e non riporta le rappresaglie iraniane. Omette anche la giustificazione statunitense di proteggere la libertà di navigazione.
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