
Un uomo si dà fuoco davanti al Palazzo di Vetro: è un attivista tibetano
L'uomo, identificato da gruppi in esilio come Lobga Rangzen, è morto in ospedale dopo essersi cosparso di benzina all'esterno della sede ONU a New York, mentre entrava in vigore la nuova legge cinese sull'unità etnica.
Un uomo si è cosparso di liquido infiammabile e si è dato fuoco giovedì sera sul marciapiede di First Avenue, all'esterno del quartier generale delle Nazioni Unite a New York, ed è deceduto poco dopo al Bellevue Hospital per le ustioni riportate. Secondo il dipartimento di polizia di New York, la chiamata d'emergenza è giunta alle 18:32 ora locale; gli agenti intervenuti hanno trovato l'uomo già avvolto dalle fiamme. Le autorità non hanno ancora diffuso un'identità ufficiale né un movente, in attesa di informare i familiari, e mantengono aperta un'indagine.
Gruppi tibetani in esilio e organi di stampa della diaspora hanno tuttavia identificato l'uomo come Lobga Rangzen, cinquantaduenne di origine tibetana, autista Uber residente negli Stati Uniti da circa vent'anni. Testimoni e video di sorveglianza mostrano che, prima di compiere il gesto, ha piantato una bandiera tibetana sul marciapiede e mostrato un cartello con la scritta “China Out of Tibet”, mentre trasmetteva in diretta un appello per l'unità e l'indipendenza del Tibet. La Campagna Internazionale per il Tibet lo ha descritto come un difensore instancabile della causa tibetana, che si dedicava a sensibilizzare pacificamente sulla crisi dei diritti umani nella regione.
L'episodio è avvenuto a pochi giorni dall'entrata in vigore della nuova legge cinese sulla “promozione dell'unità e del progresso etnico”, che secondo Pechino mira a forgiare un'identità nazionale condivisa tra i cinquantacinque gruppi etnici del Paese, anche attraverso il rafforzamento del mandarino come lingua comune. Da Bruxelles e Washington sono giunte nelle stesse ore dichiarazioni di preoccupazione: l'Unione Europea ha avvertito che la norma potrebbe limitare ulteriormente i diritti culturali, linguistici e religiosi delle minoranze, mentre gli Stati Uniti hanno espresso analoghi timori. Organizzazioni per i diritti umani e la stessa Campagna Internazionale per il Tibet sostengono che la legge fornisca una copertura giuridica all'assimilazione forzata di tibetani e uiguri, e che consenta a Pechino di perseguire attivisti anche al di fuori dei confini nazionali.
Al momento, la polizia di New York non ha confermato alcun collegamento diretto tra il gesto e la nuova legislazione, né ha rilasciato dettagli su eventuali rivendicazioni scritte. Il portavoce del Segretario generale dell'ONU, António Guterres, ha espresso cordoglio per “questo tragico e terribile incidente” e ha offerto le condoglianze alla famiglia. L'inchiesta prosegue per chiarire le circostanze esatte e per dare un nome certo alla vittima, mentre la bandiera tibetana è rimasta sul posto per quasi un'ora prima che gli investigatori la rimuovessero.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un uomo è morto dopo essersi dato fuoco davanti alla sede dell'ONU. Secondo alcune fonti, portava una bandiera tibetana, suggerendo una protesta contro il dominio cinese in Tibet, ma la notizia non è stata verificata in modo indipendente. Le autorità indagano e non è stato comunicato alcun movente ufficiale.
Un manifestante si è dato fuoco davanti al quartier generale dell'ONU a New York. Il portavoce dell'ONU ha espresso rammarico per l'accaduto. L'uomo aveva con sé una bandiera tibetana, secondo alcuni resoconti, ma l'attenzione resta sull'atto tragico in sé.
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