
L’Antartide rivela una struttura geologica nascosta che riscrive la frammentazione del Gondwana
Un sistema di bacini a ventaglio sotto i ghiacci orientali collega per la prima volta i grandi bacini sepolti e getta nuova luce sulla separazione dei continenti e sul comportamento della calotta glaciale.
Un’enorme struttura geologica a forma di ventaglio, battezzata East Antarctic Fan-Shaped Basin Province, è stata identificata sotto oltre tre chilometri di ghiaccio nell’Antartide orientale. La scoperta, pubblicata su Nature Geoscience, unifica bacini già noti come Wilkes, Aurora e il bacino del lago Vostok in un unico sistema continentale, modellato da un processo di estensione rotazionale distribuita. Questo meccanismo, innescato dalla frammentazione del supercontinente Gondwana iniziata circa 180 milioni di anni fa, ha aperto depressioni a cuneo che si irradiano da un punto vicino al Polo Sud, indebolendo la crosta e agevolando la separazione definitiva tra Antartide e Australia circa 70 milioni di anni fa.
La nuova mappa del sottosuolo antartico si intreccia con un altro tassello emerso su Science: un processo geologico profondo, le cosiddette onde del mantello, avrebbe innalzato le Montagne Gamburtsev nell’Eocene superiore, portando vaste aree dell’Antartide orientale al di sopra della soglia critica di 1.500-2.000 metri necessaria per la formazione di ghiaccio permanente. Secondo i modelli dei ricercatori dell’Università di Southampton, già 34 milioni di anni fa quasi il 90% della regione era glaciarizzato, mentre le temperature globali erano ancora di circa 5 °C superiori a quelle attuali. Ciò spiega perché la calotta antartica si sia formata molto prima di quella artica, e suggerisce che l’interazione tra topografia e clima sia stata decisiva nell’innescare le glaciazioni.
Nello stesso continente, un fossile dimenticato per decenni in un cassetto del British Antarctic Survey ha rivelato la prima vertebra di dinosauro mai rinvenuta in Antartide. Apparteneva a un giovane titanosauro, erbivoro dal collo lungo vissuto 82 milioni di anni fa, quando la regione era coperta da foreste temperate. La scoperta, pubblicata su Acta Palaeontologica Polonica, conferma che i sauropodi migravano tra Sudamerica e Australia attraverso l’Antartide, allora parte del Gondwana, e che il record fossile del continente, oggi quasi inaccessibile, potrebbe arricchirsi con l’arretramento dei ghiacci.
Mentre il passato profondo riaffiora, il presente climatico incalza: l’iceberg A23a, il più grande del mondo con i suoi 3.900 chilometri quadrati, si è completamente disintegrato nell’Atlantico meridionale dopo quasi quarant’anni di lenta deriva. Bloccato per trent’anni sul fondale, poi intrappolato in un vortice oceanico, il gigante di ghiaccio ha iniziato a frantumarsi nel 2024 sotto l’azione di correnti e temperature più miti, offrendo ai satelliti Copernicus e Terra un caso di studio sull’impatto del riscaldamento globale sulle masse glaciali. Altre ricerche, dal Titanoboa colombiano – un serpente di 13 metri e oltre una tonnellata che prosperò in un Paleocene rovente – a un tesoretto di monete romane di 1.800 anni fa riemerso in uno scavo, ricordano come ogni frammento del passato, dal ghiaccio alla ceramica, contribuisca a decifrare la storia climatica e biologica del pianeta.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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