
Trump sul Monte Rushmore per i 250 anni degli Stati Uniti, tra eredità presidenziale e tensioni interne
Il presidente tiene un discorso sotto i volti di Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln, mentre il desiderio di vedervi scolpito il proprio profilo alimenta il dibattito sull’uso personale delle celebrazioni nazionali.
Donald Trump inaugura il fine settimana del 4 luglio con un discorso serale al Monte Rushmore, in South Dakota, dove le effigi granitiche di quattro presidenti fanno da sfondo a uno spettacolo pirotecnico e a sorvoli militari. L’evento, organizzato direttamente dalla Casa Bianca come anteprima delle celebrazioni per il duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza, precede il raduno di massa previsto sabato al National Mall di Washington. Secondo fonti dell’amministrazione, il segretario agli Interni Doug Burgum ha collocato Trump nella linea di Washington e Theodore Roosevelt, definendoli «artefici di cambiamenti straordinari»; lo stesso Burgum, in passato, ha sostenuto che sulla montagna ci sarebbe spazio per un quinto volto.
La prospettiva di aggiungere il profilo di Trump alla scultura ha trovato espressione in un disegno di legge presentato da una deputata repubblicana della Florida e in una petizione online promossa da ex consiglieri, ma il National Park Service ha ribadito l’assenza di spazio praticabile su un’opera considerata artisticamente conclusa. Negli ambienti democratici di Washington, l’intera operazione è letta come l’ennesimo tentativo di piegare la ricorrenza nazionale a un progetto di autocelebrazione: un rapporto commissionato dall’opposizione, dal titolo “Dalla vanità alla follia”, accusa la Casa Bianca di aver espropriato la commissione bipartisan America250 attraverso una fondazione parallela, Freedom 250, allontanando donatori e partecipanti. Le comunità indigene del South Dakota, da parte loro, denunciano il rischio ambientale dei fuochi d’artificio, banditi per quasi trent’anni e ripristinati già nel 2020 proprio per volontà di Trump.
Sul piano interno, i sondaggi della Quinnipiac University indicano che il 61% dei cittadini ritiene che il Paese non stia onorando gli ideali della Dichiarazione d’Indipendenza, mentre solo quattro americani su dieci si dichiarano orgogliosi dell’anniversario. In diverse aree del New England e del Midwest, secondo corrispondenze raccolte dalla stampa statunitense, l’esposizione della bandiera a stelle e strisce è vissuta con disagio, percepita come un simbolo ormai associato al movimento MAGA. A questo clima contribuiscono, secondo analisti economici brasiliani, le ripercussioni del conflitto in corso tra Washington, Israele e l’Iran, che ha fatto salire il prezzo della benzina e accresciuto il malcontento tra i parlamentari repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato.
Sul fronte dei lasciti materiali, Trump ha avviato una serie di progetti per marcare la capitale: un nuovo salone da ballo accanto alla Casa Bianca, un arco monumentale e la ristrutturazione di spazi simbolici, oltre a una biblioteca presidenziale a Miami. Per raggiungere il South Dakota, il presidente utilizza per la seconda volta il jet di grandi dimensioni donato dal Qatar e adattato ad Air Force One. Le celebrazioni culmineranno sabato a Washington con un comizio all’aperto che, nonostante l’ondata di calore eccezionale, Trump ha promesso di trasformare in un discorso «molto lungo», mentre il dibattito sulla sua eredità e sull’uso politico della festa nazionale resta aperto.
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La stampa iraniana presenta il discorso di Trump al Monte Rushmore come una messinscena trionfalistica, dove il presidente americano attribuisce a sé il merito di aver indebolito l'Iran e di aver portato la pace in Medio Oriente. Tuttavia, il tono è di denuncia: le parole di Trump vengono lette come una minaccia e una distorsione della realtà, sottolineando la vulnerabilità dell'Iran e la necessità di vigilanza. L'anniversario dell'indipendenza diventa così una vetrina per la retorica bellicista americana.
La stampa europea continentale inquadra l'anniversario dell'indipendenza americana come un'occasione per riflettere sull'esperimento fondativo degli Stati Uniti, basato su leggi naturali e divine. Il discorso di Trump al Monte Rushmore viene quasi ignorato come evento politico contingente; l'attenzione è invece sulla cornice filosofica e storica dell'idea americana. L'evento diventa un caso di studio sulla tensione tra ideali originari e realtà contemporanea.
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