
Sudafrica: oltre 25mila migranti africani in fuga dopo le minacce xenofobe
La scadenza imposta dai gruppi anti-immigrati ha scatenato un esodo di massa, con rimpatri organizzati da Nigeria e Kenya; Pretoria respinge le richieste di risarcimento e chiede di indicare i covi della droga.
In Sudafrica, decine di migliaia di cittadini di altri paesi africani stanno abbandonando il territorio dopo la scadenza imposta dai movimenti xenofobi per il 30 giugno. Almeno 850 nigeriani e oltre 200 kenioti sono stati rimpatriati con voli umanitari, mentre il numero complessivo di persone che hanno lasciato il Paese o sono in procinto di farlo supera le venticinquemila. Le violenze — incursioni nelle abitazioni, aggressioni e saccheggi — hanno provocato alcune vittime accertate, tra cui cittadini del Mozambico, dell’Etiopia e del Malawi, secondo le autorità di polizia sudafricane.
Il governo nigeriano ha annunciato l’avvio di una documentazione dei beni e delle attività abbandonati dai suoi connazionali, con l’intenzione di presentare una richiesta di risarcimento a Pretoria. Il ministro sudafricano della Presidenza, Khumbudzo Ntshavheni, ha però respinto con durezza ogni ipotesi: gli immobili legalmente registrati possono essere venduti sul mercato, ha dichiarato, mentre le baracche delle township informali sono illegali e non daranno diritto ad alcun indennizzo. La ministra ha inoltre chiesto alle autorità nigeriane di «mostrarci i covi della droga» riconducibili ai loro cittadini, inasprendo lo scontro diplomatico. Un incidente analogo coinvolge il Ghana, che contesta la versione sudafricana sulla morte di un proprio cittadino a Città del Capo.
Secondo analisti locali, la recrudescenza xenofoba affonda le radici nelle irrisolte crisi strutturali del Paese: un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 45%, la diffusa corruzione, la contrazione dei servizi pubblici e la trasformazione dell’economia formale in un’economia informale dominata in parte da immigrati. Il movimento ‘March and March’, guidato da Jacinta Ngobese-Zuma, ha saputo cavalcare il malcontento additando gli stranieri come causa della mancanza di lavoro e di servizi, riproponendo un copione già visto in passate ondate di violenza.
Le operazioni di evacuazione sono in corso: il Kenya ha fissato al 7 luglio il termine per registrarsi all’ultimo volo di rimpatrio previsto per il 9 luglio, mentre la Nigeria prosegue i ponti aerei. Circa 900 persone sono state arrestate dalla polizia sudafricana, per lo più per reati legati all’immigrazione e per saccheggio. Rimangono tuttavia non verificabili in modo indipendente le notizie di gruppi di nigeriani che, rifiutando di partire, si sarebbero armati per difendersi. Le autorità dei Paesi coinvolti non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito, e la tensione resta alta in molte aree.
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