
L’Ue sanziona gli scienziati russi accusati di aver sintetizzato il veleno che ha ucciso Navalny
Bruxelles congela beni e vieta l’ingresso a sei ricercatori e militari coinvolti nello sviluppo dell’epibatidina, la tossina letale individuata nel corpo del dissidente.
Il Consiglio dell’Unione Europea ha disposto sanzioni mirate contro sei cittadini russi – tra cui quattro ricercatori del centro scientifico “Signal”, un’analista chimica del GosNIIOKhT e un ufficiale dell’Accademia militare per la difesa radiologica, chimica e biologica – ritenuti responsabili di aver contribuito allo sviluppo dell’epibatidina come arma chimica. Ai soggetti colpiti vengono congelati i beni eventualmente detenuti nell’Unione, è fatto divieto di ingresso nel territorio comunitario e sono proibiti finanziamenti diretti o indiretti. La decisione, immediatamente esecutiva, porta a 31 persone fisiche e 6 entità il totale dei designati sotto il regime restrittivo europeo contro la proliferazione e l’uso delle armi chimiche.
Secondo la ricostruzione fornita da Bruxelles, l’epibatidina – una tossina di origine naturale estremamente potente – è stata rilevata nei campioni biologici prelevati dal corpo di Aleksej Navalnyj dopo il decesso nella colonia penale di Charp, avvenuto nel febbraio 2024. Le analisi indipendenti condotte da laboratori di Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Paesi Bassi avrebbero indicato l’avvelenamento con tale sostanza come causa altamente probabile della morte. I ricercatori sanzionati, spiega il Consiglio, hanno condotto studi e pubblicato articoli scientifici sulla sintesi dell’epibatidina, inserendosi così a pieno titolo nel programma russo di armamento chimico. In particolare, il centro “Signal” e l’Istituto statale di chimica organica e tecnologia (GosNIIOKhT) sono indicati dalle istituzioni europee come snodi centrali di quel programma.
Dal canto suo, Mosca respinge le accuse definendole un “lancio informativo” privo di fondamento. Il ministero degli Esteri russo ha bollato le conclusioni dei cinque paesi europei come un’operazione di disinformazione, senza tuttavia fornire una contro-narrazione tecnica alternativa. La vicenda si inserisce in un quadro di tensione già segnato dal precedente avvelenamento di Navalnyj con un agente nervino del gruppo Novichok nell’agosto 2020, attribuito da più capitali occidentali ai servizi russi, e dall’adozione, a partire dal 2018 dopo l’attentato di Salisbury, di un regime sanzionatorio europeo specifico contro le armi chimiche. L’identificazione dell’epibatidina, avvenuta a due anni dalla morte del dissidente, ha riacceso il dibattito sulla capacità di Mosca di condurre operazioni letali con sostanze non convenzionali e sulla difficoltà di tracciarle tempestivamente.
Per l’Italia e gli altri Stati membri, le nuove designazioni comportano l’obbligo di congelare immediatamente eventuali asset e di impedire l’accesso al territorio nazionale ai sei individui. Al di là dell’impatto diretto, la mossa consolida la posizione europea nel considerare la Russia un attore che continua a sviluppare e impiegare armi chimiche, nonostante la formale adesione alla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche. Il dossier resta aperto: Bruxelles ha ribadito la propria determinazione a contrastare la proliferazione di tali armamenti e non esclude ulteriori inserimenti in lista, mentre le cancellerie occidentali attendono che Mosca fornisca chiarimenti sulle circostanze della morte di Navalnyj, finora mai accordati.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
L'Unione Europea agisce con determinazione contro i responsabili della morte di Navalny, sanzionando i chimici che hanno sviluppato l'arma chimica.
La narrazione si basa sulla giudizializzazione del conflitto, trasformando una questione politica in una procedura legale di sanzioni, con dettagli tecnici e riferimenti a studi scientifici.
Non viene menzionato il contesto più ampio delle relazioni UE-Russia o le possibili motivazioni politiche dietro le sanzioni.
L'Occidente, con le sue sanzioni, cerca di imporre la sua volontà e di delegittimare i governi indipendenti, mentre nasconde i propri crimini.
Si utilizza la tecnica della riproiezione: le accuse occidentali vengono ribaltate contro l'Occidente stesso, presentandolo come ipocrita e aggressore, senza affrontare i fatti specifici del caso Navalny.
Non si fa riferimento al ruolo del Cremlino nella morte di Navalny o alle prove che collegano i ricercatori al veleno.
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