
L’ONU avvia il dialogo globale sull’IA tra allarmi e fratture digitali
A Ginevra, oltre cento Paesi discutono regole comuni mentre Guterres mette in guardia da abusi sui minori, uso militare e concentrazione del potere tecnologico.
Il primo Dialogo globale sulla governance dell’intelligenza artificiale, convocato dalle Nazioni Unite a Ginevra con la partecipazione di più di cento Stati, si è aperto con un avvertimento del Segretario generale António Guterres: lo sviluppo dell’IA procede più in fretta della capacità di regolarlo, e senza regole condivise rischia di approfondire le disuguaglianze, minacciare i minori e trasformare i campi di battaglia. Guterres ha chiesto un impegno vincolante per la sicurezza dei bambini – impedire la generazione di immagini sessuali, bloccare i sistemi che mostrano segnali di disagio e subordinarne l’accesso a test indipendenti – e ha denunciato la riclassificazione di chip civili per uso militare, in un contesto in cui, ha detto, «i robot assassini sono già la norma». Il panel scientifico indipendente dell’ONU, co-presieduto da Yoshua Bengio e dalla premio Nobel Maria Ressa, ha confermato che i modelli più avanzati sono ormai in grado di ingannare gli esseri umani e che la scienza non può ancora garantire l’assenza di danni catastrofici.
Secondo le delegazioni dei Paesi in via di sviluppo, la partita si gioca anzitutto sul terreno della sovranità e dell’accesso. Il ministro algerino delle Poste e Telecomunicazioni, Sidali Zerrouki, ha chiesto che gli Stati in via di sviluppo siano coinvolti nella progettazione e nello sviluppo dei sistemi di IA, non ridotti a semplici consumatori, e ha sollecitato il passaggio da principi generali a meccanismi concreti di trasferimento tecnologico e costruzione di capacità. Sulla stessa linea, l’ambasciatrice di El Salvador, Egriselda López, ha ricordato che il divario digitale resta profondo: mentre pochi Paesi dispongono di infrastrutture avanzate, molti faticano ancora a garantire la connettività di base. Dal Ghana, il professor Isaac Wiafe ha aggiunto una critica di merito: l’IA, se addestrata su dati e priorità esterne, rischia di essere irrilevante o addirittura dannosa per realtà locali, come mostrano i bias razziali e culturali già emersi nei sistemi di generazione di immagini.
Sul fronte europeo e atlantico, la risposta istituzionale si incardina sulla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sull’intelligenza artificiale, primo trattato internazionale vincolante in materia, già firmato da ventuno Stati – compresi tutti i membri del G7 – e ratificato dall’Unione Europea nel maggio 2026. Il testo impone che i sistemi di IA rispettino i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto, e introduce il diritto dei cittadini a sapere quando una macchina decide per loro, a comprenderne le ragioni e a contestare la decisione. Per l’Estonia, che co-presiede il dialogo insieme a El Salvador, l’IA può essere un «grande equalizzatore», ma la concentrazione degli sviluppatori di frontiera in due soli Paesi – Stati Uniti e Cina – solleva interrogativi sulla capacità degli altri di recuperare il terreno perduto. L’Italia, in quanto membro del G7 e firmataria della Convenzione, è direttamente coinvolta in questo sforzo di armonizzazione normativa, mentre Bruxelles spinge affinché il trattato diventi lo standard di riferimento globale, aperto all’adesione di qualsiasi Stato.
Il dialogo di Ginevra non ha l’obiettivo di produrre un nuovo trattato, ma di orientare le discussioni future a partire dal primo rapporto del panel scientifico ONU, che sarà seguito da una valutazione più ampia nel 2026, in coincidenza con un secondo incontro globale a New York. Guterres ha inoltre sollecitato che tutti i data center utilizzino energia rinnovabile entro il 2030 e ha ricordato che il finanziamento pubblico per le infrastrutture digitali nei Paesi in via di sviluppo resta insignificante rispetto ai circa cinquecento trilioni di dollari concentrati nel settore privato. Oltre venti Stati hanno già aderito a un’iniziativa ONU per la cooperazione nella costruzione di capacità IA. Il dossier resta aperto: la posta in gioco, secondo le capitali europee, non è soltanto la competitività tecnologica, ma la tenuta di un ordine internazionale fondato su regole condivise, in un momento in cui la manipolazione dell’informazione e la frammentazione geopolitica minacciano di trasformare la corsa all’IA in un fattore di rottura.
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
Il Segretario Generale dell'ONU avverte che l'IA avanza senza controllo e viene già usata come arma da guerra. È urgente una governance globale per proteggere i bambini e l'umanità.
Usando ripetutamente il termine 'robot assassini' e presentando l'applicazione militare dell'IA come già normalizzata, il blocco crea un senso di pericolo inevitabile che richiede un'azione immediata, scavalcando il dibattito sfumato.
Il blocco omette la prospettiva dei paesi in via di sviluppo e il contesto geopolitico di rottura del diritto internazionale, concentrandosi esclusivamente sulle minacce militari e alla protezione dei bambini.
I paesi in via di sviluppo chiedono un posto al tavolo della governance dell'IA. Il ministro algerino sostiene che la tecnologia deve essere progettata con la partecipazione di tutti, non solo dei ricchi.
Evidenziando le dichiarazioni dei funzionari locali e sottolineando la necessità di inclusione, il blocco normalizza l'idea che la governance globale dell'IA sia incompleta senza i paesi in via di sviluppo, posizionando così i propri interessi come universali.
Il blocco omette gli allarmanti avvertimenti militari e sulla protezione dei bambini, concentrandosi invece sull'inclusione procedurale e minimizzando i rischi immediati.
Il mondo è in rottura e l'IA avanza senza regole. È necessario riconoscere che la governance globale è spezzata e che le nuove regole devono tenere conto della sfiducia tra le nazioni.
Collegando la governance dell'IA ai conflitti geopolitici in corso e all'erosione del diritto internazionale, il blocco inquadra la questione come parte di una crisi sistemica più ampia, facendo apparire ingenua qualsiasi soluzione normativa semplice e sottolineando la necessità di un ripensamento fondamentale dell'ordine globale.
Il blocco omette gli avvertimenti specifici sui bambini e l'uso militare dell'IA (robot assassini). Inoltre non menziona l'inclusione dei paesi in via di sviluppo, concentrandosi invece sulla rottura geopolitica come ostacolo principale.
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