
Il grido delle donne e dei bambini: la Francia marcia per una legge integrale
Centomila persone a Parigi e migliaia in tutta la Francia manifestano per chiedere riforme radicali dopo lo stupro e l’omicidio di Lyhanna, 11 anni: sotto accusa un sistema giudiziario che archivia il 94% delle denunce.
Sotto un sole implacabile, il corteo parigino si è mosso da Place de la Bastille verso Nation scandendo: «La verità esce dalla bocca dei bambini». Tra le migliaia di manifestanti, una liceale di diciassette anni, Eline, racconta di aver sporto denuncia per stupro pochi mesi prima e di essersi sentita rispondere dall’agente di polizia: «Non è uno stupro, potrebbe rovinare la vita a quell’uomo». La sua testimonianza, affidata ai microfoni dell’agenzia France-Presse, è diventata la voce fragile e insieme feroce di un’intera giornata di mobilitazione nazionale.
A chiamare i francesi in piazza, sabato, è stata una coalizione di 180 associazioni femministe e per la difesa dell’infanzia, riunite sotto la bandiera di una «loi-cadre intégrale» contro le violenze sessuali. In centodieci città – da Agen a Rennes, da Digione a Tolosa – decine di migliaia di persone hanno risposto all’appello, nato dalla vicenda di Lyhanna, undici anni, violentata e uccisa a Fleurance, nel Gers, il corpo ritrovato un mese dopo la sua scomparsa, il 29 maggio. Il principale indiziato, un uomo di 41 anni già denunciato due volte per stupro su minori senza che le inchieste portassero a un processo, ha incendiato la rabbia popolare e ha spinto il ministro della Giustizia Gérald Darmanin a parlare di «fallimento enorme», respingendo però le dimissioni chieste dalle opposizioni.
Dietro la cronaca nera affiora lo spettro di una giustizia che, secondo le cifre ufficiali, archivia senza seguito il 94% delle denunce di stupro. Un rapporto governativo del 2022 segnalava la carenza cronica di personale e tempo: nel 70% dei casi, dopo aver ascoltato il sospettato, gli investigatori non effettuavano ulteriori ricerche di prove materiali su telefoni, computer o telecamere. Non è solo inefficienza, denunciano le attiviste, ma un sistema che «protegge gli aggressori anziché le vittime». Per questo la richiesta non si limita a un inasprimento delle pene – la coalizione respinge la «spirale repressiva» dell’estrema destra, dalla castrazione chimica all’ergastolo – ma invoca un approccio a 360 gradi, sul modello spagnolo, che parta dalla prevenzione scolastica fino al sostegno psicologico e legale.
La mobilitazione non è improvvisata. Dalla scomparsa di Lyhanna, ogni lunedì sera si tengono presidi davanti ai tribunali e al ministero della Giustizia; una petizione online ha raccolto oltre 340mila firme. Il corteo parigino, che gli organizzatori hanno definito «storico», ha visto la partecipazione di famiglie con bambini, di sindacati come la CGT, di associazioni dei migranti e delle persone con disabilità, segno di una convergenza più ampia. Anche in Italia, dove i tassi di archiviazione delle denunce per violenza sessuale restano alti e i femminicidi scandiscono il dibattito pubblico, l’eco di questa protesta potrebbe alimentare la pressione per una riforma organica, sulla scia di quanto fatto dalla Spagna nel 2004 con la legge contro la violenza di genere.
Mentre il governo francese ha risposto con alcune misure d’urgenza – inserite in un disegno di legge sulla protezione dell’infanzia in discussione a metà luglio e in un testo sulla giustizia penale – le associazioni mantengono la guardia alta, temendo che i provvedimenti restino «parcellari». La promessa di una legge integrale per l’autunno, ribadita dalla ministra per la Parità Aurore Bergé, è attesa alla prova dei fatti. Ma nel cuore della marcia parigina, tra le note di Angèle e Clara Luciani, resta impresso il viso di una diciassettenne che ha scelto di non tacere, mentre il sole batteva su una piazza colorata di striscioni e di una domanda elementare: «160mila bambini, voi che fate?».
| Stampa europea continentale | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
La società civile francese si mobilita per una legge che protegga le donne dalla violenza sessuale, chiedendo giustizia per Lianna.
La vittima viene personificata per creare empatia e legittimare la richiesta di riforma.
Le donne e i movimenti sociali in Francia alzano la voce contro la violenza sessuale, ispirando solidarietà globale.
Si stabilisce un parallelismo con le lotte locali per rendere la protesta universale.
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