
Lo Stretto di Hormuz e la proposta dell’Oman: l’Europa studia pedaggi volontari per disinnescare la crisi
Un meccanismo ispirato al modello dello Stretto di Malacca, basato su contributi non obbligatori e sotto l’egida dell’Imo, divide Teheran e impegna le diplomazie occidentali e regionali.
I governi europei stanno esaminando un’iniziativa promossa dall’Oman per introdurre contributi volontari ai servizi di navigazione nello Stretto di Hormuz, con il duplice vincolo che i pagamenti non siano obbligatori e che l’intero meccanismo riceva l’avallo dell’Organizzazione marittima internazionale (Imo). Secondo fonti diplomatiche britanniche ed europee, la proposta – elaborata con il supporto di giuristi del Regno Unito – ricalca l’esperienza dello Stretto di Malacca, dove gli armatori versano somme libere a un fondo per la sicurezza della navigazione. Bruxelles e Londra considerano il modello omanita l’unica via percorribile per stabilizzare uno dei colli di bottiglia più delicati del commercio energetico globale, da cui transita una quota rilevante del petrolio e del gas destinati anche all’Italia e al resto d’Europa.
La mossa di Mascate si inserisce in un quadro di tensioni crescenti. Da Washington, secondo fonti dell’amministrazione statunitense, si continua a premere su Teheran affinché dichiari pubblicamente aperto il corridoio marittimo e cessi ogni attacco contro il naviglio commerciale. Il presidente Trump ha definito «concluso» il cessate-il-fuoco temporaneo e il memorandum d’intesa bilaterale, dopo che divergenze interpretative sulla clausola relativa al passaggio sicuro delle navi avevano innescato nuovi scambi di colpi. Nell’ottica americana, l’Iran starebbe utilizzando quell’intesa per rivendicare un controllo esclusivo sullo stretto, mentre il ruolo di Washington nell’accordo non sarebbe stato sufficientemente definito.
Sul fronte iraniano, fonti mediorientali e analisti vicini ai negoziati segnalano una frattura interna. Una parte del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica riterrebbe superati i vincoli del diritto marittimo internazionale dopo le azioni militari statunitensi di inizio anno, mentre altre componenti dell’establishment si mostrano disponibili a un dialogo che contempli un «servizio trasparente a pagamento», come confermato dall’interesse manifestato dall’ambasciata iraniana a Londra per uno studio indipendente sul tema. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi si è recato a Mascate per colloqui incentrati proprio sulla sicurezza della navigazione, in un contesto in cui anche Turchia e Iraq – secondo fonti diplomatiche regionali – spingono per una soluzione negoziata che eviti l’imposizione di pedaggi obbligatori e riconosca la natura condivisa della sicurezza nel Golfo.
Sul piano multilaterale, il Consiglio dell’Imo ha visto il delegato omanita ribadire che il diritto di passaggio in transito è garantito dal diritto internazionale e non ammette l’imposizione di tariffe coatte. Al tempo stesso, Mascate ha difeso l’utilità di accordi volontari per finanziare servizi di assistenza alla navigazione, protezione ambientale e risposta alle emergenze. Un tentativo di far approvare una risoluzione di condanna contro l’Iran per gli attacchi al traffico mercantile e per le pretese di controllo sullo stretto è fallito per la mancata adesione di Russia e Cina, segno – secondo fonti dell’organizzazione – di una comunità internazionale ancora divisa sulla gestione della crisi. I prossimi passaggi attesi sono la prosecuzione dei colloqui bilaterali Iran-Oman e un nuovo round di consultazioni in sede Imo, mentre l’Europa continua a cercare una formula che, senza cedere a logiche di sovranità unilaterale, preservi la libertà di navigazione da cui dipendono le catene di approvvigionamento del continente.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.30 | critical |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.10 | neutral |
La Russia oggettiva la proposta europea come un tentativo condizionato, mentre l'Iran emerge come arbitro della situazione.
Presentando la reazione iraniana come elemento chiave, la Russia sposta l'attenzione sulla controparte, normalizzando l'idea che l'Iran abbia potere di veto.
La Russia omette l'avvertimento del vice primo ministro britannico Lammy che tasse obbligatorie sarebbero 'disastrose', e il contesto delle tensioni USA-Iran, che mostrerebbero la proposta come risposta a un conflitto.
L'Iran mette in guardia: l'Europa cerca di imporre tasse mascherate da volontarie, ma la sovranità nazionale non è in vendita.
Enfatizzando le condizioni e il modello di Malacca, l'Iran insinua che l'Europa stia cercando di aggirare la sovranità iraniana con un sistema apparentemente volontario.
L'Iran omette il sostegno di Oman alla proposta e l'avvertimento britannico contro tasse obbligatorie, che presenterebbero l'iniziativa come più consensuale e meno minacciosa.
Il Sud-est asiatico lancia l'allarme: la tensione nello Stretto di Hormuz cresce, l'Europa cerca di evitare il peggio, ma il rischio di conflitto è reale.
Usando un linguaggio allarmista come 'memanas' (riscalda) e sottolineando la pressione USA, la regione drammatizza la situazione per evidenziare la necessità di azione immediata.
Il Sud-est asiatico omette il ruolo di mediazione di Oman e le condizioni tecniche di approvazione IMO, che ridurrebbero l'urgenza percepita.
Il mondo arabo sostiene la mediazione di Oman: solo un accordo volontario può garantire la sicurezza senza minacciare la sovranità iraniana.
Enfatizzando il ruolo diplomatico di Oman e la condizione di volontarietà, il mondo arabo presenta la proposta come una soluzione equilibrata che rispetta gli interessi di tutte le parti.
Il mondo arabo omette la pressione USA e il riferimento al modello di Malacca, che mostrerebbero la proposta come un'iniziativa occidentale piuttosto che una mediazione regionale.
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