
L’inflazione USA frena più del previsto, le Borse asiatiche rimbalzano ma il petrolio frena l’Europa
Il primo calo dei prezzi al consumo americani dalla pandemia allontana il rialzo dei tassi a luglio, mentre lo scontro nel Golfo spinge il greggio e zavorra i listini europei.
L’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è sceso dello 0,4% a giugno, il primo arretramento dall’inizio della pandemia, portando l’inflazione core su base annua al 2,6%, due decimi sotto le attese. La reazione dei mercati è stata immediata: la probabilità di un rialzo dei tassi della Federal Reserve nella riunione di fine mese è crollata al 16%, i rendimenti dei Treasury a due anni sono scesi di undici punti base e i listini asiatici, appesantiti nelle ultime settimane dalla correzione dei tecnologici, hanno registrato un forte rimbalzo.
A guidare la risalita è stata Seul, dove l’indice Kospi ha chiuso in rialzo di oltre il 6%, trainato dal recupero a due cifre del colosso dei semiconduttori SK hynix. Anche Tokyo, Hong Kong e Sydney hanno chiuso in territorio positivo, mentre Shanghai ha ceduto qualche frazione dopo la pubblicazione del dato sul PIL cinese del secondo trimestre, cresciuto del 4,3% annualizzato, ben al di sotto delle stime. Secondo gli operatori asiatici, il raffreddamento dell’inflazione americana allontana lo spettro di una stretta immediata, restituendo ossigeno a un comparto tech che aveva sofferto per i timori di valutazioni eccessive e per l’entità degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
In Europa, invece, i listini hanno virato in negativo, con Francoforte, Parigi e Londra in calo fra lo 0,2 e lo 0,8 per cento. A pesare è stata la risalita del petrolio: il Brent ha superato gli 85 dollari al barile e il WTI si è portato sopra quota 80, dopo che il presidente Trump ha reimposto il blocco navale ai porti iraniani e Teheran ha colpito infrastrutture americane nella regione. Il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del greggio mondiale, è tornato a ridursi, alimentando i timori di interruzioni delle forniture. La divergenza tra i mercati, osservano da Zurigo, è amplificata dal peso dei titoli tecnologici, che in Asia e a Wall Street hanno beneficiato anche dei conti trimestrali superiori alle attese di ASML, il colosso olandese delle macchine per chip, le cui azioni sono salite fino all’8%.
Sul fronte valutario, il dollaro ha proseguito l’indebolimento, con l’euro stabilmente sopra 1,14 e lo yen ancora sotto pressione oltre quota 162. L’oro, dopo un balzo superiore al 2% nella seduta precedente, ha parzialmente ritracciato, mentre i futures su Wall Street indicavano un’apertura in moderato rialzo, sostenuti dalla tenuta dei tecnologici nonostante il crollo di IBM, che ha perso oltre un quarto del proprio valore dopo una guidance deludente.
L’attenzione ora si sposta sulla seconda giornata di audizione del presidente della Fed, Kevin Warsh, al Congresso, e sul dato sui prezzi alla produzione americani. Warsh ha già messo in guardia dall’interpretare un singolo dato come la fine della lotta all’inflazione, ricordando che «c’è ancora molto lavoro da fare». In calendario anche la decisione della Banca del Canada e le trimestrali di Morgan Stanley, BlackRock e Johnson & Johnson, che potranno confermare o meno la tenuta degli utili aziendali in un quadro di tassi ancora elevati.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | +0.10 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
Wall Street guida i mercati asiatici al rialzo grazie a un'inflazione più debole del previsto.
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I mercati asiatici salgono grazie all'inflazione USA, ma il petrolio e la fragilità dei titoli AI frenano l'entusiasmo.
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