
Trump ripristina il blocco navale e minaccia le infrastrutture iraniane: Teheran risponde con attacchi agli alleati Usa
Mentre gli Stati Uniti riavviano le operazioni militari e il blocco dei porti iraniani, l'Iran minaccia di fermare tutte le esportazioni energetiche regionali e colpisce basi americane in Bahrain, Kuwait e Giordania.
Gli Stati Uniti hanno ripristinato il blocco navale contro i porti iraniani e lanciato una nuova ondata di attacchi aerei e navali, mentre il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica minacciava di «fermare tutte le esportazioni di petrolio e gas dal Medio Oriente» e rivendicava attacchi contro obiettivi militari americani in Bahrain, Kuwait e Giordania. Secondo fonti del Pentagono, le operazioni – condotte da oltre venti navi da guerra e centinaia di velivoli – mirano a degradare le capacità iraniane utilizzate per colpire il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz, via d’acqua da cui in tempo di pace transita un quinto del commercio globale di greggio e gas naturale liquefatto.
L’amministrazione Trump ha accompagnato l’escalation militare con un ultimatum: in un’intervista a Fox News il presidente ha dichiarato che dalla prossima settimana gli attacchi si estenderanno a «centrali elettriche e ponti» se Teheran non tornerà al tavolo negoziale. Fonti della Casa Bianca precisano che gli obiettivi energetici saranno colpiti solo in una fase successiva, mentre per ora si evitano deliberatamente le infrastrutture petrolifere dell’isola di Kharg per non destabilizzare i mercati globali. Teheran, da parte sua, ha fatto sapere tramite il vicecancelliere Kazem Gharibabadi che «se gli Stati Uniti credono che inasprendo le misure contro di noi, con azioni militari e il blocco economico, torneremo ai negoziati, commettono un errore». Il Corpo delle guardie ha inoltre avvertito che Washington «deve aspettarsi la chiusura di altri corridoi di esportazione di petrolio e gas che servono gli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati», senza specificare quali rotte potrebbero essere coinvolte.
Le implicazioni per l’economia europea e italiana sono immediate. Il prezzo del Brent ha superato gli 85 dollari al barile, con un rialzo di circa il 2% nella sola seduta di martedì, alimentato dal blocco di fatto dello Stretto di Hormuz e dal fermo della navigazione commerciale. Analisti di Bruxelles sottolineano che un’interruzione prolungata dei flussi energetici dal Golfo Persico rischierebbe di riaccendere le pressioni inflazionistiche in Europa, in un momento in cui le economie del continente restano vulnerabili. Sul piano giuridico, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, aveva già ricordato in aprile che «attaccare deliberatamente civili e infrastrutture civili costituisce un crimine di guerra» ai sensi delle Convenzioni di Ginevra del 1949, un monito che torna d’attualità di fronte alle minacce di colpire centrali elettriche e ponti.
L’attuale escalation si innesta sul conflitto iniziato il 28 febbraio con i raid americani e israeliani contro l’Iran. Dopo la chiusura dello Stretto da parte di Teheran, Washington aveva imposto un primo blocco navale ad aprile, sospeso a metà giugno in seguito a un’intesa provvisoria che prevedeva sessanta giorni di negoziati sul programma nucleare iraniano e su un cessate il fuoco permanente. Quei colloqui si sono però arenati mentre gli scontri nello Stretto si intensificavano, portando al collasso della tregua e alla ripresa delle ostilità. Al momento i contatti diplomatici proseguono, ma senza progressi sostanziali: Trump ha dichiarato che i negoziatori americani hanno avvertito quelli iraniani che «è meglio che facciate un accordo, altrimenti non vi resterà nulla», mentre Teheran esclude qualsiasi ritorno al tavolo sotto pressione militare. Il dossier resta in una fase di stallo ad alto rischio, con la prospettiva di un’ulteriore escalation già dalla prossima settimana.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
| Stampa africana subsahariana | −0.30 | critical |
Stati Uniti e Iran sono intrappolati in un ciclo di rappresaglie che minaccia le forniture energetiche globali.
Il blocco presenta il conflitto come un'escalation simmetrica, attribuendo uguale peso alle azioni e reazioni di ciascuna parte, normalizzando così il blocco statunitense come risposta all'aggressione iraniana.
Vengono omesse le minacce esplicite di Trump di bombardare ponti e centrali elettriche iraniane, che avrebbero evidenziato la postura aggressiva degli Stati Uniti oltre gli obiettivi militari.
Trump minaccia di distruggere le infrastrutture civili iraniane a meno che non capitolino, mentre lo Stretto di Hormuz rimane chiuso.
Il blocco personalizza il conflitto attorno alle minacce di Trump, creando una gerarchia di obiettivi crescenti (da militari a civili) per inquadrare gli Stati Uniti come l'aggressore principale.
Vengono omessi gli attacchi iraniani iniziali alle navi che hanno innescato il blocco statunitense, rimuovendo il contesto che potrebbe giustificare la risposta americana.
Trump lancia un ultimo avvertimento all'Iran: negoziate o subirete la distruzione delle vostre infrastrutture.
Il blocco utilizza una tecnica di 'riproiezione', proiettando la potenza statunitense attraverso minacce esplicite di distruzione civile, mentre inquadra la risposta iraniana come reattiva e difensiva.
Vengono omessi gli attacchi iraniani alle navi che hanno preceduto il blocco statunitense, che mostrerebbero l'Iran come aggressore iniziale.
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