
Stretto di Hormuz, Trump cancella i dazi: pressing degli alleati e stallo con l'Iran
Dopo aver annunciato un pedaggio del 20% per le navi in transito, il presidente americano fa marcia indietro in cambio di investimenti dai paesi del Golfo, mentre il cessate il fuoco con Teheran resta fragile.
Il presidente statunitense Donald Trump ha revocato in meno di ventiquattr'ore l'annuncio di un pedaggio del 20% sul valore del carico per ogni nave mercantile in transito nello Stretto di Hormuz. La decisione, comunicata lunedì 13 luglio e ritirata il giorno seguente, è stata sostituita dall'impegno di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein a effettuare investimenti «molto consistenti» negli Stati Uniti, come compensazione per il ruolo militare americano nella sicurezza del passaggio strategico. Secondo fonti diplomatiche nella regione del Golfo, i governi di Riad, Abu Dhabi, Manama e Doha hanno esercitato forti pressioni su Washington, giudicando la misura un onere inaccettabile per le loro economie dipendenti dall'export petrolifero e una mossa che avrebbe potuto incrinare le alleanze regionali.
La retromarcia si inserisce in un conflitto con l'Iran che dura da oltre quattro mesi, dopo l'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele dello scorso febbraio che, secondo quanto riportato da fonti mediorientali, ha causato la morte della Guida suprema Ali Khamenei. Un memorandum d'intesa firmato a metà giugno aveva stabilito un cessate il fuoco temporaneo e la riapertura dello Stretto, ma gli scontri sono ripresi: il Comando centrale americano ha confermato che il blocco navale contro l'Iran è ancora in vigore e che per quattro giorni consecutivi sono stati condotti attacchi contro obiettivi iraniani. Analisti statunitensi come Rosemary Kelanic del think tank Defense Priorities descrivono la situazione come una «guerra di logoramento» destinata a prolungarsi, mentre per Elliot Abrams del Council on Foreign Relations il nodo resta la pazienza reciproca: l'Iran, pur militarmente indebolito, conserva la capacità di interdire il traffico navale, e Washington fatica a trovare una via d'uscita politicamente accettabile.
Sul piano giuridico, la proposta di un pedaggio unilaterale aveva sollevato dubbi immediati. Esperti di diritto internazionale, citati dalla stampa francese, hanno osservato che una tassa imposta da un singolo Stato su una via d'acqua internazionale viola il principio di libertà di navigazione sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Lo stesso segretario di Stato americano Marco Rubio, poche settimane prima, aveva condannato un analogo piano iraniano di pedaggi, definendolo contrario al diritto internazionale. L'episodio ha messo in luce, secondo osservatori a Bruxelles, la contraddizione tra la retorica di Washington e gli strumenti legali a disposizione, alimentando l'incertezza tra gli operatori del commercio marittimo globale.
Per l'Europa e in particolare per l'Italia, che dipendono dal transito di greggio e gas naturale liquefatto attraverso Hormuz, il perdurare dell'instabilità si traduce in un rischio concreto per la sicurezza energetica e per i prezzi. Le quotazioni del petrolio hanno registrato rialzi superiori all'1% in concomitanza con l'intensificarsi delle ostilità, e il traffico nello Stretto è tornato quasi a fermarsi. Al momento, non sono stati resi noti i dettagli degli investimenti promessi dai paesi del Golfo, né esiste un calendario per la ripresa dei negoziati tra Washington e Teheran. Il dossier resta aperto, con il cessate il fuoco di fatto sospeso e la prospettiva di una soluzione diplomatica affidata a un quadro negoziale che le parti interpretano in modo divergente.
| Stampa sud-est asiatica | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
| Stampa africana subsahariana | −0.70 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
Il blocco parla come un osservatore pragmatico, evidenziando i benefici dell'accordo pur riconoscendo la sorpresa. Prende le parti del pragmatismo economico rispetto al confronto.
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