
Kiev, Koretskyi nuovo premier: rimpasto tra proteste e ombre di corruzione
Il Parlamento ucraino nomina l'ex capo di Naftogaz alla guida del governo, mentre la rimozione del ministro della Difesa Fedorov scatena manifestazioni e dimissioni nelle forze armate.
La Verkhovna Rada ha approvato giovedì 16 luglio 2026 la nomina di Serhii Koretskyi a primo ministro dell'Ucraina con 289 voti favorevoli, completando il primo atto di un ampio rimpasto di governo voluto dal presidente Volodymyr Zelenskyj. Koretskyi, 48 anni, proviene dalla guida della compagnia energetica statale Naftogaz e in precedenza aveva diretto Ukrnafta. Il capo dello Stato ha motivato la scelta con la necessità di blindare il sistema energetico nazionale in vista di un inverno che, secondo le valutazioni degli analisti di Kiev, sarà il più duro dall'inizio dell'invasione russa, a causa dei bombardamenti sistematici contro le infrastrutture civili. Il nuovo premier ha dichiarato in aula che il suo esecutivo sarà «un governo di difesa, sviluppo economico e integrazione europea».
La transizione è stata tuttavia accompagnata da tensioni politiche e sociali. In diverse città, tra cui Kiev, Leopoli, Odessa e Dnipro, centinaia di manifestanti sono scesi in piazza per contestare la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, in carica da soli sei mesi. I dimostranti hanno esposto cartelli con la scritta «Non distruggete ciò che funziona», mentre il vicecomandante delle Forze aeree, Pavlo Yelizarov, ha rassegnato le dimissioni definendo l'allontanamento di Fedorov «un grande male per la capacità difensiva del Paese». Lo stesso Fedorov ha confermato l'esistenza di un conflitto con il comandante in capo delle Forze armate, Oleksandr Syrskyj, aggiungendo che il presidente gli avrebbe confidato di non poter rimuovere entrambi. Secondo fonti della stampa finanziaria occidentale, Fedorov avrebbe inoltre bloccato tentativi di indirizzare lucrosi contratti della difesa verso aziende predeterminate, scontrandosi con figure influenti dell'establishment.
Il rimpasto si inserisce in un contesto di pressioni anticorruzione che coinvolgono la cerchia presidenziale. Analisti russi e ucraini sottolineano come la rimozione della precedente premier, Yulia Svyrydenko – in carica dal luglio 2025 – sia maturata all'indomani di un'inchiesta dell'Ufficio nazionale anticorruzione ucraino su uno scandalo che tocca il capo dell'amministrazione presidenziale, Andriy Yermak, di cui Svyrydenko era considerata una stretta alleata. Per Zelenskyj, la sostituzione rappresenterebbe un segnale verso i partner occidentali della volontà di rinnovare la classe dirigente e smantellare l'eredità di Yermak, sebbene fonti giornalistiche ucraine evidenzino i legami tra Koretskyi e Tymur Mindych, indicato come il «portafoglio di Zelenskyj» e già nel mirino degli inquirenti per un presunto schema corruttivo nel settore energetico.
Sul piano diplomatico e governativo, il rimpasto non dovrebbe alterare gli equilibri fondamentali. Secondo quanto riferito da deputati della maggioranza, il ministro degli Esteri Andriy Sybiha, il vicepremier e ministro dell'Energia Denys Shmyhal e il ministro delle Finanze Serhiy Marchenko manterranno i propri incarichi. La votazione sui nuovi ministri è attesa in giornata, mentre Bruxelles segue con attenzione la tenuta dell'esecutivo in un momento in cui la prospettiva di adesione all'Unione Europea resta, nelle parole dello stesso Koretskyi, «una missione storica della nostra generazione».
| Stampa russa e CSI | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La Russia riproietta l'instabilità ucraina come prova di un sistema corrotto.
La narrazione seleziona le dimissioni di Fedorov e le proteste per generalizzare un quadro di crisi sistemica, omettendo il contesto bellico che motiva il rimpasto.
Viene omesso il contesto della guerra e la necessità di prepararsi all'inverno, che sono invece presenti nelle fonti europee e atlantiche.
L'Occidente riconosce la necessità del rimpasto ma ne evidenzia le ombre di corruzione.
La narrazione bilancia la necessità strategica con le critiche, usando le proteste come segnale di allarme senza condannare l'intero processo.
Viene omesso il dettaglio del voto quasi unanime (289 a 1) che indicherebbe un ampio sostegno parlamentare.
L'India osserva da lontano il rimpasto ucraino senza prendere posizione.
La narrazione si limita a riportare i fatti essenziali, evitando qualsiasi interpretazione o contestualizzazione emotiva.
Viene omesso il contesto della guerra e le implicazioni per l'inverno, presenti nelle fonti europee e atlantiche.
L'Europa del Nord valuta il rimpasto come una mossa pragmatica per la sicurezza energetica.
La narrazione si concentra sulle sfide concrete (inverno, energia) e sull'esperienza del nuovo premier, evitando di politicizzare le proteste.
Vengono omesse le proteste e le accuse di corruzione, che sono invece presenti nelle fonti indiane e atlantiche.
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