
Zelensky rimuove il ministro Fedorov, migliaia in piazza a Kiev
La decisione del presidente ucraino di allontanare il giovane ministro della Difesa, simbolo della modernizzazione tecnologica dell’esercito, ha innescato rare proteste di massa e messo a nudo le fratture tra leadership politica e comandi militari.
La destituzione del ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, decisa dal presidente Volodymyr Zelensky nell’ambito di un ampio rimpasto di governo, ha scatenato per due giorni consecutivi manifestazioni di piazza a Kiev e in altre città del Paese, con una partecipazione che i media locali stimano in almeno diecimila persone nella sola capitale. Fedorov, trentacinquenne artefice di una strategia fondata su droni, automazione e appalti trasparenti, era considerato dagli alleati occidentali e da una parte consistente delle forze armate l’uomo chiave della recente inversione di tendenza sul campo di battaglia. La sua uscita dal governo, accompagnata dalle nomine di Ihor Klymenko a segretario del Consiglio di sicurezza e difesa e del generale Yevhen Khmara come ministro della Difesa ad interim, ha aperto una crisi politica interna che Bruxelles e Washington osservano con apprensione, in una fase in cui l’Ucraina sta provando a consolidare i guadagni militari ottenuti nei mesi precedenti.
Secondo fonti governative ucraine, la rottura è maturata all’interno del triangolo tra presidenza, ministero della Difesa e comando delle forze armate. Lo stesso Zelensky ha riconosciuto pubblicamente che la comunicazione tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrskyi era diventata «quasi inesistente», e ha giustificato la scelta con la necessità di preservare l’unità della catena di comando in tempo di guerra. Fedorov, dal canto suo, ha accusato apertamente Syrskyi di aver sabotato le riforme e di aver posto al presidente una sorta di ultimatum. La nomina di Khmara, un ufficiale dei servizi di sicurezza con un profilo meno politico, viene letta negli ambienti diplomatici europei come il tentativo di ricucire lo strappo senza cedere del tutto alle richieste dei vertici militari più tradizionalisti, rappresentati dal sessantenne Syrskyi, formatosi nell’Armata sovietica e da tempo criticato per una conduzione della guerra giudicata troppo dispendiosa in termini di vite umane.
Le reazioni non si sono fatte attendere. A Kiev, Leopoli, Odessa e in altri centri i manifestanti hanno scandito slogan come «Ridateci Fedorov» e «Via Syrskyi», mentre il vicecomandante dell’aeronautica si è dimesso per protesta e il comandante delle forze interarmi ha auspicato che le riforme avviate non vengano interrotte. Sul fronte russo, osservatori vicini al Cremlino e blogger militari hanno accolto la notizia con malcelata soddisfazione, descrivendo Fedorov come il ministro «più pericoloso per la Russia» e interpretando la sua uscita come un vantaggio operativo per Mosca. In Italia e in altri Paesi europei, dove il sostegno militare a Kiev è oggetto di dibattito politico, la crisi rischia di offrire nuovi argomenti a chi mette in dubbio la stabilità della leadership ucraina, proprio mentre l’Unione Europea sta negoziando nuovi pacchetti di assistenza e il capitolo energetico in vista dell’inverno.
Il rimpasto, che ha portato anche alla sostituzione della prima ministra Yulia Svyrydenko con l’ex amministratore delegato di Naftogaz Sergii Koretsky, si inserisce in una sequenza di riassetti che da mesi ridisegnano i vertici dello Stato ucraino. Fonti parlamentari a Kiev segnalano che la tenuta della maggioranza presidenziale non è più scontata come in passato, e che la popolarità personale di Fedorov – il cui nome circolava già come possibile sfidante politico – potrebbe aver pesato nella decisione di Zelensky. Al momento, la nomina di Khmara deve ancora ricevere il voto di conferma della Verkhovna Rada, che non ha ancora calendarizzato la seduta. Nel frattempo, nuove proteste sono state annunciate per i prossimi giorni, mentre resta incerta la sorte di Rustem Umerov, finora capo negoziatore nei colloqui trilaterali con Russia e Stati Uniti, il cui allontanamento dal Consiglio di sicurezza potrebbe complicare ulteriormente il già fragile percorso diplomatico.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
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| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
La destituzione di un riformatore popolare ha acceso le proteste, e la decisione di Zelensky è una scommessa rischiosa che potrebbe minare lo sforzo bellico ucraino.
Il blocco costruisce la sua cornice concentrandosi sulla reazione pubblica e sulla popolarità del ministro destituito, implicando che la decisione di Zelensky sia fuori sintonia con il sentimento popolare.
Il blocco omette l'accusa di Fedorov secondo cui il generale capo sta dividendo il paese, che aggiungerebbe sfumature al conflitto.
Zelensky ha gettato l'Ucraina in una crisi politica licenziando l'architetto dei suoi successi militari; le proteste sono una risposta giustificata a un grave errore.
Il blocco usa un linguaggio drammatico e attribuisce la colpa direttamente a Zelensky, inquadrando il licenziamento come un errore catastrofico che mette a rischio lo sforzo bellico.
Il blocco omette la nomina di un nuovo ministro ad interim con esperienza in operazioni tecnologiche, che potrebbe essere vista come un passo positivo.
Il rimpasto è una mossa sorprendente che ha scatenato proteste, ma le tensioni sottostanti tra il presidente e la leadership militare devono essere comprese nel contesto della strategia di guerra dell'Ucraina.
Il blocco adotta un tono analitico, presentando gli eventi come un enigma da spiegare, mantenendo così la neutralità pur coprendo la controversia.
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