
La Cina supera gli Stati Uniti nella percezione globale: il sondaggio Pew segna una svolta storica
In 25 paesi su 36 la Cina è vista più favorevolmente degli Usa, e Xi Jinping ispira più fiducia di Trump in 22 nazioni, secondo un’indagine condotta tra febbraio e maggio 2026.
Per la prima volta in quasi vent’anni di rilevazioni, la Cina ha superato gli Stati Uniti nella percezione pubblica globale. L’ultimo sondaggio del Pew Research Center, condotto su oltre 42.000 adulti in 36 paesi e territori, mostra che in 25 di essi la quota di intervistati con un’opinione favorevole di Pechino è maggiore di quella verso Washington. Il sorpasso, descritto dai ricercatori come un cambiamento recente ma netto, si accompagna a un analogo ribaltamento nella fiducia personale: in 22 paesi il presidente cinese Xi Jinping ottiene valutazioni più alte di Donald Trump, sebbene entrambi i leader raccolgano livelli di fiducia generalmente bassi.
Secondo gli analisti del centro studi statunitense, il fenomeno è alimentato da due dinamiche parallele. Da un lato, l’immagine della Cina ha recuperato terreno dopo i minimi toccati durante la pandemia di Covid-19, con un miglioramento particolarmente marcato in paesi a medio reddito dell’America Latina, dell’Africa e del Sud-est asiatico. Dall’altro, la percezione degli Stati Uniti si è deteriorata in modo sensibile presso alleati storici. I ricercatori collegano questo declino a una serie di scelte dell’amministrazione Trump: la guerra commerciale e le minacce di annessione verso il Canada, le rivendicazioni sulla Groenlandia, l’intervento militare in Iran condotto insieme a Israele e la gestione del conflitto a Gaza. Laura Silver, direttrice associata della ricerca Global Attitudes del Pew, ha osservato che «c’è una relazione diretta tra lo scoppio della guerra e la sensazione che gli Stati Uniti non stiano contribuendo alla pace e alla stabilità».
Il caso canadese è emblematico: la percentuale di cittadini con un’opinione positiva degli Stati Uniti è crollata dal 57% del 2023 al 33% attuale, mentre quella verso la Cina è salita dal 14% al 44%. In Europa, paesi come Francia, Germania, Spagna, Italia, Svezia e Paesi Bassi hanno tutti invertito la preferenza relativa a favore di Pechino. Solo sei nazioni – India, Giappone, Corea del Sud, Filippine, Polonia e Israele – continuano a vedere Washington in modo più favorevole. In molti di questi casi, secondo gli osservatori di Bruxelles, pesano le dispute territoriali con la Cina o alleanze strategiche consolidate. La Casa Bianca, per bocca di una portavoce, ha rivendicato i successi di Trump nel «rafforzare la stabilità globale», citando la distruzione degli impianti nucleari iraniani e l’eliminazione di narcoterroristi. L’ambasciata cinese a Washington ha invece interpretato i dati come un riconoscimento dei «risultati di governance e del progresso nello sviluppo» del paese.
Il sondaggio rivela anche una divaricazione nella percezione del ruolo internazionale delle due potenze. In un campione di 17 paesi a medio reddito, il 75% degli intervistati ritiene che gli Stati Uniti interferiscano negli affari altrui, contro il 45% che attribuisce lo stesso comportamento alla Cina. Parallelamente, Pechino è descritta come un partner più affidabile e più incline a contribuire alla pace globale. Il rapporto, pubblicato il 15 luglio, si inserisce in un quadro di riallineamento delle opinioni pubbliche che, secondo gli esperti del Pew, potrebbe influenzare le strategie diplomatiche di entrambe le capitali nei prossimi mesi, mentre Washington tenta di ricucire i rapporti con gli alleati e Pechino consolida la propria narrativa di potenza responsabile.
| Stampa cinese | +1.00 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa giapponese-coreana | −0.60 | critical |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La Cina celebra il recupero della propria immagine globale, attribuendolo alla leadership di Xi Jinping e alla resilienza del modello cinese.
Presenta il sondaggio come prova di un'inversione storica, enfatizzando la ripresa dai minimi pandemici e minimizzando le criticità regionali.
Non menziona che Giappone e paesi vicini mantengono opinioni negative sulla Cina a causa di dispute territoriali.
L'Occidente atlantico mette in guardia dal declino del soft power americano, attribuendo il sorpasso cinese alle tensioni create dall'amministrazione Trump.
Utilizza il sondaggio per evidenziare le conseguenze delle politiche di Trump, trasformando un dato sulla Cina in una critica alla leadership americana.
Non sottolinea che in Giappone e nei paesi vicini la Cina è ancora vista negativamente, limitando la portata del sorpasso globale.
Il Giappone e la Corea ribadiscono che la percezione positiva della Cina è un fenomeno lontano, mentre nella loro regione prevalgono diffidenza e preoccupazioni per la sicurezza.
Contrasta i dati globali con le realtà regionali, utilizzando le dispute territoriali come prova che il sorpasso cinese non è universale.
Non evidenzia che a livello globale, per la prima volta, la Cina è vista più positivamente degli Stati Uniti nella maggior parte dei paesi intervistati.
L'Europa continentale registra il dato senza allarmismi, presentando il sorpasso come un fatto statistico privo di implicazioni immediate.
Adotta un tono distaccato e descrittivo, evitando di attribuire cause o conseguenze, per mantenere una posizione di neutralità.
Non discute le implicazioni strategiche del cambiamento di percezione globale per l'ordine mondiale.
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