
L’Ue proroga la protezione per i profughi ucraini, ma la condiziona agli obblighi di leva
Il Consiglio europeo estende lo status di protezione temporanea fino al 2028, ma per i nuovi richiedenti sarà necessario dimostrare di aver assolto i doveri militari in patria.
I Ventisette hanno raggiunto un’intesa politica per prolungare di un anno, fino al 4 marzo 2028, la direttiva sulla protezione temporanea che dal 2022 consente a milioni di ucraini di risiedere, lavorare e accedere ai servizi sociali nell’Unione. La novità sostanziale, contenuta nel compromesso approvato a livello di ambasciatori, è che d’ora in avanti il beneficio sarà concesso esclusivamente a chi «ha adempiuto ai propri obblighi militari in Ucraina». La restrizione riguarda i nuovi richiedenti e non tocca chi già gode dello status, ma di fatto esclude dalla protezione gli uomini in età di leva – tra i 23 e i 60 anni – che hanno lasciato il Paese senza un’autorizzazione ufficiale.
Secondo fonti diplomatiche di Bruxelles, la svolta risponde a una richiesta esplicita di Kiev, che nelle ultime settimane ha sollecitato i partner europei a non rinnovare la protezione per i maschi mobilitabili, nel tentativo di arginare l’esodo di potenziali coscritti e sostenere la campagna di arruolamento. La presidenza irlandese del Consiglio Ue ha motivato la scelta con la necessità di «garantire che l’Ucraina possa difendersi», precisando che il programma di protezione temporanea «rispetta i legittimi bisogni» del Paese aggredito. Sul piano pratico, chi farà domanda dovrà esibire un passaporto con il timbro di uscita apposto dalle autorità ucraine, oppure un documento – cartaceo o elettronico – che attesti l’esenzione o l’assolvimento degli obblighi di leva.
La misura consolida un orientamento già emerso in diversi Stati membri. La Danimarca, ad esempio, ha annunciato che non rilascerà più permessi di soggiorno a uomini ucraini tra i 23 e i 60 anni privi di un’esenzione dal servizio militare, mentre la Polonia ha sostenuto attivamente l’iniziativa in sede europea. Per l’Italia, che ospita una delle comunità ucraine più numerose dell’Unione, la novità avrà un impatto contenuto sul breve periodo, poiché la stragrande maggioranza dei profughi già presenti sul territorio nazionale continuerà a beneficiare della protezione. Tuttavia, il nuovo regime potrebbe ridurre sensibilmente gli arrivi di uomini in età di leva e influenzare le politiche nazionali di accoglienza, in un contesto in cui il sistema di protezione temporanea – pensato come strumento d’emergenza – viene ora piegato a una logica di lungo periodo.
La decisione si inserisce in un quadro europeo segnato da tensioni e compromessi. Mentre si consolida il fronte del sostegno umanitario a Kiev, permangono divisioni su altri dossier, come dimostra il rinvio, per le riserve di Francia e Italia, di un provvedimento che avrebbe vietato l’ingresso nell’Ue ai soldati russi e ai veterani del conflitto. L’intesa sulla protezione temporanea dovrà ora essere formalizzata dal Consiglio nelle prossime settimane, per poi essere pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione ed entrare in vigore il giorno successivo.
| Stampa russa e CSI | +0.30 | aligned |
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| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
L'UE giustamente subordina la protezione agli obblighi di leva ucraini, sostenendo la sovranità di Kiev.
Presenta la decisione come una misura di buon senso e di sostegno all'Ucraina, utilizzando la logica della reciprocità e della responsabilità nazionale.
Non menziona che la decisione potrebbe costringere molti ucraini a tornare in un paese in guerra, né le critiche umanitarie.
L'UE adatta la protezione temporanea alle esigenze di difesa ucraina, mantenendo il sostegno ai rifugiati.
Utilizza un linguaggio tecnico e istituzionale per normalizzare la decisione, presentandola come un aggiornamento di routine piuttosto che una svolta politica.
Non approfondisce le implicazioni umanitarie per gli uomini ucraini che potrebbero essere costretti a tornare in zone di guerra.
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