
Ritiro americano dall'Iraq entro settembre, tra accordi petroliferi e la richiesta di nuove quote OPEC
L'annuncio congiunto di Trump e del premier al-Zaidi sancisce la fine di una presenza militare iniziata nel 2003, mentre Baghdad cerca investimenti e un riequilibrio delle quote di produzione per finanziare la ricostruzione.
Gli Stati Uniti completeranno il ritiro delle proprie forze militari dall'Iraq entro il 30 settembre, come annunciato congiuntamente dal presidente Donald Trump e dal primo ministro iracheno Ali al-Zaidi durante l'incontro alla Casa Bianca. La decisione, confermata dal Pentagono in applicazione di un accordo bilaterale del 2024, chiude una presenza cominciata con l'invasione del 2003 e proseguita, in forme ridotte, con le operazioni contro lo Stato Islamico. Il contingente residuo, ridotto ormai a poche centinaia di consiglieri, lascerà il Paese, mentre le compagnie statunitensi sono destinate a rimanere e anzi a espandere la propria presenza nel settore degli idrocarburi.
Secondo Washington, la presenza militare non è più necessaria e la relazione bilaterale si sta spostando sul piano economico. Trump ha insistito sul potenziale petrolifero iracheno, preannunciando numerosi accordi e la creazione di posti di lavoro in entrambi i Paesi. Dal punto di vista di Baghdad, la visita segna l'avvio di un «partenariato economico» e il superamento di una relazione esclusivamente securitaria. Al-Zaidi ha esplicitamente legato il ritiro alla richiesta di una «quota equa» in seno all'OPEC, sostenendo che all'Iraq servono quote di produzione più elevate per finanziare la ricostruzione post-bellica: i danni subiti dal Paese, ha ricordato, superano i 400 miliardi di dollari e molti cittadini vivono ancora in campi profughi.
Il ritiro si inserisce in un quadro regionale di forte tensione. Secondo analisti mediorientali, la guerra scoppiata nel febbraio 2026 tra l'asse americano-israeliano e l'Iran ha colpito duramente l'economia irachena. La chiusura intermittente dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran ha infatti ostacolato l'esportazione di circa il 90 per cento dei 3,4 milioni di barili di combustibili fossili prodotti ogni giorno dall'Iraq, aggravando la crisi finanziaria di Baghdad. Al-Zaidi ha inoltre promesso di disarmare entro la stessa data del 30 settembre tutte le fazioni armate attive nel Paese, un impegno che i gruppi sostenuti dall'Iran hanno già dichiarato di respingere. Si profila così un possibile scontro interno, in un Iraq storicamente conteso tra le sfere d'influenza americana e iraniana.
La presenza militare statunitense, che raggiunse il picco di oltre 170.000 uomini nel 2007, era già stata drasticamente ridotta dopo la fine ufficiale delle operazioni di combattimento nel 2011 e il successivo ritorno nel 2014 per contrastare lo Stato Islamico. L'intesa del 2024, negoziata sotto l'amministrazione Biden, aveva avviato il disimpegno, e molti reparti hanno già lasciato il Paese. Per l'Europa e per l'Italia, la stabilizzazione dell'Iraq e la sicurezza delle rotte energetiche attraverso Hormuz restano fattori critici. I prossimi mesi misureranno la capacità di Baghdad di gestire la transizione securitaria, attrarre gli investimenti americani promessi e rinegoziare le quote OPEC: la prossima conferenza ministeriale del Cartello sarà con ogni probabilità la sede in cui questa partita verrà discussa.
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.80 | aligned |
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
L'Iraq chiede una quota equa nell'OPEC, affermando i suoi diritti come membro fondatore, mentre il ritiro USA è una questione secondaria.
Concentrandosi esclusivamente sulla richiesta di quota OPEC, la copertura implica che l'interesse principale dell'Iraq sia la leva economica, non il disimpegno militare.
L'annuncio del ritiro delle truppe USA e il passaggio a una partnership economica sono assenti, facendo apparire la questione OPEC come il risultato principale della visita.
Gli Stati Uniti e l'Iraq celebrano la fine di una missione militare di 23 anni e l'inizio di una prospera partnership economica, con Trump e al-Zaidi che mostrano chimica personale.
Evidenziando il rapporto personale tra i leader e promettendo la creazione di posti di lavoro, la copertura presenta il ritiro come una transizione volontaria e positiva, non come una ritirata.
L'eredità controversa dell'invasione del 2003, comprese le vittime civili e l'instabilità regionale, viene omessa per mantenere un tono celebrativo.
Il ritiro militare USA dall'Iraq entro settembre è un'attuazione di routine di un accordo del 2024, con Trump che riconosce che le truppe non sono più necessarie.
Presentando il ritiro come un processo tecnico pianificato e omettendo qualsiasi cornice celebrativa o economica, la copertura neutralizza l'evento ed evita di attribuire successo agli USA.
La partnership economica e la relazione personale positiva tra i leader non vengono menzionate, concentrandosi esclusivamente sul disimpegno militare.
Allarga lo sguardo
Dazi USA al 25% sul Brasile: la Sezione 301 colpisce l’export, Lula prepara la ritorsione
2 lingue · 14 testate
Da TechnologyL’India entra nel club dei lanci orbitali privati con il razzo Vikram-1
8 lingue · 24 testate
Da Science & HealthLattuga messicana e parassita: il focolaio di diarrea esplosiva che scuote gli Stati Uniti
5 lingue · 13 testate