
L'Iran dichiara 'senza valore' la firma di Trump e minaccia 'lezioni indimenticabili'
Mojtaba Khamenei accusa Washington di violare l'intesa provvisoria, sospende gli impegni e promette ritorsioni mentre gli attacchi incrociati paralizzano lo Stretto di Hormuz.
La guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha dichiarato sabato che la firma del presidente statunitense Donald Trump è «completamente priva di valore e credibilità», accusando Washington di aver violato il memorandum d’intesa firmato un mese fa per porre fine alla guerra. In un comunicato scritto diffuso dalla tv di Stato, Khamenei ha minacciato «lezioni indimenticabili» agli Stati Uniti, mentre Teheran sospendeva i propri impegni previsti dall’accordo. La presa di posizione è giunta dopo la settima notte consecutiva di raid americani su infrastrutture militari iraniane e dopo che missili di Teheran hanno colpito un impianto di dissalazione e una raffineria in Kuwait.
Secondo fonti diplomatiche iraniane, la rottura ruota attorno al controllo dello Stretto di Hormuz, da cui transitava in tempo di pace un quinto del petrolio e del gas mondiali. L’intesa del 17 giugno prevedeva la riapertura totale dello stretto, ma una clausola ambigua ha permesso a Teheran di rivendicare il diritto di amministrare il traffico e imporre pedaggi. Nell’ottica di Washington e degli alleati del Golfo, invece, lo stretto deve restare aperto e libero da tariffe. L’amministrazione Trump ha revocato l’autorizzazione che consentiva all’Iran di vendere petrolio in dollari, concessione chiave dell’accordo, e ha intensificato i bombardamenti contro postazioni radar, depositi di armi e imbarcazioni della Guardia rivoluzionaria.
Per l’Europa e l’Italia, l’escalation comporta rischi immediati per la sicurezza energetica. Analisti di Bruxelles e Roma avvertono che un blocco prolungato dello stretto o l’estensione dei combattimenti agli impianti petroliferi del Golfo potrebbero innescare un’impennata dei prezzi di greggio e gas liquefatto, con ripercussioni su famiglie e imprese già provate da due anni di instabilità. La distruzione di un dissalatore in Kuwait e i danni alle infrastrutture portuali iraniane indicano che gli obiettivi civili e logistici sono ormai nel mirino, aggravando il costo umanitario ed economico del conflitto.
La guerra era esplosa il 28 febbraio con un attacco a sorpresa di Stati Uniti e Israele che uccise la precedente guida suprema Ali Khamenei. Il funerale di luglio, con manifestazioni di piazza che invocavano vendetta contro Trump, aveva già reso fragile il cessate il fuoco. Dopo l’affondamento di un cargo e i primi raid di ritorsione, il meccanismo diplomatico mediato dal Qatar si è inceppato: le delegazioni non si sono più incontrate e Teheran ha esteso gli attacchi a Bahrein, Kuwait e allo stesso Qatar. Fonti regionali riferiscono che al momento non esiste alcun canale di dialogo attivo, mentre il comando centrale americano conferma la continuazione delle operazioni.
La prospettiva di una guerra su larga scala, con il coinvolgimento diretto dei paesi del Golfo che ospitano truppe statunitensi, è oggi più concreta che in qualsiasi momento dalla scorsa primavera. La sospensione unilaterale dell’intesa e la retorica della «lezione indimenticabile» segnalano, secondo osservatori mediorientali, la volontà di Teheran di alzare il costo politico per Washington, mentre la Casa Bianca ribadisce che lo stretto non sarà mai sottoposto a controllo iraniano. In assenza di un’iniziativa diplomatica, i prossimi giorni potrebbero vedere un’estensione dei teatri di scontro, con conseguenze dirette per la stabilità regionale e gli approvvigionamenti energetici europei.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa israeliana | −0.30 | critical |
L'Iran è vittima delle violazioni statunitensi, e la sua minaccia di una lezione indimenticabile è una risposta giustificata all'aggressione americana.
Inquadrando gli Stati Uniti come il violatore ripetuto e l'Iran come la parte lesa, la narrazione crea un'asimmetria morale che legittima la posizione di ritorsione iraniana.
La narrazione omette qualsiasi menzione delle azioni iraniane che potrebbero aver provocato gli attacchi statunitensi, come presunte violazioni del cessate il fuoco da parte dell'Iran o dei suoi proxy, che complicherebbero la narrazione della vittima.
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La narrazione omette qualsiasi menzione delle violazioni statunitensi dell'accordo che potrebbero fornire un contesto per la rabbia iraniana, e non include la prospettiva iraniana secondo cui gli USA sono l'aggressore.
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