
L’IA generativa inonda l’informazione: 15mila siti falsi scoperti in Francia, mentre in Italia si cerca una bussola
Un’inchiesta francese svela la scala industriale dei contenuti sintetici creati per lucrare sulla pubblicità, mentre a Maratea esperti e istituzioni provano a superare le narrazioni contrapposte sull’intelligenza artificiale.
Oltre quindicimila siti web generati con intelligenza artificiale, in maggioranza in lingua francese ma con propaggini in inglese, tedesco e altre lingue. È la mappatura emersa da un’inchiesta del giornalista Jean-Marc Manach per Next.ink, che ridisegna la portata del fenomeno dei contenuti sintetici. Il dato supera di quattro volte le stime globali di NewsGuard e rivela un ecosistema dominato da meno di trecento operatori, spesso singoli imprenditori o piccole imprese specializzate in SEO, che sfruttano gli algoritmi di Google Discover e Google News per catturare traffico e ricavi pubblicitari. In alcuni casi, gli editori occulti hanno incassato oltre due milioni di dollari in tre mesi, pubblicando testi firmati da giornalisti inesistenti, con punte di cinquecento articoli al giorno per singolo autore fittizio.
Il meccanismo è insieme semplice e dirompente: l’IA generativa riscrive notizie altrui o ne produce di nuove a costi irrisori, inondando le piattaforme di raccomandazione. Secondo il monitoraggio francese, in certe fasi un quinto dei primi mille siti su Google Discover era frutto di generazione automatica, e la quota saliva a un terzo tra i principali siti di tecnologia su Google News. La ricerca non si è affidata a detector automatici, giudicati inaffidabili, ma a tecniche di investigazione digitale: incrocio di volumi e velocità di pubblicazione, verifica anagrafica degli autori, ricostruzione delle reti di domini. Il risultato tratteggia una concorrenza che la Federazione nazionale dei giornalisti brasiliana, intervenuta nel dibattito, definisce «profondamente sleale» per l’informazione professionale, perché drena audience e risorse senza sostenere i costi dell’accuratezza.
Proprio la difficoltà di distinguere il vero dal sintetico è al centro di uno studio condotto dall’Australian National University e dall’Università del Nuovo Galles del Sud. I ricercatori hanno addestrato un gruppo di persone a riconoscere volti generati dall’IA non attraverso singoli indizi – il sesto dito, gli orecchini asimmetrici – ma valutando sei qualità percettive sovrapposte: simmetria, proporzionalità, attrattività, distintività, espressività e memorabilità. L’addestramento ha prodotto miglioramenti significativi: i partecipanti più abili hanno raggiunto un’accuratezza quasi perfetta. Il team sottolinea che, con l’evoluzione dei modelli, conta sempre più l’impressione d’insieme, un «sentire che qualcosa è fuori posto», piuttosto che la caccia all’errore palese.
In Italia, il tema è approdato all’undicesima edizione de “LaRipartenza, liberi di pensare”, la manifestazione ideata da Nicola Porro in corso a Maratea fino al 19 luglio. Durante una masterclass, Andrea Imperiali, docente all’Università Cattolica e membro del Comitato IA di AGCOM, ha messo in guardia contro le letture frammentate: «Il dibattito pubblico oscilla tra narrazioni eccessivamente apocalittiche o entusiastiche. Servono strumenti di analisi per comprendere la portata reale dell’IA, le opportunità e le sfide per la comunicazione e la società». L’evento, che riunisce rappresentanti delle istituzioni e delle imprese, ha toccato anche i nodi dell’energia e delle infrastrutture, con l’annuncio della futura denominazione “Scalea-Maratea” per lo scalo aereo tirrenico, e ha visto l’amministratrice delegata di McDonald’s Italia rivendicare il radicamento dell’azienda nella filiera agroalimentare nazionale.
Sullo sfondo resta aperto il cantiere della regolazione. Dall’osservatorio francese come dai panel di Maratea emerge la consapevolezza che gli strumenti legislativi sono ancora in fase embrionale. La ricerca di Manach mostra che il 75% dei siti falsi è controllato da pochi operatori, un dato che potrebbe orientare interventi mirati sulle reti di domini e sui meccanismi pubblicitari. Nel frattempo, il Papa, nella recente enciclica Magnifica Humanitas, ha ribadito che la Chiesa non pretende di offrire soluzioni tecniche ma intende «iniettare discernimento morale perché la tecnologia non disumanizzi la società». Il prossimo passaggio concreto per il lettore italiano sarà l’aggiornamento obbligatorio delle credenziali di accesso ai siti di informazione a partire dal 23 luglio, misura di sicurezza che, in un ecosistema sempre più popolato da identità sintetiche, assume un significato che va oltre la routine informatica.
| Stampa europea continentale | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.30 | aligned |
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
L'Europa continentale invita a un approccio sistemico all'IA, bilanciando innovazione e regolamentazione.
Utilizza l'autorità di un docente universitario e membro di un comitato regolatorio per dare credibilità a una visione equilibrata.
Non menziona la scoperta di 15.000 siti falsi né la ricerca sul deepfake detection, concentrandosi invece su un dibattito generale.
La ricerca australiana dimostra che il pubblico può essere addestrato a riconoscere i deepfake, offrendo una soluzione pratica.
Presenta la ricerca come una risposta concreta a un problema crescente, usando la citazione di un esperto per legittimare l'ottimismo.
Non menziona l'inchiesta francese sui 15.000 siti falsi né il dibattito regolatorio europeo.
The French investigation reveals the enormous scale of AI-generated disinformation, warning of the threat.
It uses concrete numbers (15,000 sites) and the figure of the investigative journalist to create urgency and credibility.
It does not mention the Australian research on deepfake detection training or the European regulatory debate.
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