
Crollo del petrolio: il Brent scende sotto i 90 dollari dopo la tregua USA-Iran
La sospensione degli attacchi militari nel Golfo Persico riaccende le speranze di una soluzione diplomatica e di una riapertura dello Stretto di Hormuz, facendo crollare le quotazioni del greggio.
Il prezzo del petrolio ha subito un forte scossone all’apertura dei mercati asiatici di lunedì, con il Brent del Mare del Nord che in mattinata è scivolato fino a 85,5 dollari al barile, per poi assestarsi attorno ai 90 dollari, in calo di oltre il 6%. La ragione immediata è la pausa negli attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran: dopo tredici notti consecutive di bombardamenti americani su obiettivi iraniani, Washington ha sospeso le operazioni nel fine settimana, e Teheran ha risposto interrompendo a sua volta i raid di ritorsione contro le basi statunitensi nella regione. L’ambasciatore americano all’ONU, Mike Waltz, ha dichiarato che il presidente Trump sta «dando spazio ai colloqui», alimentando le aspettative di un canale diplomatico ancora aperto.
La dinamica dei prezzi riflette la riduzione del premio di rischio geopolitico che si era accumulato nelle ultime settimane. Lo Stretto di Hormuz, da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale, è di fatto rimasto bloccato per il traffico commerciale, con meno di dieci navi cisterna al giorno in transito secondo i dati di tracciamento marittimo. A questo si è aggiunta l’estensione del conflitto al Mar Rosso, dove i ribelli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, hanno colpito petroliere saudite in transito verso il Canale di Suez. Secondo gli analisti asiatici, il movimento dei prezzi segnala che il mercato è affamato di notizie positive, ma la tregua resta fragile e non garantisce un rapido ritorno alla normalità delle rotte energetiche.
Per l’Europa e l’Italia, il rialzo del greggio delle scorse settimane aveva già innescato un allarme inflazionistico. Il prezzo medio della benzina in Italia ha superato i 2 euro al litro in diverse regioni, mentre la Banca Centrale Europea, nel suo ultimo bollettino, ha indicato le tensioni in Medio Oriente come un fattore di pressione sui prezzi al consumo. Gli economisti di Francoforte osservano che un’eventuale stabilizzazione delle quotazioni sotto i 90 dollari potrebbe allentare le aspettative di nuovi rialzi dei tassi, anche se la riunione della Federal Reserve di questa settimana resta un appuntamento cruciale: i mercati scontano una probabilità del 36% di un aumento del costo del denaro, scenario che verrebbe ridimensionato da un raffreddamento duraturo del petrolio.
Nonostante il sollievo immediato, le incognite restano numerose. Il traffico attraverso Hormuz non è ripreso, e gli attacchi Houthi nel Mar Rosso continuano a minacciare le esportazioni saudite. Fonti mediorientali segnalano che Oman e Pakistan stanno lavorando a una mediazione per riportare Washington e Teheran al tavolo negoziale, ma al momento non esiste un cessate il fuoco formale. Il prossimo banco di prova sarà la decisione della Fed di mercoledì, insieme a eventuali sviluppi nei colloqui indiretti tra le due potenze, che potrebbero confermare o smentire la svolta diplomatica intravista dai mercati.
| Stampa iraniana e affini | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
L'Iran registra il calo del petrolio come un segnale di mercato, non come una vittoria diplomatica.
L'Iran spiega il crollo con la logica dell'offerta e della domanda, depoliticizzando l'evento per evitare di apparire debole o trionfante.
Lascia fuori il fatto che la pausa è stata decisa unilateralmente dagli USA, e che Teheran ha solo seguito la sospensione.
Il Golfo arabo accoglie la tregua con cautela, ricordando che la riapertura di Hormuz è ancora incerta.
Il Golfo arabo bilancia la notizia positiva con avvertimenti concreti sulle restrizioni alla navigazione, mantenendo una posizione pragmatica.
Omette di menzionare che la pausa è stata decisa dagli USA dopo che i loro attacchi avevano raggiunto il limite di efficacia, come riportato da fonti atlantiche.
Il Levante arabo smonta l'ottimismo del mercato, ricordando che i rischi geopolitici restano intatti.
Il Levante arabo utilizza un contro-narrativo che elenca i rischi persistenti (Hormuz, Ucraina) per ridimensionare la portata della tregua.
Omette di menzionare che la pausa ha permesso un calo significativo dei prezzi, segno che il mercato ha reagito positivamente, e si concentra solo sugli aspetti negativi.
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