
L’UE ridefinisce la minaccia cinese, i medi poteri riscrivono le alleanze
Dal rapporto del Consiglio Europeo alla cooperazione militare tra Egitto e Turchia, passando per il Marocco hub energetico e tecnologico: un mondo multipolare cerca nuovi equilibri.
Il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea ha adottato lunedì un rapporto che definisce la postura assertiva di Pechino nell’Indo-Pacifico una «sfida strategica di lungo termine» per la sicurezza del continente. Il documento, intitolato «Common Understanding – The Threats and Challenges We Face», individua nella determinazione di Cina e Russia di ridisegnare l’ordine globale un fattore di instabilità che si estende dal Mar Cinese Meridionale allo Stretto di Taiwan, con ripercussioni dirette sulla prosperità europea. Taipei, per voce del ministero degli Esteri, ha «accolto e apprezzato» la presa di posizione, mentre da Bruxelles si sottolinea come la sicurezza dell’Indo-Pacifico e quella europea siano ormai «più interconnesse che mai».
In questo scenario di competizione sistemica, il Mediterraneo allargato emerge come teatro di un riposizionamento strategico che coinvolge direttamente l’Italia. Secondo un’analisi dell’Istituto spagnolo di studi strategici (IEEE), il Marocco si sta affermando come cerniera energetica e diplomatica: la sua collocazione tra Atlantico, Stretto di Gibilterra e reti maghrebine lo rende un nodo cruciale per le interconnessioni elettriche, l’idrogeno verde e le catene industriali a basse emissioni. Rabat, che nel 2022 si astenne al voto ONU di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina, coltiva una «prudenza strategica» che le consente di attrarre investimenti cinesi nelle infrastrutture e, al contempo, di sviluppare un ecosistema di private equity e tecnologie mediche con ambizioni panafricane. Per Madrid e per l’Europa meridionale, la stabilità del Regno è un fattore di sicurezza degli approvvigionamenti, come dimostrò la chiusura del gasdotto Maghreb-Europa nel 2021.
Sul fronte mediorientale, il riavvicinamento tra Egitto e Turchia segna un altro tassello della riorganizzazione in corso. Dopo un decennio di gelo, le due capitali hanno avviato esercitazioni militari congiunte e firmato una lettera d’intenti per approfondire la cooperazione nell’industria della difesa, inclusi droni e sistemi elettronici. Fonti diplomatiche al Cairo e ad Ankara interpretano questa intesa come una risposta alle conseguenze regionali della guerra a Gaza e all’instabilità nel Mar Rosso, ma anche come un tentativo di entrambi i paesi di ampliare i propri margini di manovra rispetto agli schieramenti tradizionali. Parallelamente, osservatori turchi segnalano che il possibile ritorno di forniture militari statunitensi – dai caccia F-35 ai motori per il progetto nazionale KAAN – non implica un abbandono della politica di diversificazione delle partnership, ma piuttosto un riposizionamento di Ankara all’interno dell’architettura di sicurezza occidentale, in un momento in cui la guerra in Ucraina ha reso il fianco sud della NATO più esposto.
Anche nel Sud-Est asiatico la ricerca di meccanismi di gestione della competizione tra grandi potenze passa per iniziative multilaterali. Il South China Sea Council, con sede a Giacarta, spinge affinché ASEAN e Cina accelerino i negoziati per un Codice di Condotta nel Mar Cinese Meridionale, ritenuto lo strumento più realistico per prevenire incidenti e scongiurare la formazione di blocchi geopolitici contrapposti. Il dossier, fermo da anni, è ora al centro di rinnovate pressioni diplomatiche, mentre le tensioni tra Manila e Pechino restano alte. La prossima verifica è attesa in occasione del vertice ASEAN in programma in autunno, quando i ministri degli Esteri tenteranno di dare impulso a un testo che, nella visione dei mediatori regionali, dovrebbe blindare la centralità dell’Associazione e garantire la libertà di navigazione senza alimentare escalation.
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Le potenze regionali del Mediterraneo e del Medio Oriente ridefiniscono le loro alleanze, mentre l'attenzione dell'UE sulla Cina è solo un tassello di un mosaico più ampio.
Il meccanismo sposta il focus dal confronto globale Cina-UE alle dinamiche regionali, presentando il rapporto UE come un elemento tra molti in una complessa riorganizzazione.
Il blocco omette di menzionare che il rapporto UE è specificamente sulla Cina, e non sulle dinamiche regionali, per evitare di dare priorità alla narrativa europea.
L'ASEAN e la Cina devono concentrarsi su un accordo procedurale per gestire le controversie, mentre l'allarme dell'UE sulla Cina è secondario rispetto alla stabilità regionale.
Il meccanismo riduce la minaccia cinese a una questione di negoziazione e regole, spostando l'attenzione dalla condanna alla ricerca di soluzioni pratiche.
Il blocco omette di menzionare che il rapporto UE critica la Cina come sfida sistemica, preferendo inquadrare la Cina come un partner con cui negoziare.
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