
Il nome del padre: storie di assenze e nuovi legami familiari
Dal Brasile all'Italia, tra costi insostenibili e paternità negate, la famiglia si trasforma in un mosaico di fragilità e resistenza.
Maria Aparecida Pereira, aiutante di cucina a Piracicaba, nello stato di San Paolo, si era presentata all’ufficio della Defensoria Pública per chiedere l’inserimento del nome della madre biologica sulla sua certidão de nascimento. Adottata da bambina, non aveva mai conosciuto i genitori naturali. Durante il colloquio, i funzionari scoprirono che il suo documento non solo era privo di qualsiasi filiazione, ma la registrava come maschio. «Nemmeno il cognome avevo. Pereira l’ho preso quando mi sono sposata», ha raccontato. Era l’edizione 2025 del mutirão nazionale «Meu Pai Tem Nome», una campagna che offre riconoscimento gratuito della paternità e regolarizzazione dei registri civili.
Solo nella regione di Campinas, dal 2016, oltre diecimila bambini sono stati registrati senza il nome del padre. L’ausiliaria delle pulizie Andréia Pereira Barbosa ha tentato per anni di far riconoscere il figlio dall’ex compagno, che negò la paternità appena saputo della gravidanza e non si presentò all’esame del DNA. La faxineira Fabiana Fernanda do Prado Rodrigues, con due figli senza il nome paterno, ha sentito dire: «Non sono miei». Storie che la Defensoria Pública di San Paolo prova a ricucire con un gesto amministrativo che è anche un atto di riparazione esistenziale.
L’assenza del padre non è solo una ferita burocratica. Negli Stati Uniti, uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics ha esaminato la mortalità di 130.267 padri in Georgia nei cinque anni successivi alla nascita di un figlio: 796 sono morti, il 60% per cause prevenibili – omicidio, suicidio, overdose, incidenti. Eppure, essere padre si è rivelato un fattore protettivo: tra i 30 e i 34 anni, il tasso di mortalità dei padri era di 120 ogni 100.000 uomini, contro i 231 dei non padri. Una vulnerabilità sociale che convive con un’inedita forza vitale. Intanto, in Argentina, un’indagine longitudinale dell’Universidad Austral mostra che solo il 46% degli argentini considera molto importante avere figli, trentun punti percentuali in meno in un decennio. Le nascite sono crollate del 47% nello stesso periodo, portando il Paese a un tasso di fecondità di 1,2 figli per donna, tra i più bassi dell’America Latina.
Per un lettore italiano, questi numeri evocano un paesaggio familiare già noto. L’Osservatorio Fragilitalia di Legacoop e Ipsos ha calcolato che un figlio costa in media 400 euro al mese, con un’incidenza che per il 21% delle famiglie supera il 40% delle entrate. L’abbigliamento, i libri scolastici, le spese mediche e la retta dell’asilo pesano in modo sproporzionato sui ceti popolari, dove la pressione sociale a offrire il meglio si scontra con bilanci sempre più fragili. Negli Stati Uniti, il dibattito si sposta sul costo dell’istruzione: un commentatore di Fox News invita le famiglie a considerare i community college e i programmi di certificazione professionale per evitare decenni di debiti, mentre una studentessa di New York racconta di aver lavorato come assistente domiciliare durante l’università, un impiego flessibile ma emotivamente logorante, pagato poco più di diciannove dollari l’ora.
Maria Aparecida attende ancora i nuovi documenti. «È bello sapere da dove vieni, a chi appartieni davvero», ha detto. Nella sua attesa c’è il riflesso di una trasformazione più ampia: la famiglia, celebrata a parole, si sgretola tra costi insostenibili, paternità negate e morti precoci. Eppure, proprio in quelle crepe, affiora la caparbietà di chi cerca un nome, un legame, un’appartenenza che nessun dato statistico può restituire.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
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| Stampa latinoamericana | −0.10 | neutral |
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Non affronta il costo dell'istruzione universitaria né le strategie finanziarie individuali, concentrandosi su tendenze demografiche e problemi di registrazione.
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